RICORDANDO GUIDO CANTELLI: A NOVARA IL TEATRO COCCIA RIPRENDE IL PREMIO PER GIOVANI DIRETTORI A LUI INTITOLATO

Le immagini che lo ritraggono con Arturo Toscanini, suo grande mentore, ci restituiscono un affetto paterno che andava oltre a quello abituale fra maestro e allievo. Ci riferiamo a Guido Cantelli, novarese, classe 1920, senza dubbio uno dei direttori più promettenti della sua epoca, un astro che stava nascendo e che si spense troppo presto. Il suo talento fu immediatamente notato da Arturo Toscanini, una delle bacchette più note in assoluto, tanto che il burbero parmense si affezionò moltissimo a questo ragazzo, il suo allievo prediletto. Dieci CD dell’etichetta economica tedesca Membran ci restituiscono il talento di Guido Cantelli a vasto raggio: la raccolta contiene, infatti, rarissime esecuzioni realizzate dal maestro fra il 1940 e il 1956, anno della sua morte prematura, con complessi illustri come l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, la NBC Symphony, la celeberrima Philarmonia di Londra creata da Walter Legge, la New York Philarmonic. Cantelli aveva cominciato a farsi notare nel 1948, ad appena ventotto anni, quando il suo concerto alla Scala impressionò e meravigliò pubico e addetti ai lavori, Toscanini in primis, tanto che nell'inverno della stagione 1948-1949 fu proprio Toscanini a invitarlo a New York come direttore ospite alla rete Nbc di cui era ospite abituale. Proprio quest'ultima lo presentò come il protegè di Toscanini - e non aveva tutti i torti, - anche perché in molti avevano ravvisato delle somiglianze nei due caratteri.
Cantelli era ancora giovane ma il suo temperamento era già molto forte e perfino i suoi orchestrali, inizialmente, non furono molto in sintonia con un maestro che dal podio li trattava in modo non proprio cordiale. Questo giudizio iniziale cambiò profondamente nel corso degli anni, e da allora Cantelli fu accolto con maggiore benevolenza. Secondo il giudizio di alcuni musicisti, sembrava quasi che il direttore piemontese prevedesse che la sua esistenza sarebbe stata breve, giustificando in qualche modo il suo fuoco artistico e la fretta di scoprire il più possibile. Cantelli era il figlio secondogenito di un maestro di banda e trombettista novarese e la sua infanzia fu caratterizzata da una salute non proprio di ferro. Già a tredici anni, però, Guido Cantelli partecipava alle stagioni operistiche del Teatro Coccia di Novara, con l’incarico di suggeritore e di percussionista. Non completò mai il liceo, ma si presentò al pubblico anche come pianista di musica jazz.
Poi, l'iscrizione al Conservatorio di Milano gli consentì di diplomarsi in composizione nel 1943, proprio nello stesso anno in cui debuttò come concertatore e direttore, anche in questo caso al Coccia, nella Traviata di Verdi. Già in quella prima esperienza, Cantelli, appena ventitreenne, riuscì a far emergere doti molto interessanti: dirigeva a memoria e in quell'esordio si trovò al centro di una situazione imbarazzante, stordito, infatti, dai brindisi beneauguranti nel corso dell'intervallo, non riuscì a ricordare l'attacco del celebre preludio del terzo atto di Traviata. Non volendo aprire lo spartito, decise di attaccare d’impeto, con la sola forza della disperazione. Le note fluirono perfette e giuste e quell'unico momento di confusione divenne un aneddoto da raccontare. Catturato dai tedeschi nel corso della Seconda Guerra Mondiale e internato in un campo di concentramento, Cantelli iniziò, alla fine del conflitto, una sfolgorante carriera, prima in teatri di provincia e poi a Milano. Vari impegni alla Rai alla testa dell’Orchestra stabile lo fecero conoscere a un pubblico più vasto ed è in quel periodo che arrivò, inaspettatamente, l'occasione del concerto alla Scala del 1948. La Rapsodia Spagnola di Ravel, il Concerto per violino di Brahms, la Berceuse élégiaque di Busoni e il trittico da Mathis der Mahler di Hindemith, furono i pezzi del programma che impressionarono Toscanini e gli spettatori.
Le tournée negli Stati Uniti si susseguirono anno dopo anno e il successo lo travolse letteralmente: Albert Einstein volle assolutamente conoscerlo, a Hollywood si pensava addirittura a un film con lui come protagonista. L'amicizia con Toscanini, più un rapporto tra padre e figlio, si rinsalda e c'è perfino la miopia ad accomunarli, il motivo per cui Cantelli imparava le partiture a memoria. Nel 1956 Guido Cantelli fu nominato direttore stabile della Scala e stava già pensando a molte tournée all'estero con i complessi del Piermarini. Il continuo viaggiare non spaventava un carattere ambizioso come quello di Guido Cantelli, che professò di essere certo della sicurezza degli aerei: eppure, nel 1956, il 24 novembre, il giovane maestro perse la vita in un incidente aereo all'aeroporto parigino di Orly, mentre era in procinto di recarsi a New York.
Si preferì non informare Toscanini, quasi novantenne, di questa tragica fine: Toscanini non seppe mai come morì il suo allievo prediletto e si spense a Milano due mesi dopo. I funerali di Guido Cantelli furono commoventi, un pubblico attonito volle prendervi parte e l'orchestra della Scala lo salutò con il Largo dal Serse di Händel, l'ultimo brano diretto dal maestro in pubblico, il podio era vuoto, a simboleggiare la sua assenza. Fu quindi sepolto nel cimitero di Novara. Chissà cosa ci avrebbe regalato questo musicista dai molti talenti: alcune registrazioni di Debussy, Rossini e Ravel confermano questa ipotesi, così come quella dell'unica opera diretta alla Piccola Scala nel 1956 e disponibile su CD, Così fan tutte di Mozart con un cast stellare con Elisabeth Schwarzkopf debuttante Fiordiligi, Nan Merriman e Graziella Sciutti a confrontarsi con il terzetto maschile formato da Luigi Alva, Sesto Bruscantini e Franco Calabrese. Il Premio Guido Cantelli, riservato ai giovani direttori d’orchestra e promosso dall’Ente Provinciale per il Turismo di Novara tenne viva la memoria del musicista morto prematuramente per una decina d’anni. La giuria era formata da direttori d’orchestra, direttori di conservatori e critici musicali. Nel corso delle sue dieci edizioni, ha annoverato tra i vincitori giovani talenti che poi sarebbero diventati importanti direttori d’orchestra come Eliahu Inbal (1963), Riccardo Muti (1967), Adam Fischer e Lothar Zagrosek (1973), Hubert Soudant (1975) e Donato Renzetti (1980). Dopo una lunga battuta di arresto - l’ultima edizione è del 1980 -, quest’anno, nel centenario della nascita del grande direttore novarese, il Premio Cantelli propone la sua undicesima edizione. 6 maggio. Nella foto in alto Cantelli e Toscanini con l'Orchestra della Nbc, sotto, Cantelli alla Scala con De Sabata e Karajan, più in basso altri ritratti fotografici del maestro novarese. di Rino Alessi bellaunavitaallopera.blogspot.com

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