Riflessione di Giovanni Boer, Parroco di Santa Eufemia e Santa Tecla a Grignano - X Domenica del Tempo Ordinario Mc 3,20-35

Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro”. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. È un Vangelo particolarmente ricco con intrecci di persone e di dialoghi. Compaiono addirittura la mamma di Gesù, Maria e i Suoi parenti, che non vanno intesi – come ormai da parecchio tempo si è fatto notare (da secoli!) – come fratelli e sorelle per parte di madre (da parte di Maria), ma come parenti stretti, come lo possono essere cugini cresciuti assieme nello stesso cortile di casa (una corrente di antichissima tradizione li spiega come figli di un primo matrimonio di Giuseppe, che da vedovo sposò la Madonna).
Ci sono anche alcuni scribi venuti da Gerusalemme in Galilea, i quali discutono sul potere di Gesù e lo attribuiscono niente meno che al diavolo. Ricordo per inciso che si dice “scendere da Gerusalemme” per due motivi; il primo reale e geografico: pur stando a sud della Galilea – e quindi nel nostro modo di parlare “sta giù, in basso”, e quindi chi va a Gerusalemme partendo da nord per noi “scende”, non sale – Gerusalemme si trova a 800 metri sul livello del mare, e per giungere a Gerusalemme, da qualsiasi parte si arrivi, o da nord o da sud o da est o da ovest, bisogna sempre salire. Se no a Gerusalemme non ci si arriva. Il secondo motivo: da antica data, proprio a motivo del fatto che Gerusalemme stava a 800 metri di altezza e lì c’era il Tempio scelto da Dio per abitare in mezzo agli uomini, si diceva che una saliva a Gerusalemme perché andavo presso il Santo dei Santi; per il fatto che quando uno va verso Dio si dice che “sale verso Dio” perché Dio “sta in alto”. Mi soffermo sul peccato contro lo Spirito di Dio. Noi conosciamo dal Catechismo che ci sono sei peccati contro lo Spirito Santo e che non possono essere perdonati, perché se li commettiamo proprio per quello che sono, e non per inavvertenza, siamo praticamente diventati dei diavoli e non possiamo più convertirci. Questi peccati sono: la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza merito, impugnare la verità conosciuta, l’invidia della grazia altrui, l’ostinazione nei peccati, l’impenitenza finale. Questa “catalogazione” è una elaborazione, alla fine, di quello che dice Gesù, che parla qui nel vangelo di oggi di un peccato che, se volete, corrisponde al terzo della lista.
Gli altri cinque sono stati ricavati dall’insegnamento globale di Gesù e degli apostoli e dei primi padri della Chiesa, come accadde anche per i vizi capitali. Dunque: gli scribi accusano Gesù di cacciare satana perché è capo dei demoni. Ma Gesù risponde prima facendoli ragionare e, poi, dopo che devono avere per forza capito - se no vuol dire che non hanno ragionato (e se non hanno ragionato con le spiegazioni che dava Gesù non avrebbero mai potuto ragionare!), li avverte: chi bestemmia contro lo Spirito non potrà mai essere perdonato. E sì: qui la faccenda Gesù la gioca su due spiriti che stanno uno contro l’altro. Tutto può essere perdonato, se uno si pente, ma non il peccato contro lo Spirito: perché vuol dire che, se uno lo commette sapendo ciò che fa, è entrato ormai in una dimensione di superbia che è la medesima di satana, e quindi non potrà mai pentirsi ed essere perdonato. Dunque: due spiriti, uno contro l’altro. È evidente a ogni persona sana di mente che, se satana viene veramente cacciato da qualcuno che era posseduto, può essere cacciato solo da Dio, dallo Spirito di Dio. Perché satana non scaccia satana. Casomai, come fanno molti maghi, che ti fanno credere di essere potenti, fanno credere che satana se n’è andato: ma sta invece nascosto, tranquillo, ben radicato ancor peggio di prima, in attesa di tornar fuori al momento opportuno. Se invece è stato cacciato, può solo essere cacciato dallo Spirito di Dio: lo Spirito di Dio caccia lo spirito demoniaco.
