La Biennale di Venezia / Il programma della Biennale Musica 2026

Quest’anno l’appuntamento con le arti dal vivo della Biennale di Venezia prende il via il 7 giugno con il 54. Festival Internazionale del Teatro diretto da Willem Dafoe in scena fino al 21 giugno; per proseguire dal 17 luglio all’1 agosto con il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Sir Wayne McGregor; infine il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea sotto la direzione di Caterina Barbieri sarà in programmazione dal 10 al 24 ottobre.
158 appuntamenti per 470 artisti che saranno a Venezia per i festival di Danza Musica e Teatro: uno sguardo sul mondo che coinvolge Paesi da una parte all’altra del globo – dall’Italia e dalle sponde del Mediterraneo alla Lapponia, dal Sudafrica alle regioni del Daliangshan cinese al sud est asiatico fino al Giappone, a Samoa e alla Nuova Zelanda. Attorno a loro la comunità di Biennale College, i giovani artisti under 30 che si affacciano al mondo dell’arte per portare sul palcoscenico internazionale dei festival le loro creazioni. Quest’anno sono giunte 1.841 domande di partecipazione da 48 Paesi diversi: per i bandi destinati a registi e drammaturghi italiani, cui si è aggiunto il nuovo bando per attori e attrici; per i bandi destinati a coreografi e danzatori, cui si aggiungono i bandi per nuove opere di un coreografo italiano e di un coreografo straniero; infine per il bando destinato a compositori, sound artist e performer musicali. Un impegno della Biennale a fornire risorse, tempi, modalità che permettano la nascita di progetti di lungo termine.
Ma allo stesso tempo un contributo al rinnovamento dell’idea di regia e di drammaturgia, coreografia e danza, scrittura e interpretazione musicale, un osservatorio sull’evoluzione delle arti dal vivo. Scrive Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia, nella presentazione: “Danza, musica e teatro sono linguaggi che si manifestano nel tempo e nella presenza, determinandosi nella relazione del qui e ora tra artista e pubblico. Per Sir Wayne McGregor la danza ci invita a riconsiderare la natura del tempo, per Caterina Barbieri la musica ci riporta all’ascolto primordiale da cui tutto nasce, per Willem Dafoe il teatro ci riconduce alla verità dell’incontro umano. I titoli da loro individuati - Time Does Not Exist, A Child of Sound e Alter Native - oltre che dichiarazioni poetiche, confermano il qui e ora e sono veri e propri orientamenti di ricerca del nostro stare al mondo. E i tre settori, ancora una volta, confermano il loro essere in dialogo, ognuno con il proprio specifico codice. I programmi presentati dai direttori, infatti, esplorano la dimensione centrale dell’esperienza artistica dal vivo intesa come tramite necessario per rinnovare, ogni volta, la percezione della realtà di chi partecipa a un evento performativo”. Biennale Teatro In scena dal 7 al 21 giugno 2026, il 54. Festival Internazionale del Teatro porterà a Venezia oltre 200 artisti per 55 appuntamenti, con 11 tra produzioni e coproduzioni, 10 prime assolute, 2 europee e 4 italiane. 610 sono le domande pervenute per Biennale College Teatro. “Per l’edizione di quest’anno – afferma il Direttore Willem Dafoe - abbiamo scelto il titolo ALTERNATIVE, o più precisamente, ALTER NATIVE. Non esiste un significato preciso, poiché l’etimologia può essere vaga o evocativa. L’idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura. Oppure ALTER come altro e NATIVE come la cultura di provenienza”. Attraversa tutti i continenti il 54. Festival Internazionale del Teatro mettendo in luce alfabeti, culture e tradizioni diverse, che non riproducono fedelmente sé stesse, ma aprono nuove strade, offrendo altri modi di vedere e di pensare il mondo. Il viaggio parte dall’origine viva del teatro, dalla Grecia di Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis con il loro concerto-spettacolo Cries, “ispirato dal pensiero del rifugiato del poeta Giorgos Seferis, dal lamento di Ecuba della Troiane di Euripide, e dalle grida di tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù, lo sradicamento e la migrazione nel corso dei secoli”
