VIKTORIA MULLOVA TRIONFA AL NUOVO GIOVANNI DA UDINE: SIBELIUS CON LA MAGNIFICA BERGEN PHILHARMONIC ORCHESTRA

E l’evento della stagione musicale 2017/2018 del Teatro Nuovo Giovanni da Udine si consumò. Un concerto sinfonico di quelli che non passano inosservati annunciato, con orgoglio dall’istituzione friulana, come unica data per il Nord Est di Viktoria Mullova, la leggenda vivente del violino. La grande artista russa, considerata fra le migliori interpreti contemporanee e nota per il suo eclettismo, si presentava a Udine accompagnata dalla Bergen Philharmonic Orchestra - una delle più antiche orchestre al mondo - e dal suo Direttore principale, Edward Gardner. Il programma, che questa sera sarà replicato a Lubiana, era allettante: e dopo la romantica ouverture-fantasia da Romeo e Giulietta di Čajkovskij ci permetteva di fare un tuffo nelle atmosfere nordiche care al complesso norvegese con il magnifico Concerto in re minore per violino, di rara esecuzione, e la Quinta sinfonia di Sibelius. Viktoria Mullova è il suo violino. Suona uno Stradivari “Jules Falk” del 1723, acquistato a un'asta da Sotheby's o un Guadagnini del 1750. Con il mondo scandinavo ha un rapporto particolare. La sua ascesa ha avuto inizio nel 1980 quando si aggiudicò il primo Premio al Concorso Sibelius di Helsinki, cui seguì due anni dopo la Medaglia d’oro al Concorso Čajkovskij. Da allora, la violinista ha suonato in tutto il mondo con le tutte più grandi orchestre.
Oggi è una bella signora che si presenta al pubblico in un elegante abito leopardato, ma Viktoria inizia a studiare il violino a soli quattro anni di età, prima alla Scuola Centrale di Musica e, quindi, al Conservatorio della natia Mosca, sotto la direzione del violinista Leonid Kogan. Il suo vasto repertorio va dal Seicento alla musica contemporanea e comprende opere barocche eseguite secondo la prassi del tempo, compositori classici, nuove interpretazioni di musica pop e di jazz. La sua storia è legata a doppio filo con il mondo nordico. Durante una tournée in Finlandia, nel 1983, Mullova ed il suo compagno, Vakhtang Jordania che si era qualificato come pianista accompagnatore allo scopo di fuggire insieme a lei, lasciarono l'albergo in cui erano alloggiati a Kuusamo, dopo che all'ufficiale del KGB, incaricato di sorvegliarli, fu detto che la violinista soffriva per i postumi di una sbornia. I due artisti chiesero asilo politico in Svezia. Ma, in quel periodo, la polizia locale trattava i giovani musicisti disertori come qualsiasi altra persona che chiedesse asilo. Suggerirono loro di rimanere in albergo durante il fine settimana e di aspettare che aprisse l'Ambasciata americana.
Per due giorni Mullova e il suo compagno rimasero nascosti in camera, sotto falsa identità. Dopo due giorni passeggiavano per Washington con il visto americano in tasca. A Udine Mullova si è presentata con Sibelius, violinista anche lui e, fra il 1903 e il 1904, autore del Concerto op. 47 che rappresentò uno sforzo di sintesi di tutte le non poche cognizioni possedute in materia. Nella ricerca di difficoltà tecniche Sibelius non si risparmiò e la prima stesura del brano, ancor oggi di rara esecuzione, ne risultò talmente piena da scoraggiare diversi violinisti contattati per l’esecuzione. La sfida fu raccolta da un giovane boemo, Victor Novacek che, sotto la direzione dell’autore, lo presentò al pubblico di Helsinki l’8 febbraio 1904. Fu un insuccesso totale che spinse Sibelius a rivedere la composizione che ottenne un trionfo, diretta da Richard Strauss, nel 1905 a Berlino. Visibilmente tesa al suo apparire in palcoscenico, Mullova ha affrontato il cimento con la calma dei forti e ha catturato l’attenzione del pubblico che gremiva la bella sala del Giovanni da Udine sia nel virtuosismo rapsodico che Sibelius desume dai modelli ottocenteschi di Mendelssohn, Brahms e Bruch, sia nelle oasi cantabili delle sezioni esterne dell’Adagio centrale in cui la cavata ampia, il suono terso, la finezza musicale della grande artista mettono in bel risalto l’accattivante malinconia del brano.
Abile nell’affrontare l’impervio Allegro ma non tanto conclusivo, Mullova è stata molto applaudita al termine della coinvolgente esecuzione e, vista l’insistenza delle chiamate, ha regalato al pubblico un fuori programma di famiglia, il brano - dimenticabile, ma nel complesso gradevole – intitolato Brasil di cui è autore Misha Mullov-Abbado, il figlio avuto dalla chiacchierata relazione con Claudio Abbado. Se la Primadonna ha fatto colpo, non meno intensi sono stati gli applausi che hanno salutato i due brani orchestrali che completavano la serata. Con Čajkovskij la magnifica Bergen Philharmonic Orchestra ha dimostrato come il romanticismo di quest’autore sottovalutato possa essere restituito rappresentandone con suono poderoso - le ondate erano flutti di un mare in tempesta che si susseguivano tumultuosi - la problematicità oltre che la passionalità. Nella Sinfonia n. 5 op. 82 composta da Sibelius su incarico del governo finlandese che in questo modo lo festeggiò per i suoi cinquant’anni, ha poi dato il meglio di sé. Guidata con polso sicuro da Edward Gardner ha dimostrato come da pieni sonori poderosi un complesso tecnicamente agguerrito possa arrivare, in un attimo, a sonorità appena percettibili. Merito del grande affiatamento, certo, della capacità del maestro di calibrare gli equilibri fra diverse sezioni, ma anche della disciplina che contraddistingue questa compagine orchestrale fondata nel 1756. Torniamo all’antico, sarà un progresso, diceva il buon padre Verdi, e aveva ragione. Al termine delle due ore di grande musica il successo del concerto è stato trionfale. Info: www.teatroudine.it di Rino Alessi 17/04/2018 bellaunavitaallopera.blogspot.com

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