PER RICORDARE ILVA LIGABUE NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA, LA GRAN SIGNORA DELLA SCENA ANNI SESSANTA E SETTANTA DEL SECOLO SCORSO, CHE EBBI IL PIACERE E L'ONORE DI FREQUENTARE NELLE MIE TRASFERTE PALERMITANE E DI CUI TORNERO' A OCCUPARMI PROSSIMAMENTE
Mi fa sempre piacere ricordare Ilva Ligabue di cui ricorreva ieri l'anniversario della nascita, avvenuta a Bagnolo in Piano, provincia di Reggio Emilia, il 23 maggio del 1932. Non l'ho molto frequentata, perché era una persona molto riservata, ma essendo entrato nella ristretta cerchia di quelli che il suo secondo marito, il Dottor Pietro Diliberto anima per decenni del Teatro Massimo di Palermo, definiva amici, mi adottò come amico acquisito. E quando nelle mie discese a Palermo, passavo a salutare Diliberto negli uffici del Teatro Massimo in via Riccardo Wagner, che all'epoca era ancora chiuso, ero certo di vederla arrivare e unirsi a noi in pranzi che si trasformavano in conversazioni piacevoli sulla musica e sui musicisti. Nei momenti in cui il marito si assentava per dare disposizioni sul servizio, sollecitata da me Ilva mi raccontava qualcosa di sé, soprattutto sulla sua carriera. In una delle nostre ultime conversazioni il Dottor Diliberto mi confidò che Ilva non amava i giornalisti, ma a me riservava un affetto sincero. Le avevo ispirato fiducia, evidentemente, e questo mi rende molto orgoglioso.
Ilva Ligabue è mancata il 17 agosto del 1998 a Palermo, dove si ritirò ancora in attività, in seguito all'incontro fatale che le cambiò la vita con quello che era il Direttore generale di un teatro in cui si era spesso esibita. Dall'Emilia natia si era spostata a Milano dove ebbe come primo maestro Aureliano Pertile e fu allieva del Conservatorio, per poi passare senza soluzione di continuità alla scuola di perfezionamento del Teatro alla Scala diretta da Giulio Confalonieri, i famosi Cadetti della Scala che erano utilizzati per recite settecentesche alla Piccola Scala, dove Ilva debuttò nel 1953 ne L'osteria portoghese di Cherubini, seguita da La serva padrona di Pergolesi, alternandole a brevi apparizioni alla Scala, in un Werther la Ligabue ebbe il piccolo ruolo di Kätchen, in Der Rosenkavalier diretto da Herbert von Karajan in cui Elisabeth Schwarzkopf trovò nella Marschallin la sua Parade Rolle, era una delle tre orfanelle del primo atto.
La siora Marina de I quatro rusteghi di Wolf Ferrari nel giugno del 1954 fu, alla Scala, il primo vero personaggio e segna l'inizio di una brillante carriera nei principali teatri italiani, fra cui il Verdi di Trieste, il Regio di Parma, la Fenice di Venezia, l'Opera di Roma e nelle stagioni liriche delle sedi RAI. Raina Kabaivanska deve alla sua rinuncia a cantare Agnese del Maino nella Beatrice di Tenda di Bellini che Antonino Votto direse nel 1961 per il debutto alla Scala di Dame Joan Sutherland, la sua prima apparizione nella sala del Piermarini.
Nello stesso 1961 iniziò la carriera internazionale, che la vide debuttare a Chicago nel Mefistofele di Boito, per apparire successivamente al Metropolitan, dove fu, con i complessi dell'Opera di Roma, la Contessa ne Le Nozze di Figaro di Mozart dirette da Giulini e messe in scena da Visconti, e a Dallas dove cantò la sua unica Suor Angelica sotto la direzione di Nicola Rescigno. Apparve anche nelle principali sedi europee, come Vienna, Leonora in Il Trovatore con Karajan, Londra e Parigi, ai Festival di Glyndebourne e di Aix en Provence dove completò la trilogia mozartiana su testi di Da Ponte con la Donna Elvira di Don Giovanni e la Fiordiligi di Così fan tutte. Al Colon di Buenos Aires fu ospite assidua e gradita. Nel 1965 inaugurò la stagione scaligera con La forza del destino sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni che la considerava la figlia femmina che non aveva avuto e la volle in varie occasioni con sé, per esempio ne I Masnadieri di Verdi all'Opera di Roma e nell'edizione radiofonica del Nerone di Boito, a Torino.
Alice in Falstaff di Verdi le diede l'opportunità di girare il mondo, tanto da venir definita l'Alicissima, e di essere prescelta per tre incisioni, due integrali, con Georg Solti, in cui sostituì la prevista Renata Tebaldi, a Londra e con Leonard Bernstein a Vienna,e una parziale per la Decca che diede a Fernando Corena l'occasione di registrarne un'ampia selezione sotto la direzione di Edward Downes. Di Verdi cantò anche Elvira nell'Ernani, con cui si presentò all'Arena di Verona, Leonora ne Il trovatore, Desdemona in Otello, Amelia in Un ballo in maschera e nel Simon Boccanegra, Elisabetta di Valois nel Don Carlo. Ebbe in repertorio molta musica contemporanea, fu Francesca da Rimini nell'opera di Zandonai a Radio France, cantò il verismo di Giordano (Maddalena in Andrea Chénier) e Leoncavallo (Nedda in Pagliacci), predilesse Wolf Ferrari di cui eseguì anche La Vedova scaltra al Gran Teatro La Fenice e fu con I Quattro Rusteghi, nel personaggio della Siora Felice, che si congedò dalle scene, a Cagliari, nel 1984. Nel 2002, ricorrendo il settantesimo dalla nascita, il comune di Bagnolo in Piano, suo paese natale, le intitolò il locale teatro Gonzaga.
Oggi, non potendone più parlare con l'amico Diliberto, che da tempo non risponde più a telefono, mi fa piacere condividere questo piccolo contributo sulla signora Ligabue in rete, in attesa di un incontro più completo e strutturato di cui non voglio dare troppe anticipazioni.
24/05 di Rino Alessi Nelle foto, Ilva Ligabue e Fiorenza Cossotto in Don Carlo ad Amburgo, il debutto alla Scala ne I Quattro Rusteghi di Wolf Ferrari, l'incisione di Falstaff a Londra, con Georg Solti, Mirella Freni e Geraint Evans, con Giulietta Simionato in un atteggiamento scherzoso durante le recite de La Forza del destino alla Scala Info:h wwww.teatrocomunalebagnoloinpiano.it bellaunavitaalloperablogpost.com




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