ALBERTO TRIOLA AL SUO PRIMO PUCCINI, PER LA TERZA VOLTA AL TEATRO VERDI DI TRIESTE: IL REGISTA MILANESE E MADAMA BUTTERFLY: "HO FATTO TANTI SPETTACOLI, SOPRATTUTTO ALL'ESTERO, MA QUESTO LO CONSERVO NEL MIO CUORE". IL NOSTRO INCONTRO A BOLOGNA VENT'ANNI FA NEL NOME DI CAPPUCCILLI

Milanese, classe 1965, quattordici stagioni passate alla Scala, Alberto Triola ha messo in evidenza una personalità di teatrante trasversale, capace sia nel campo della gestione sia in quello più connaturato al suo temperamento, artistico. Impegnato nella ricerca di nuovi talenti della lirica, prima con la Scuola dell’Opera Italiana, dove ci siamo conosciuti quando m’invitò nella dotta Bologna a presentare la prima edizione del mio Piero Cappuccilli, un baritono da leggenda uscito per Comunicarte, e poi con l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca. Ci ritroviamo a Trieste, vent’anni dopo, mentre mi accingo a ricordare Cappuccilli nel centenario della nascita, con il supporto della seconda edizione del libro, pubblicata a Bologna, da Bongiovanni. Come dire, gli incroci della vita sono curiosi.
Triola ha firmato diverse regie di successo soprattutto all’estero, ma la Madama Butterfly che torna a mettere in scena a Trieste è alla terza versione. “Sono passati sette anni dall’aprile del 2019 quando venni per la prima volta ospite del Teatro Verdi, e pesano come se ne fossero passati settanta” ci dichiara, mentre beviamo un caffè a due passi dal teatro. ”Quando tornai per riallestire Butterfly, nel 2021, eravamo in piena emergenza Covid e lo spettacolo fu condizionato da questa circostanza. Quell’edizione è stata dimenticata.”. Oggi, come vanno le prove? “Benissimo, ho trovato degli interpreti nuovi ed è necessario, in fase di preparazione, saper ascoltare le nuove energie che gli interpreti al debutto portano in scena. Pinkerton, per fare un esempio molto evidente è Antonio Poli che con la sua sensibilità d’interprete gli toglie la patina dello sciupafemmine. Molti dei cantanti che il Teatro Verdi ha scritturato debuttano: Ambrogio Maestri è al suo primo Sharpless, Olga Maslova alla sua prima Cio-Cio-San, Michela Guarrera è una Suzuki esordiente. Poli, che è già stati Pinkerton in diverse occasioni, è stimolato dal confronto con i suoi colleghi meno esperti del rispettivo personaggio.”. Con il direttore d’orchestra il confronto è, però, decisivo…
“Michele Gamba, un talento italiano giovane, è al suo primo Puccini. Ha voluto assistere alla mia prima prova di regia e, durante le prove, ha concertato come usava un tempo. Ci scambiamo opinioni e consigli, ogni gesto, ogni pausa hanno un significato che è nella musica di Puccini, A mia volta, io sono andato alle prove d’orchestra .”. Madama Butterfly è un’opera primaverile? “Qui a Trieste mi è capitato di rappresentarla sempre in aprile. C’è un grande vaso in scena e Cio-Cio-San passa gli anni d’attesa a custodire una primavera che si ostina a non tornare. Tutto il secondo atto racconta un autunno che non vuole smettere di passare. Cio-Cio-San crea in continuazione gli origami e custodisce una primavera di carta che affida alle cure di Suzuki. Nel momento in cui Sharpless le annuncia che Pinkerton non tornerà più, il vaso cade e gli origami si sparpagliano sulla scena. Ho ripensato, migliorandolo, questo momento chiave dello spettacolo.”.
Pinkerton diceva, assume un rilievo particolare in questa edizione? “Ho rivisitato questa natura, anche cinica più che superficiale. La natura è l’unico elemento di empatia con la protagonista. Cio-Cio-San si ripete che il suo uomo tornerà quando fanno il nido i pettirossi, di cui ignora le abitudini di vita. Bene, rivedrà un pettirosso imbalsamato sul cappellino di Kate la signora Pinkerton americana. Riconosce il pettirosso e capisce, dove la porta il suo destino.”. Madama Butterfly è il suo primo Puccini? “Sì, ripetuto per tre volte nello stesso teatro. Speriamo non sia l’ultimo. Ho praticato molto Mozart, in America ho rappresentato Salome, Onegins, l’intero Ring con Luisi direttore, sia pure in forma semiscenica. Questa Butterfly a Trieste è però lo spettacolo cui mi sento più legato. Gli riconosco di essere un manifesto di poetica.”. Puccini la seguirà nel suo futuro percorso di regista? “Chi può dirlo? Butterfly ha quindici anni. Non diamolo per scontato. E’ una creatura d’arte, innocente e ingenua, non conosce l’intimità con un uomo. E’ una vergine che si avvicina al suo sogno d’amore, quando il sogno si realizza le lanterne sul palcoscenico si trasformano in stelle.”. Cosa c’è dopo il primo Puccini a Trieste? “Il progetto cui più tengo è la Trilogia Mozart-Da Ponte in Sud Africa. L’anno prossimo, utilizzando artisti locali, produrremo le tre opere a Pretoria, Città del Capo e Johannesburg. E’ la prima produzione che nasce in Sudafrica. Anche questa è storia.”. 27/03 di Rino Alessi Foto: dall'alto in basso, un ritratto di Alberto Triola alla Toscanini di Parma, la locandina di "Madama Butterfly" in scena dal 2 aprile al Teatro Verdi di Trieste, la mia prima Suzuki al Verdi, Laura Zannini Info: www.teatroverdi-trieste.com bellaunavitaalloperablogspot.com

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