Bene. Se Gesù caccia i demoni – e li cacciava sul serio, e lo si capiva bene che li cacciava sul serio e che avevano il terrore della Sua presenza fisica – ciò vuol dire che Egli agisce per la potenza dello Spirito di Dio. Gesù – è da notare – non rimprovera gli scribi perché non riconoscono che Lui è il Figlio di Dio: questo era ancora impossibile da credere fino a che non era risorto; ma li accusa, mettendoli in guardia: possono non capire che Lui è Dio, il Figlio, ma devono accettare che Lui caccia i diavoli solo perché agisce per la potenza dello Spirito di Dio. Perciò devono stare attenti a non insistere su questa bestemmia: se no, non potranno essere perdonati. Non si stanno infatti mettendo contro l’umanità di Gesù, ma contro lo Spirito di Dio. Pace e Bene. Aggiungo per voi. È importante la parentela di sangue? Gesù tratta Sua mamma e i sui parenti in modo scontroso, duro, poco cortese? Ma prima di queste domande vorrei aggiungere una chicca che voi, mie fedelissime e miei fedelissimi (con particolare riguardo a chi sa il greco, come Claudia, Carmelo, Sr Giovanna … e i sacerdoti che mi leggono!!!, come il mio don Benedetto). E le complico perché credo che possiate seguirmi, e soprattutto perché alla fine, dopo averle complicate vorrei fare una riflessione che dovrebbe andare bene per ogni brano di Vangelo quando non è facile tradurlo, il che ogni tanto accade. Ma certo questa ‘complicazione’ non posso giocarmela in parrocchia durante una predica! Affronterò una questione di metodo, di metodo tecnico e … spirituale.
Chi però non vuole mettersi a leggere queste prime righe sulla traduzione del brano di oggi, può passare direttamente alla riflessione che farò dopo sulle due domande che ho qui sopra indicato. Allora: cambio un po’ la traduzione delle prime righe del brano di oggi, e vi dico che qualche studioso (pochi in verità) propone un’interpretazione un po’ differente. Per il momento traduco cambiando, di fatto, una parola soltanto, e poi aggiungo qualcosa. La traduzione offerta dalla CEI “uscirono per andare a prenderlo” è un po’ … soft. Si dà per scontato che qui si intendono i parenti di Gesù, i quali sentendo cosa accade – la folla che non lascia mangiare nemmeno un boccone a Gesù e alla Sua pacifica armata ! – partono da casa per andare a prendersi Gesù perché è come fuori di sé: bisogna che qualcuno insegni un po’ di limiti! Il verbo greco tradotto qui con “prenderlo” indica in verità una faccenda un po’ più seria: di per sé vuol dire trattenere, contenere, afferrare con forza e decisione, tenere in possesso, in dominio. È chiaro nel verbo greco l’uso della forza, un senso di costrizione (tener duro qualcosa/qualcuno senza lasciarselo sfuggire di mano). È un po’ diverso dal prendere qualcuno per portarlo eventualmente da qualche parte. Dunque, traduco così, sacrificando un po’ l’italiano: “e Gesù viene in casa. E si raduna di nuovo la folla [attorno alla casa] tanto che non potevano nemmeno prendere del pane [mangiare un pezzo di pane]. Allora, i suoi, sentito questo, uscirono per andare a trattenerlo/contenerlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.
