Riflessione di Giovanni Boer, Parroco di Santa Eufemia e Santa Tecla a Grignano - Ascensione Anno B --- VII domenica di Pasqua – Mc 16,12-20

[In quel tempo Gesù apparve agli undici e] disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. La finale del Vangelo di Marco – che leggiamo questa domenica – è assai stringata. E in verità lo è tutta l’ultima parte del suo Vangelo, a partire dalla narrazione della Risurrezione. Una “stringatezza” che ha fatto e fa discutere non poco gli studiosi. Sì, il Vangelo secondo Marco è assai breve, tuttavia a volte ci regale delle osservazioni che nessuno degli altri tre evangelisti ci consegna.
In questa finale così sintetica e quasi “accelerata” abbiamo la consegna di parecchie “cose”. (1) Il mandato missionario per convertire tutto il mondo; (2) la necessità del credere e del voler essere battezzati per essere salvati; (3) segni particolari e straordinari che accompagneranno quelli che credono (qualche malalingua e qualche Pierino della situazione oserebbero dire che probabilmente oggi non ci sono credenti “di tal fatta”, visto che questi segni prodigiosi non accadono – almeno, così sembra!); (4) l’ascensione di Gesù, che festeggiamo oggi; (5) la partenza dei discepoli “dappertutto”; (6) l’assistenza del Signore alla loro predicazione con segni prodigiosi, o per lo meno fuori dell’ordinario (anche qui non oso pensare a cosa direbbe un Pierino della situazione, davanti al fatto che io, e altri preti come me, quando predichiamo non produciamo parecchi segni straordinari, ma tutto si consuma abbastanza in sordina!).
Io, aggirando con abilità da consumato sciatore la faccenda che quando io e molti altri miei confratelli predichiamo non accadono segni “particolari particolari”, ... aggirando questa faccenda che “intriga” non poco, mi soffermo su un punto. “Proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”. C’è poco da scherzare. Quelle poche righe che scriverò qui non vogliono e non possono per nulla sminuire le parole di Gesù. Ma soltanto specificare una “cosa”. Ridico così quello che queste parole dicono: coloro che ascolteranno la predicazione, la predicazione genuina e vera, dunque autentica, dunque accompagnata per forza dallo Spirito Santo, che accompagna anche e soprattutto in maniera nascosta e silenziosa, ... coloro che ascolteranno questa predicazione e non vogliono credere, e quindi non accettano il battesimo, ... bèh, non voglio essere nei loro panni alla fine della loro vita.
Queste parole, però, non colpiscono coloro che non hanno modo nella loro vita di ascoltare la predicazione del Vangelo nella sua genuinità e autenticità, oppure coloro che non avranno mai la possibilità nemmeno di sentire che c’è un Vangelo. Per queste persone Dio – come fa capire Gesù alcune volte nei Suoi discorsi – ha altre strade per portarli all’unione con Lui e salvarli. Ma queste parole di Gesù colpiscono, invece, coloro che devono portare la Parola a tutti quelli che non ce l’hanno ancora o che l’hanno perduta, o l’hanno confusa con altre parole. Questi che sono mandati a “predicare”, nelle più varie forme in cui si predica, devono portare il Vangelo autentico, genuino, senza sconti o annacquamenti, con misericordia e con l’esigenza che chiedeva Gesù. E questo mi fa un po’ paura, perché io faccio parte di questi inviati: e se non predico la Parola di Gesù così ... non vorrei essere nemmeno al mio posto quel giorno! Pregate per tutti coloro che sono chiamati a predicare, perché non è facile. È bello, è straordinario, ma non è facile. Annacquare è sempre facile.
Nemmeno usare misericordia è facile, perché bisogna capire quando uno vuole approfittare e “fare il furbo” e quando invece è umile e attende davvero l’intervento di Dio. Pregate anche per voi, perché anche voi nelle vostre case, negli ambienti di lavoro e di svago siete chiamati a predicare: in sordina magari, “in contumacia” a volte, ma senz’altro a predicare. Pace e Bene. Carissime mie e carissimi miei, francamente mi è un po’ difficile ’stavolta aggiungere qualche riflessione, tanto che sono già le 10 di sera di sabato ... L’unico scrupolo che ho è che magari voi vi lamenterete se non lo faccio, perché vi ho abituato a interventi più lunghi di quelli che do al Settimanale, e se ve lo ritrovate curturillo curturillo magari diminuite la vostra preghiera per me ... Non sia mai! Dunque, che si può dire di più sull’Ascensione se non che se n’è andato e tornerà solo quel giorno? E che – almeno io ! – non sono contento di non vederlo; e che possiamo protestare finché vogliamo ma Lui si farà vedere soltanto quando vuole Lui. Che dire di più quindi, se non che se n’è andato e noi siamo qui, sì con i sacramenti, sì con lo Spirito Santo ... ma con un sacco di problemi, spesso ... E possiamo fare tanta poesia e tanta teologia felice sulla presenza nascosta dello Spirito Santo, e sulla presenza di Cristo nei fratelli (non chiedetemi quali?!), sul fatto che Lui comunque guida la storia verso la mèta finale senza indugi ... Sì, possiamo fare molta bella poesia e teologia felice su questo, ma la gente, le persone, quando vivono nella sofferenza, nell’incertezza, nella confusione, nelle paludi mentali e sociali che abbiamo sotto gli occhi, questa teologia felice non la comprendono: vogliono luce subito, serenità subito. Le belle parole magari te le ributtano dietro. È dura la perseveranza, spesso ...
È dura la pazienza nel senso di reggere il peso sopra le spalle mentre camminiamo verso la mèta certi che ce la faremo. E certi che se dovessimo morire sotto il peso che avevamo “addosso”, il Signore ci porta di là in un batter d’occhio. È dura, perché noi, giustamente vogliamo vedere. Questo, con la grazia dello Spirito Santo, è il tempo della nostalgia, della pazienza, ... del renderci conto di quanto Dio si fidi di noi: ha avuto coraggio di “lasciarci soli”, muniti soltanto dei sacramenti! Si fida di noi, nonostante i disastri che vede ... Questo mi sembra al di fuori di ogni immaginazione. Io, noi, se non siamo educati in una certa maniera – e ce ne vuole di tempo ! –, lasciamo le cose solo perché ci siamo costretti: dalla morte. Lui le ha lasciate senza essere costretto.
Dunque, a parte il pensiero veloce che mi viene a interrogare se io sono pronto a lasciare tutto, e se lascio sempre tutto ogni sera in modo che un altro possa continuare le mie faccende senza arrovellarsi sulla confusione che troverà nelle mie stanze e nelle mie carte ... A parte questo pensiero: mi ricordo che questo è il tempo dell’impegno, del rispondere con dignità alla fiducia che mi è stata data? E che tutto quello che di storto e cattivo accade in me e attorno a me, è perché qualcuno, parecchi, io stesso magari, non lavoriamo con la grazia dello Spirito Santo, ma secondo le grazie di noi stessi? E chi non lavora con la grazia dello Spirito, rende la vita difficile o impossibile agli altri? Perché si fa “dio” di se stesso e degli altri. A differenza del Dio vero, e unico, che ci ha dato fiducia. Et sic satis ... e non ve lo traduco! Vi benedico, con affetto ... O meglio, come diceva un caro amico salesiano, ormai in Paradiso, vi benedico con affetto grande e lieto.

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