Maria Callas - Master Class SATURDAY 16 SEPTEMBER 2017 TEATRO STUDIO BORGNA AT 21 SUNDAY 17 SEPTEMBER 2017 TEATRO STUDIO BORGNA AT 19 MONDAY 18 SEPTEMBER 2017 TEATRO STUDIO BORGNA AT 21

di Terrence McNally con Mascia Musy regia di Stefania Bonfadelli aiuto regia di Chiara Maione traduzione di Rossella Falk e con Sarah Biacchi, soprano Chiara Maione, soprano Andrea Pecci, tenore Riccardo Balsamo, pianoforte
A quarant’anni dalla morte di Maria Callas debutta il 16 settembre al Parco della Musica, nella Sala Borgna, una pièce che porta in scena l’opera teatrale Master Class di Terrence McNally. L’opera, sotto la regia di Stefania Bonfadelli, con l’aiuto regia di Chiara Maione e l’interpretazione di Mascia Musy, ripercorre la vita della Callas cogliendo i diversi aspetti della sua esistenza, dall’inizio all’ascesa, rivisitando i momenti tristi della sua decadenza cha la portarono a un graduale distacco dal mondo. Il testo di McNally impronta la propria drammaturgia prendendo spunto dalle lezioni tenute dalla Callas al John Golden Theatre di New York per la celebre Juillard School sul canto lirico ai giovani cantanti, e divengono un pretesto per rivivere, attraversi i ricordi, i diversi momenti della sua vita. Le lezioni avvengono nel momento più delicato della sua esistenza, negli anni della decadenza. La consapevolezza, come ebbe lei stessa a dire, di essere posseduta dal proprio talento unitamente al fisiologico declino delle proprie capacità canore la conducono a uno stato di depressione che sarà la nota amara con cui lascerà, prematuramente, il mondo.
La pièce ci presenta una Callas intenta a impartire lezioni a due soprani e a un tenore. Nello scambio che si sviluppa coi propri allievi emergeranno aspetti intimi di un personalità forte, passionale al limite del violento, capace di esprimere con veemenza un pathos eccezionale e nello stesso tempo fragile, di una fragilità tenera che la portò negli anni a cercare nell’amore un rifugio sicuro. Il confronto con le sue due allieve, diverse tra di loro, una fragile e delicata l’altra più forte e decisa, lascia emergere l’importanza di avere un carattere forte e nel contempo umile per poter rendersi interprete delle passioni umane. Si disvela tutto il suo bagaglio tecnico, che vorrebbe trasferire ai propri allievi, tutta la sua umiltà, la sua ricerca della verità, la sua presenza scenica e come riuscisse a trasferire emozioni anche nella semplicità di un gesto. Appare così una Callas perfezionista e stakanovista, per lei anche una semplice esclamazione doveva racchiudere e comunicare il dramma del personaggio, e quando un’allieva non riesce a rendere il pathos come dovrebbe, lei le ricorda “quanto dolore può contenere una donna”.
L’intensità per lei era una dote connaturata anche come donna, il suo bisogno d’amore che la portano a dire “Tutti abbiamo bisogno d’amore” non trova una risposta nei suoi compagni, il paternalista Meneghini prima e un volgare e spietato Onassis poi. Quest’ultimo considerava la Callas come il suo personale fringuello, da tenere in gabbia, quasi un bell’oggetto da ostentare. Mai seppe cogliere l’intima essenza di lei, l’unica sua risposta ai problemi della vita erano i soldi. Una donna consapevole di “essere troppo”, lasciata sola su di un terreno dove gli altri mai neanche la raggiungono, trovava nell’arte un momento di verità: “C’è un’entrata e c’è sempre un’uscita, l’arte è ciò che sta fra questi due momenti”. Mascia Musy, l’interprete della Callas, coglie i diversi aspetti del personaggio, toccando le corde più profonde, grazie a una notevole capacità interpretativa. La scelta di Stefania Bonfadelli, regista, e dell’aiuto regista Chiara Maione, di giocare la rappresentazione su due piani, lirico e recitativo, donano un coinvolgimento intenso senza mai indurre in ciò che avrebbe potuto apparire come un documentario.
Difatti tutti i brani sono eseguiti dal vivo e non riproposti da registrazione di repertorio restituendo autenticità. La rappresentazione si chiude con la Callas che dubita della bontà dell’idea d’insegnare, lei donna di talento, per cui fu coniato il termine soprano di coloritura drammatica, sa che il sacro fuoco che arde dentro o vi è o non vi è, e non vi può esistere insegnamento per chi non sa essere. (Comunicato Stampa)

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