Ho lasciato le ultime frasi uguali alla traduzione della CEI. Fin dall’antichità, non so se con qualche eccezione, si intende che i parenti di Gesù vengono lì dove Gesù si trova (Cafarnao? … che è un po’ distante da Nazareth però, senza mezzi motorizzati!) per cercare di far tornare la situazione nei giusti limiti e “contenere” magari Gesù. Pongo alcune domande, che possono anche tradurre alcune perplessità. I parenti di Gesù – che poi nel racconto appaiono con Sua Madre, e chiedono di vederLo e Lo fanno chiamare – vanno da Gesù perché pensano che Gesù è fuori di sé ? Sì ... sappiamo da San Giovanni che non tutti i parenti di Gesù inizialmente fossero così fieri di Lui, ma la Madonna poteva pensare che era fuori di sé? Oppure Ella si accoda al gruppo dei parenti per metter un po’ di pace una volta arrivati da Gesù? Domande senza risposta! Almeno senza riposta sicura … Ogni tanto bisogna accettare di non poter avere risposte precise. Io mi diverto ancora un po’ e complico le cose, perché il greco permette di complicarle. Prima di tutto: perché San Marco nomina espressamente i parenti di Gesù e la Madonna solo a un certo punto dell’episodio, mentre qui per descrivere quelli che “escono per trattenerlo” usa una formula che lascia un po’ di dubbio su chi siano questi tizi che vogliono trattenere qualcuno ? Altre volte, quando San Marco narra un fatto e un soggetto è soggetto di varie azioni in successione, prima mette il soggetto chiaro, magari indicando con esattezza chi è, e poi nel prosieguo del racconto lo riprende con qualche formula sostitutiva. Qui farebbe l’opposto, se quelli che escono per trattenere Gesù sono proprio Maria e i parenti stretti. … Non sarebbe un suo modo usuale di scrivere.
Poi, altro divertimento, e questo è davvero una chicca! … La folla in italiano è sostantivo femminile, Gesù invece è nome proprio maschile. Mi dite: “grazie che ce lo ricordi, senza la tua laurea non lo sapevamo!”. Lo ricordo abusando della vostra pazienza perché in greco … la folla è sostantivo di genere …maschile! E anche Gesù. Quindi: supponiamo che il soggetto della frase siano sempre i parenti di Gesù, che vogliono andare a trattenere, … chi vanno a trattenere: Gesù, o la folla? Sembrerebbe Gesù, se una volta che sono arrivati vogliono parlare con Lui … Ma magari vogliono parlare con Lui per mettere ordine proprio tra la folla, perché “non se ne può più!”, “ ’sta folla ha superato ogni limite”. Ma poi … tenetevi forte – anzi per usare la parola del Vangelo, trattenetevi forte, contenetevi forte – ... il soggetto, sono proprio i parenti di Gesù? Bèh, sembrerebbe di sì, ma potrebbero essere, forse, quelli che in quel momento stavano con Gesù, i suoi amici e quelli della casa che li ospitava (amici del posto? Parenti di Gesù lì presenti?). Sta di fatto che poi arriva la Madonna con i “fratelli e le sorelle”. Noi, dopo aver “sciorinato cotanta serie di dubbi e siffatta confusione”, per utilità spirituale pratica e immediata teniamo quello che normalmente per secoli si è ritenuto, e cioè che i parenti escono (da casa loro) per andare da Gesù e frenare gli entusiasmi.
Ma se i parenti di Gesù partono da Nazareth e se Gesù – poco male che vada – stava in una casa a 30 chilometri di distanza, ... quelli ci mettono ben mezza giornata per arrivarci; e per aver avuto la notizia gli ci è voluto ancora mezza giornata almeno prima… Quindi, arrivano almeno un giorno dopo che la folla ha costretto in casa Gesù senza mangiare! Le cose, vedete, sono un po’ complicate: probabilmente sarebbe più lineare intendere che Maria e i parenti stretti si mettono comunque in viaggio per vedere Gesù, senza tener tanto conto delle voci che sentono arrivare al loro villaggio, e che quelli che escono di casa per trattenere la folla (e non Gesù!) possono essere proprio quelli che stanno assieme a Gesù e che cercano di far capire alla folla di lasciarli almeno mangiare qualcosa! Però, quando San Marco vuole indicare che qualcuno si trova insieme a un altro, per esempio a Gesù, scrive usando una “formula” che traslitterata è questa: oi metà Iesù (oiJ meta; Ihsou'). Che non è la formula che usa nel nostro brano. Invece, quando scrive con la formula che usa nel nostro brano – e cioè oi parà Iesù (oiJ para; Ihsou') – indica quelli che in qualche modo fanno sempre un tutt’uno con Gesù, non solo qualche volta: e pertanto i parenti sembrerebbero essere i più indicati.
