PER RICORDARE FERNANDA SELVAGGIO, A POCO PIU' DI UN ANNO CHE CI HA LASCIATO: L'INSIGNE MUSICISTA, VIRTUOSA DEL VIOLINO DAL CARATTERE DOLCE E VOLITIVO, PRIMA DONNA A RICOPRIRE L'INCARICO DI SPALLA NELL'ORCHESTRA DEL TEATRO VERDI DI TRIESTE, NELLE PAROLE DI UNA COLLEGA E AMICA CHE L'HA MOLTO AMMIRATA, KATJA KRALJ
E’ poco più di un anno che Fernanda Selvaggio, musicista insigne, ci ha lasciato. Era nata a Monfalcone il 5 gennaio del 1945, ed era orgogliosa delle sue origini pugliesi. La musica e il violino furono la sua passione, ereditata fin da giovanissima dal padre Ideo.
Nel 1965 si diplomò con il massimo dei voti al Conservatorio Tartini di Trieste, nella classe di Gianni Pavovich. Già l’anno prima era risultata vincitrice della Rassegna nazionale di Vittorio Veneto e nel 1966 della Rassegna nazionale giovani concertisti. Su segnalazione di Remy Principe, dal 1967 partecipò a diverse tournée con I Virtuosi di Roma.
Dal 1970 al 1997 è stata primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, ruolo che in seguito ha ricoperto anche al Gran Teatro La Fenice. Ha suonato, anche come solista, con i più grandi direttori d’orchestra dell’epoca: da Giuseppe Sinopoli a Robert Craft, da Eliahu Inbal a Spiros Argiris, per non parlare di Carlo Zecchi, Carl Melles, Vladimir Fedoseev, Maxim Shostakovich, Gabriele Ferro, Daniel Oren, Lu Ja, Michel Tabachnik.
Apprezzava in particular modo il “musizieren” di Gianfranco Masini e di Pinchas Steinberg, e dai due illustri Maestri era particolarmente apprezzata. Parallelamente a quella in orchestra svolse attività cameristica in duo con pianoforte, trio, quartetto e quintetto d’archi (anche con il fratello violinista e violista Giorgio), in duo con il violinista Saschko Gawriloff e con il violoncellista Siegfried Palm. Si è esibita in Italia e all’estero, in sedi importanti come il Festival di Spoleto o la Biennale di Venezia e per emittenti radio-televisive quali Rai, Deutsche Rundfunk, Radio-televisione belga, Televisione nazionale spagnola, Televisione nazionale greca, Radio austriaca, Radio televisione cinese, Radio televisione serba, croata, slovena. Dal 1966 è stata fondatrice e poi direttrice dell’Istituto Vivaldi della sua natia Monfalcone, e dal 1971 al 1997 docente di violino al Conservatorio Tartini di Trieste, prendendo parte alle giurie di importanti concorsi internazionali.
Il mio ricordo è legato a qualche telefonata e, soprattutto, al quotidiano rapporto - virtuale finché si vuole, - ma da noi vissuto come se fosse reale, sulle pagine di Facebook. Fernanda - che ormai non usciva più di casa – era attivissima sulle reti sociali, apprezzava per esempio che io dedicassi tempo ed energie per ricordare Piero Cappuccilli e Carlo Cossutta, due artisti con cui aveva avuto modo di lavorare e che ammirava spassionatamente. Era una persona vera anche su Facebook, in questo siamo stati simili, e questo ci ha dato l’opportunità di approfondire, in privato, argomenti legati alla musica che meritavano più di un commento social.
Katja Kralj, violinista anche lei, l’ha conosciuta meglio di me e a lei mi sono rivolto per ricordarne la personalità di musicista e di donna. “Ho conosciuto Fernanda quando, nel 1975, sono entrata nell’Orchestra del Teatro Verdi, lei era già concertino, sedeva accanto a Baldassarre Simeone, che per un anno era stato mio insegnante al Conservatorio Tartini. Siamo diventate amiche, anche se lei era qualche gradino sopra di me. Era una bella donna, elegante in tutto quello che faceva, il suo carattere era dolce, ma questo non escludeva che fosse una donna molto volitiva e determinata. Aveva un’aria naturale da Diva se così posso esprimermi.”
Dopo qualche tempo, racconta ancora Kralj: “Ha preso un anno di aspettativa e quando è ritornata ha ritrovato in orchestra Severino Zannerini, con cui spesso avevano suonato assieme. Fu quello il periodo, bellissimo, in cui fu fondata l’Orchestra da camera del Teatro Verdi, diretta da Zannerini, di cui Fernanda, o al limite suo fratello Giorgio era il violino di spalla. Le mattime della domenica cominciammo a tenere concerti con regolarità all’Auditorium di via Tor Bandena. Io mi sentivo meno lontana da lei, che m’incoraggiava sempre. Spesso mi faceva andare un’ora prima della prova per farle sentire qualche cosa e mi dava consigli, incoraggiamenti. Era molto generosa e accogliente. Devo dire ho ricordi bellissimi di quel periodo.”
Quando, prima donna al Teatro Verdi, fu nominata violino di spalla dell’Orchestra, “non tutti accettarono il fatto senza pregiudizi. Lei però sapeva scivolare con eleganza su queste cose, se vogliamo meschine, non perdeva tempo in polemiche. La prima opera in cartellone con lei come spalla fu Adriana Lecouvreur di Cilea, dirigeva Masini che l’apprezzava molto e con cui erano molto amici. Nei confronti dei colleghi più giovani e degli ex allievi che ritrovava in orchestra era attenta e materna. Dietro di sé lasciava sempre una scia di bontà.”.
Quando lasciò l’incarico al Teatro Verdi iniziò a collaborare con la Fenice? “Sì, ci siamo ritrovate a Venezia. Io parttecipavo a qualche produzione come aggiunta e lei era spalla anche lì. A Venezia ritrovò Adriano Vendramelli, anche quello fu un bel periodo. Era ammirata, rispettata. Mi è dispiaciuto che, andando in pensione molto presto, abbia deciso di abbandonare lo strumento. Si dedicò alla sua famiglia, con grande dedizione. Al Teatro Verdi non volle più tornare, amareggiata per il poco risalto che fu dato alla sua uscita. Fece una vita sempre più ritirata. Qualche volta sono riuscita a trascinarla ai concerti che organizzava sua cognata, Fedra Florit con cui ha avuto un bellissimo rapporto. Che dire ancora? Al Teatro Verdi le affidarono, da solista, il concerto per violino di Respighi, non a tutti lo avrebbero assegnato. Non posso che ricordarla con affetto e gratiitudine.”.
Ecco, l’affetto e la gratitudine espressi da Katja Kralj, li condivido anch’io, anche se sono entrato molto più tardi e in modo molto meno incisivo nella vita di Fernanda Selvaggio. Ma le sue parole sempre chiare e oneste nei confronti di fatti e prersone che riguardavano la musica, e soprattutto la musica a Trieste, le ricorderò sempre perché erano, e sono, luminose.
8/06 di Rino Alessi Info: www.facebook.com/chambermusictrieste bellaunavitaalloperablogpost.com





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