Al Teatro Verdi Pordenone - in esclusiva Regionale - LINO GUANCIALE INTERPRETA IL CULT "LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO" DAL FILM DI ELIO PETRI

Approda in esclusiva regionale al Teatro Verdi di Pordenone, giovedì 10 e venerdì 11 maggio (ore 20.45), la versione teatrale di un capolavoro cinematografico degli anni Settanta, “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri e Ugo Pirro. Atteso protagonista e ispiratore di questa speciale edizione per il teatro di un’opera tanto apprezzata, quanto all’epoca controversa, è l’attore Lino Guanciale, volto noto del cinema e di fiction televisive di successo, oltre che delle scene teatrali italiane. Per la mattinata di venerdì 11 in programma anche una recita riservata a sei scuole di Pordenone, provincia e vicino Veneto, nell’ambito del Progetto Educational sostenuto da BCC Pordenonese. Saranno 500 studenti a partecipare ai laboratori preparatori condotti dagli attori, guidati sempre da Lino Guanciale. Alla sua uscita nelle sale cinematografiche nel 1971, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri riuscì nella difficile impresa di mettere d'accordo gli opposti. Industriali, sindacalisti, studenti, nonché alcuni dei critici cinematografici più impegnati dell'epoca, si ritrovarono parte di uno strano fronte comune contro il film. E la pellicola non ha così avuto una grande fortuna in Italia, nonostante la Palma d'Oro a Cannes e la galleria di stelle presenti, fra cui Gian Maria Volonté, Mariangela Melato e Salvo Randone. La vicenda dell'operaio Lulù Massa, stakanovista odiato dai colleghi, osannato e sfruttato dalla fabbrica BAN, che perso un dito scopre per un istante la coscienza di classe, si intreccia nello spettacolo diretto dal regista Claudio Longhi, con le vicende che hanno accompagnato la genesi e la ricezione contestatissima del film. Infatti, accanto ai grotteschi personaggi della pellicola, si alternano sulla scena lo sceneggiatore e il regista, qualche spettatore e alcune figure curiose e identificative della nostra letteratura a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.
Lo spettacolo è costruito attorno alla sceneggiatura originale di Elio Petri e Ugo Pirro, ai materiali che ripercorrono la loro officina creativa, a come il film è arrivato al pubblico di ieri e di oggi, e a piccoli capolavori della letteratura italiana di quegli anni, ricomposti in una nuova tessitura drammaturgica dallo scrittore Paolo Di Paolo. Il tutto poi è intessuto dentro le seducenti e algide geometrie musicali di Vivaldi, rielaborate originalmente per l'occasione e “rotte” qua e là da canzoni dolci e amare dell'Italia alla fine del boom. A quasi cinquant’anni dal suo debutto sui grandi schermi, lo spettacolo sceglie di tornare allo sguardo scandaloso ed “eterodosso”, ferocemente grottesco, del film di Petri per provare a riflettere sulla recente storia del nostro Paese, con le sue ritornanti accensioni utopiche e i suoi successivi bruschi risvegli. A proposito del film e della sua trasposizione teatrale, il regista Claudio Longhi spiega nelle sue note di regia “bizzarro combinato di stili, con una sceneggiatura che qua e là strizza l’occhio alla commedia all'italiana ma si lascia altresì tentare, nel suo impasto cromatico dall’estremismo espressionista, il film di Petri, scandito dalla musica dura e pervasiva di Ennio Morricone, ha il merito di aver provato ad abbozzare una narrazione dell'Italia attraverso il lavoro, oltre i furori utopici di quegli anni febbrili che seguirono il Sessantotto. Riattraversarne la vicenda con lo sguardo disilluso del nostro presente, a quasi dieci anni dall'ultima crisi economica mondiale, significa riflettere su quanto quell'affresco grottesco immaginato da Petri nel 1971 sia più o meno distante.
Un tempo, il nostro, post-moderno e post-ideologico, che fatica a riconoscere in modo netto i tratti di una qualsivoglia “classe operaia”, dispersa e nascosta dietro gli innumerevoli volti del lavoro “flessibile”. Se dunque l'inferno umido e grasso della fabbrica cottimista dell'operaio Lulù Massa appare ben lontano dagli asettici e sterilizzati spazi industriali o dai lindi uffici dei precari odierni, lo stesso non è del ritmo ossessionante e costrittivo di una quotidianità, allora e ancora oggi, alienata”. In scena con Lino Guanciale Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell'Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo, Filippo Zattini (Comunicato Stampa) Teatro aperto dalle ore 19 e al LICINIO, il Bar del Teatro un happy food and drink. Prenotazioni alla Biglietteria del Teatro. INFORMAZIONI E BIGLIETTI: Biglietteria del Teatro 0434 247624 www.comunalegiuseppeverdi.it

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei cantanti lirici scelti per l’opera “L’importanza di esser Franco” a Trapani

Donato Renzetti inaugura la Stagione Sinfonica della Fenice con un programma musicale in omaggio a Porto Marghera

NASCE IL PORTOFINO INTERNATIONAL FESTIVAL: ARTE ED ELEGANZA DALLA LIGURIA. CE NE PARLA L'IDEATORE FRANCO CERRI