Questa infatti è una formula “fissa” che usano anche altri che scrivono in greco antico: si tratta di un articolo sostantivato che viene specificato dalla formula costruita con una preposizione più un nome o un pronome. Un’altra volta San Marco usa questa formula: per indicare tutta la ricchezza che una persona ha (lo fa parlando dell’emoroissa che ha speso tutti i suoi soldi per pagare i medici). Infatti: uno può stare assieme a Gesù solo in una determinata occasione, ma far parte del Suo gruppo come se fosse parte di Lui, questo è più tipico di un familiare. Tutto questo sproloquio per dire che si può tradurre come fa la CEI, e in fin dei conti come si è pressoché sempre inteso durante i secoli, e cioè che i parenti di Gesù partono con Maria, perché dicevano è fuori di sé, con queste due sfumature: 1 - Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a trattenerlo (cioè … “calmarlo”); dicevano infatti di Gesù (i suoi parenti, ma escludiamo Maria, per carità!): “È fuori di sé”. È la traduzione e l’interpretazione comune. 2 - Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a trattenere la folla; dicevano infatti “ la folla è fuori di sé”. Oppure, distanziandosi completamente dalla CEI, e in questo caso anche dalla lunga tradizione, intendere così: 3 – Allora i suoi (cioè quelli che stavano con Lui, quelli del suo gruppo – scherzando, potremmo dire “quelli del suo staff o del suo entourage”), sentito questo, uscirono per trattenere (cioè… “calmare”) la folla: dicevano infatti (quelli del Suo staff ): “la folla è fuori di sé/ha superato ogni limite!”.
Ultima complicazione: se notate, a favore del fatto che qualcuno pensava che Gesù fosse fuori di sé ci sono gli scribi lì presenti, che accusano Gesù di cacciare i demoni in nome del capo dei diavoli! Quindi, qual è la traduzione giusta? Non è facile decidere qui: teniamo quella della tradizione, con la possibilità che i suoi parenti si muovano da casa, impiegando un po’ di tempo per arrivare, perché gli è giunta notizia che la folla si comporta da folla, e in più perché c’è chi dice che Gesù è fuori di sé, e dunque i suoi parenti si mettono in viaggio per cercare di fare qualcosa di utile. Perché vi ho sciroppato tutta ’sta prosopopea? Perché a volte, quando sappiamo che un passo della Sacra Scrittura è stato tradotto in maniera sbagliata, non adeguata, bisogna avere coraggio – che è un coraggio anche spirituale – di cambiare la traduzione. Ma quando il testo è un po’ complicato nella sua traduzione, e quindi non siamo sicuri di come tradurlo, bisogna avere un altro coraggio, che è sempre anche spirituale: prima di tutto non turbare le persone più semplici perché meno preparate, e lasciare che preghino con la traduzione scelta per l’uso liturgico. Poi, invece, chi è più preparato deve mettersi a pregare sul testo sapendo che il testo potrebbe, in quel caso, voler dire anche qualcosa di diverso, e quindi bisogna riflettere in più direzioni. Stiamo bene attenti, però: non è che ogni volta noi, “più sapienti” perché siamo studiati, ci possiamo mettere in testa che senz’altro si può tradurre sempre in altra maniera, e quindi ci mettiamo a inventare altri sensi per ogni passo del Vangelo. No: questo sarebbe proprio essere fuori di sé. Solo quando i veri esperti si accorgono che la traduzione non è facile, allora possiamo cercare di fare più riflessioni in più direzioni. Se no, faremmo come quegli studiosi che, siccome devono pubblicare libri e vogliono per forza stare sopra le righe, inventano sempre cose nuove che sono solo pure astruserie, anche se fanno guadagnare parecchi soldi.
