SI FA LA GUERRA PER L'ACQUA A CORINTO: TRIONFA A PESARO IL CAPOLAVORO DELLA MATURITA' NELL'EDIZIONE CRITICA DELLA FONDAZIONE ROSSINI

Opera di grandi misteri, grandi trasformazioni e grande musica Le Siège de Corinthe tradotta in italiano in L'assedio di Corinto è un lavoro in tre atti di Gioachino Rossini, la prima scritta in francese dal Cigno di Pesaro per Parigi, su libretto di Luigi Balocchi e Alexandre Soumet. Fu rappresentata la prima volta il 9 ottobre 1826 con grande successo. Il tema trattato rimandava alla Guerra d’indipendenza greca iniziata nel 1821 e che sarebbe durata fino al 1830, tema che appassionava e commuoveva l’opinione pubblica dell’epoca e diede un significato in qualche modo politico all’opera di Rossini. Il libretto sembrava rifarsi, per il tramite della tragedia Anna Erizio del napoletano Cesare Della Valle, a una novella in versi di Lord Byron stroncato trentaseienne da una febbre reumatica nel 1824 reduce, come membro del comitato londinese per l’indipendenza greca, da quell’assedio e autore nel 1816 di The Siege of Corinth in cui era rappresentato il breve periodo della dominazione veneziana di Corinto. A sua volta il Della Valle rielaborò il proprio dramma nel libretto che offrì a Rossini per il Maometto II rappresentato nel 1820 a Napoli e poi rielaborato per Venezia. Gran parte della musica di Maometto II confluì in Le Siège de Corinthe.
Insomma alla base di Le Siège de Corinthe vi è un tale intrigo di trame - letterarie, per carità - e di autori da cui solo il genio di Rossini riuscì a districarsi e che Damien Colas ha risistemato nella nuova edizione critica della Fondazione Rossini realizzata con Casa Ricordi e presentata con grande spolvero come spettacolo inaugurale del trentottesimo Rossini Opera Festival all’Adriatic Arena di Pesaro. L’interesse musicologico ha messo in ombra le sperimentazioni de La Fura dels Baus il gruppo catalano cui si deve il progetto dello spettacolo firmato da Carlos Pedrissa per regia e scene, Lita Cabelluy per elementi scenografici e pittorici, costumi e video, e Fabio Rossi per il disegno luci. Le Siège de Corinthe racconta una guerra fra turchi e greci del quindicesimo secolo. Ma tutte le guerre si somigliano, si sono detti i catalani birichini, perché tutte scoppiano per gli stessi motivi: potere, denaro, religione. Il loro spettacolo, atemporale, con chiari rimandi al cinema di Kubrick, le rappresenta tutte. Causa scatenante del conflitto è l’acqua, che è versata a piene mani durante lo spettacolo, contenuta in grandi bottiglioni di plastica che un gruppo di figuranti fa girare anche in platea. Perché? Semplice, perché quello della siccità è un tema attuale, ma anche senza tempo. La vita è nata dall'acqua; l'acqua è vita e la scena rappresenta una distesa disseccata dalla siccità, tutta spaccature e crepe, sulla quale si erge un muro costituito da un gran numero di bottiglioni d'acqua, oggetto di contesa fra i due popoli in lotta.
Alcuni video astratti, i cui i pigmenti luminosi diventano liquido sottolineano l’azione mentre i costumi, anche quelli dei personaggi regali, sono a brandelli e macchiati di sangue, come i lembi di pelle dei sopravvissuti di Hiroshima. Mahomet II (validissimo Luca Pisaroni al suo debutto al Festival) è un eroico guerriero che spasima d’amore. Pamira figlia del capo greco Cléomene (bella, ma non altrettanto valida Nino Machaidze) è un’eroina molto dinamica. Il vecchio custode delle tombe di Corinto (molto bravo Carlo Cigni) è una sorta di veggente di quelli che si vedono in tv. Se la cornice atemporale ha una sua struttura ben delineata, la regia vive di qualche momento a effetto, ma nel complesso sottolinea la staticità dell’azione e consente di brillare nelle tessiture acutissime loro affidate anche ai due tenori John Irvin che è Cléomene, il padre, e Sergey Romanovsky che è il giovane guerriero greco Néocles respinto da Pamira che ama riamata Mahomet sotto falso nome ed è appoggiato dal padre. Dopo aver conosciuto un grande successo fino alla metà circa dell'Ottocento, l'opera, nella versione italiana, fu sempre meno rappresentata nella seconda metà del secolo, fino a scomparire quasi del tutto dai grandi circuiti, almeno in Italia, nei primi decenni del Novecento.
Nel secondo dopoguerra fu ripresa da alcuni teatri italiani, fra cui il Comunale di Firenze. Qui ebbe luogo, il 4 giugno 1949 la prima riesumazione, sotto la direzione di Gabriele Santini, con Renata Tebaldi, Mirto Picchi e Giulio Neri. Nel 1951 il Teatro dell'Opera di Roma la ripropose sempre diretta da Santini con la Tebaldi, Picchi e Andrea Mongelli. Ma a consacrare il titolo fu la celebre rappresentazione del 1969 alla Scala diretta da Thomas Schippers, che decretò il trionfo italiano di Beverly Sills nella parte di Pamira, accanto a Marilyn Horne, Franco Bonisolli e Justino Díaz. Schippers e la Sills ripresero il titolo al Met e lo incisero per la EMI anni dopo, ma si tratta di un pastiche tra L'assedio di Corinto e alcuni brani del Maometto II: furono in molti a criticare questa "commistione" assai poco filologica che non fu al centro della prima rappresentazione de L’Assedio di Corinto al Rossini Opera Festival avvenuta nel 2000, protagonisti Ruth Ann Swenson, Pertusi e Filianoti, sotto la direzione di Maurizio Benini. Se per La Fura del Baus questo era il primo incontro con Rossini, lunga esperienza rossiniana ha il concertatore e direttore di Le Siège de Corinthe Roberto Abbado che con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, anch’essa al suo debutto pesarese ha saputo restituire la complessità di una partitura che sembra prefigurare, per temerarietà, il successivo Guillaume Tell con i suoi tempi trascinanti, reiterati, a tratti quasi ipnotici.
E se la musica è come un mantra (Fura dels Baus dixit), questo Rossini ha ipnotizzato il pubblico internazionale della recita cui abbiamo assistito in cui l'elemento francese era molto presente. Applausi entusiastici per tutti i citati e per Xabier Anduaga, Iurii Samoilov e Cecilia Molinari che con lo splendido Coro del Teatro Ventidio Basso preparato da Giovanni Farina completavano la locandina. Info: www.rossinioperafestival.it Foto: Rossini Opera Festival di Rino Alessi 17/08/2017 bellauavitaallopera.blogspot.com

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