Il TROVATORE AL TEATRO VERDI DI TRIESTE OTTIENE IL SUCCESSO ANCHE CON LA COMPAGNIA ALTERNATIVA: SUGLI SCUDI SAMUELE SIMONCINI E, IL NEOSOPRANO ALESSIA NADIN
Due amici, di cui mi fido, mi avevano suggerito di tornare a una recita de Il Trovatore di Giuseppe Verdi nel primo teatro italiano che gli è stato dedicato e così, in un sabato pomeriggio di sole primaverile alla vigilia della Festa della Donna, eccomi in platea del mio primo Teatro, quello in cui ho imparato ad amare la musica. Con gli amici suggeritori non siamo riusciti a incontrarci, ma ho fatto la scoperta, in questo popolarissimo e difficilissimo titolo verdiano, di cinque artisti, alcuni giovanissimi, di vaglia. Leonora, ossia Alessia Nadin, da Caneva, uscita con il massimo dei voti dal Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, l’avevo ascoltata, accompagnata al pianoforte dalla magnifica Adele D’Aronzo, nel corso della conferenza-concerto di presentazione dello spettacolo. La sua esecuzione di “Tacea la notte placida”, l’aria di presentazione della giovane contesa dal Trovatore Manrico e dal Conte di Luna suo rivale e fratello, mi aveva bene impressionato. Ricordavo di aver già ascoltato Nadin tempo fa come mezzosoprano, e come tale si era presentata qualche anno fa, sul palcoscenico triestino nel personaggio di Stéphano, l’irriverente paggio en travesti di Roméo et Juliette di Charles Gounod sotto la direzione del purtroppo defunto Julian Kovatchev e per la regia di Damiano Michieletto. Qualche stagione più tardi Alessia Nadin è tornata a Trieste. Era Giovanna Seymour rivale nella storia e nell’opera di Donizetti di Anna Bolena. Non ebbi modo di ascoltarla, perché anche in quell’occasione era stata destinata al secondo cast. Seymour è però un mezzosoprano sui generis, è quasi un soprano vero e proprio, tanto è vero che, dal 2024, seguita dal Maestro Toni Gradsack, Alessia Nadin si presenta come soprano lirico spinto in un repertorio che si sta costruendo. Ed eccola Leonora.
Di là dalle etichette, che lasciano sempre il tempo che trovano, all’ascolto in recita, con l’orchestra che ben risponde alla direzione dinamica di Jordi Benacér, nell’emozionante “Tacea la notte placida” ho apprezzato il bel legato, il gioco di sfumature molto ricercato, la bella restituzione del testo, poetico, di Salvatore Cammarano dell’artista veneta. Il terzetto che segue, condotto da Benacér con grinta e polso sicuro, vede il soprano tenere testa a un Manrico vigoroso, generoso di suono e recitazione, e degno di interpretare questo personaggio icona, ossia il tenore Samuele Simoncini, già ascoltato al Verdi come Andrea Chénier. Quanto al baritono, Daniele Terenzi, speriamo ci riservi belle sorprese, è ancora acerbo, ma il suo Conte di Luna è da tutto da ascoltare, bel fraseggio, interpretazione calda e coinvolgente. Il basso orientale Yongheng Dog è un Ferrando di mezzi vocali notevoli, che nella scena d’apertura dell’opera dialoga da pari a pari con l’ottimo Coro maschile stabile del Verdi preparato da Paolo Longo. C’è poi, a completare il gruppetto dei protagonisti, Chiara Mogini, Azucena che già la scorsa stagione era stata un’eccellente Zia Principessa nella Suor Angelica pucciniana e che qui si conferma un’ottima artista. Come dire un quintetto affiatato, omogeneo, da ascoltare con attenzione. In sala il pubblico del sabato pomeriggio è molto maturo, ho visto diverse persona in difficoltà di movimento, ma molto attento, partecipe e reattivo. Rincuora riscontrare che la musica fa muovere anche chi lo fa con difficoltà. E il personale d’accoglienza del Teatro Verdi va lodato, perché, con pazienza e gentilezza - gli anziani, si sa, non sono sempre docili e comprensivi – è in grado di seguire e accontentare tutti. Insomma una bella recita, in cui anche la regia alla francese, è parsa più digeribile che alla prima. Dal Teatro Verdi di Trieste è tutto.
8/03 di Rino Alessi Foto: Fabio Parenzan Giulio Delise Info: www.teatroverdi-trieste.com www.alessianadin.com bellaunavitaalloperablogspot.com



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