Così, per esempio, nel caso di oggi chi ha più dimestichezza ‘tecnica’ e spirituale assieme, si mette a pregare prima su una traduzione (per esempio quella più tradizionale) e poi sull’altra … Con molta semplicità, senza pretendere di sapere tutto. E allora scoprirà le possibili ricchezze. Seguendo la tradizione più classica, rifletterà, per esempio, sul fatto che Gesù non ha avuto vita facile nemmeno dai suoi parenti – tranne la Madonna – perché addirittura lo ritenevano fuori di Sé! Oppure, seguendo l’altra possibilità che ho indicato, rifletterà sul fatto che (1) i parenti cercano per come possono di aiutare Gesù, che (2) la folla si comporta sempre da folla: non si rende manco conto che uno deve anche mangiare e riposarsi un po’; (3) mentre i sapientoni – in questo caso quelli che non vogliono perdere il loro potere e non vogliono riconoscere che Gesù non è fuori di sé, ma è oltre e va seguìto perché porta la verità – … i sapientoni per parte loro, addirittura ritengono Gesù il capo dei demoni … più fuori di sé di così! Io, per esempio, … quando ho bisogno di qualcosa da qualcuno o mi sono attaccato con l’affetto a qualcuno, lo lascio respirare un po’ o lo fagocito in continuazione? Dunque, a volte – e concludo questa filastrocca –, la Chiesa quando offre la traduzione del testo sacro per i fedeli, deve scegliere, sapendo che, se uno non può studiare, deve avere comunque qualcosa tra le mani per pregare. Poi, a chi può studiare, Essa affida il compito di avere del coraggio (rimanendo nei limiti dell’umiltà e del rispetto dovuta alla Tradizione con la “ T ” maiuscola) e di comprendere quali altre applicazioni spirituali ci possono essere se la traduzione non può essere sicura.
Ed è chiaro, che tutte queste cose che vi ho scritto qui, come ho fatto altre volte, ve le ho scritte perché avete la pazienza di seguirmi da molto tempo, e quindi potete comprendermi. Non le avrei potute scrivere se era la prima volta che mi leggevate. Allora, riprendo le due domande iniziali: È importante la parentela di sangue? Gesù tratta Sua Mamma e i sui parenti in modo scontroso, duro, poco cortese? Sì, Gesù sa che la parentela di sangue è fondamentale, però ce n’è una che la supera: quella che ha portato Lui, e che è costruita sul fatto che Lui è il centro dell’universo, di ogni uomo, e che ogni uomo è stato creato in Lui, e quindi si trova ‘legato per forza’ a tutti gli altri. Non vuol dire che deve lasciarsi fare tutto quello che gli altri vogliono, ma tutti sono comunque suoi fratelli. Come se tutti fossimo fratelli e sorelle di sangue. È scortese con Sua madre? Troppo lontano ci porterebbe lo studio dei passi dei Vangeli in cui sembra che Gesù sia poco attento nei confronti della mamma, e di tale mamma! Diciamo che Gesù sta cercando di fare capire qual è la parentela più importante. I parenti di sangue hanno potere su Gesù? Solo se ascoltano la Sua parola e la mettono in pratica ... E la Madonna, proprio per questo, ha super poteri su Gesù ... Si può ben permettere di vantare parecchi diritti su di Lui, visto che sotto la croce si troverà ad essere costituita pubblicamente madre di tutti gli uomini. Perciò, preghiamoLa in continuazione! E vi benedico, contento di farlo. Pace e Bene.

Commenti

Post popolari in questo blog

TENORE O MUSICOLOGO? GIANLUCA BOCCHINO OGNI RICERCA (DI DOTTORATO) UN'AVVENTURA

70ª Stagione Lirica dell’Ente Luglio Musicale Trapanese. Aida di Giuseppe Verdi. Domenica 19 alle 21 al Teatro Open Air “Giuseppe Di Stefano”

Sei cantanti lirici scelti per l’opera “L’importanza di esser Franco” a Trapani