DAGLI ARCHIVI DI REPUBBLICA 1989: L' OPERETTA DI FRANCO GIRALDI 'MUSICA, VIZIO SEGRETO'

TRIESTE Anche se non l' ho mai studiata, la musica è sempre stata il mio vizio segreto racconta Franco Giraldi, è per questo che da tantissimo tempo avrei voluto lavorare nel teatro lirico. Spesso, con i miei amici che sono nell' ambiente, Giorgio Vidusso prima, più recentemente Pio De Berti Gambini, parlavamo di questo mio desiderio di mettermi alla prova come regista d' opera. Poi, proprio qui a Trieste, si era pensato a una nuova produzione della Rondine di Puccini. Quel progetto non è andato in porto ma, nel frattempo, si è presentata l' occasione di questo Zingaro barone. Non me la sono lasciata sfuggire. E' dunque con il lavoro di Johann Strauss figlio, in programma da questa sera al Teatro Verdi di Trieste nell' ambito del tradizionale Festival dell' Operetta che Franco Giraldi, l' autore de La bambolona e di Un anno di scuola, aggiunge il suo nome a quello dei tanti registi che il cinema ha, più o meno temporaneamente, prestato al mondo dell' opera. Sì tiene a precisare perché Lo Zingaro barone è proprio un' opera. E lo è non solo perché sul frontespizio della partitura Strauss stesso la definisce una Komische Oper, ma perché solo in parte presenta le caratteristiche, direi quasi gli affascinanti stereotipi, dell' operetta. Io l' accosterei piuttosto a quel genere musicale tedesco in parte cantato ed in parte recitato che è il Singspiel.
Dello Zingaro barone, tanto per fare un esempio, qualcuno potrebbe trovare ascendenze addirittura nel Flauto magico di Mozart. Anche qui c' è un tragitto, non iniziatico, ma alla scoperta di se stesso, che il protagonista deve intraprendere. E' su questo tragitto che Sandor Barinkay, lo Zingaro barone del titolo, incontra due personaggi femminili che, con i loro caratteri fra loro diversissimi, definiscono e connotano la duplicità del lavoro di Strauss. Arsena è una faccia della medaglia, un delizioso personaggio da operetta, ingenuo e malizioso, fedele ma sempre sul punto di tradire. Saffi, la zingara, è invece un tuffo in un mondo non corrotto, l' esaltazione di una femminilità primaria, materna. Conoscere Saffi significa, per il protagonista, ritrovare le proprie origini, le melodie e le tradizioni degli zingari d' Ungheria. Del resto, nell' opera è presente l' intento edificante in senso nazionale che adombra la volontà di riconciliare le popolazioni ungheresi con Vienna dopo i moti nazionalistici del 1848. Cosa, della sua professionalità di uomo di cinema, Franco Giraldi ha potuto dare alla realizzazione di questo Zingaro barone? Considerando che l' allestimento scenico è stato creato per lo Stadttheater di Lucerna e che quindi riflette quel costume teatrale più che il nostro, ho pensato di poter essere utile nel dare particolare rilievo alla parte in prosa ed ho messo una cura particolare nella recitazione. Ho fatto in modo, lavorando con gli attori, che la prosa non fosse una sorta di intervallo fra un pezzo di musica e l' altro, ma ho cercato di renderla essa stessa spettacolo.
Devo dire di aver trovato una splendida compagnia, con cui ho lavorato molto bene. Mi piace ricordare Giuseppe Sabbatini, che è un magnifico protagonista, Milena Rudiferia, una cantante giovane della Volksoper di Vienna, che già aveva affrontato più volte il ruolo di Saffi e Daniela Mazzucato, Arsena, che è una deliziosa attrice-cantante. Più in generale cosa spinge un regista di cinema a fare teatro? Per me, curiosamente, fare teatro ha significato tornare a Trieste, cioè nella mia città d' origine. Fu così nel 1978 quando misi in scena la Coscienza di Zeno nella versione che Tullio Kezich ha tratto da Svevo, ed è così ora. Lavorare sul palcoscenico del Teatro Verdi mi suscita ricordi molto intensi, di quando, ancora ragazzo, venivo qui ad ascoltare i miei primi concerti e le mie prime opere. Lavorare a teatro è un' esperienza che faccio sempre molto volontieri.... E che ripeterebbe?
Sì, se avessi la possibilità di organizzare il mio tempo con largo anticipo. Ma nel cinema si lavora in modo tale che è impossibile pianificare gli impegni per tempo. Qui a Trieste, per la prossima stagione, c' è in cantiere una Luisa Miller di Verdi. Staremo a vedere... Sul fronte cinematografico c' è un progetto, anche quello triestino, che accarezzo da tempo: portare sullo schermo Gli sposi di via Rossetti di Fulvio Tomizza. di RINO ALESSI La Repubblica 25 luglio 1989

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