. Testi e parole di una memoria collettiva si intrecciano in un flusso continuo con le musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, in scena con il suo ensemble insieme alle voci del baritono Georgios Iatrou e dello stesso Stergioglou. Regista e attore di teatro ma anche di cinema (è protagonista in Dogtooth di Yorgos Lanthimos e premiato come miglior attore al Festival di Berlino per The eternal return of Antonis Paraskevas di Elina Psykou), Christos Stergioglou arriva per la prima volta in Italia. Esponente del nuovo teatro greco, Mario Banushi, destinatario del Leone d’argento, sarà al festival con la trilogia che l’ha reso immediatamente famoso, Romance familiare. Ragada, Good Bye Lindita, Taverna Miresia sono i capitoli di un paesaggio della memoria che affonda le radici in riti e tradizioni ancestrali legati all’infanzia albanese di Banushi, un paesaggio costruito per visioni poetiche, immagini evocative sospese tra sogno e realtà, forti di una carica emotiva che trasforma temi intimi e personali – legami e affetti, senso di perdita e di dolore, nostalgia - in poesia universale. La trilogia di Mario Banushi sarà presentata dalla Biennale di Venezia in coproduzione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain. Dall’Europa mediterranea all’estremo oriente, dove da più di trent’anni Satoshi Myiagi, allievo ed erede del maestro del teatro giapponese di ricerca Tadashi Suzuki, affronta i capisaldi della tradizione scenica occidentale, dalla tragedia greca al dramma shakespeariano (straordinaria l’Antigone di Sofocle con cui inaugura il Festival di Avignone 2017), attraverso la lente della tradizione teatrale giapponese facendoli risuonare in modo nuovo. Così Mugen Noh Othello, che porterà alla Biennale Teatro, reinventa Shakespeare alla luce del rituale del teatro Mugen-Noh. Una delle diverse declinazioni del teatro Noh, risalente al tredicesimo secolo, il Mugen-Noh vede nell’opera teatrale la ricreazione di un sogno o di un’illusione all’interno di un orizzonte unitario in cui i vivi e i morti coesistono. Myiagi trasforma così la tragedia del Moro di Venezia in una rêverie interpretata dallo spettro di Desdemona, che rivive la causa originaria della sua sofferenza e sposta il perno della tragedia. Una reinvenzione che mette in tensione la distanza tra corpi e voci, tra gesto e narrazione, affidando ogni personaggio a un duplice interprete. Dal sud est asiatico, per la precisione da Giava, arriva una forma originale di danza, musica e canti che attinge a un complesso tradizionale di arti marziali, noto come Silat, dal 2019 patrimonio immateriale dell’umanità. La compagnia di Giacarta Bumi Purnati Indonesia presenterà due spettacoli: Under the Volcano per la regia di Yusrli Katil, ispirato alla terribile eruzione del Krakatoa del 1883, e Hikayat Perahu/The tale of Boat per la regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson in I La Galigo e Persephone. Ispirato al poema Lampung Karam, composto nella forma tradizionale di poesia malese syair da Muhammad Saleh, poeta e studioso religioso di Sumatra e testimone oculare del terribile evento, Under the Volcano restituisce una trama potente e commovente con oggetti di scena semplicissimi, come otto scale di legno utilizzate per ricreare montagne, valli, mercati, ma anche montaggi di filmati e immagini fisse di fuoco, lava, rocce. Hikayat Perahu/The tale of Boat si ispira a un testo fondamentale della letteratura malese, Syair Perahu, del poeta mistico sufi Hamzah Fansuri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo. Nella storia di una barca che naviga sull’Oceano il poeta simboleggia la vita e il percorso spirituale che l’anima compie verso Dio. Dall’India un’arte performativa dal vocabolario rigoroso, intrisa di spiritualità e di raffinato erotismo, che giunge fino a noi attraverso i secoli: è la danza Odissi della coreografa e danzatrice di Calcutta Sharmila Biswas, allieva del leggendario maestro Kelucharan Mohapatra, prima di diventare lei stessa una grande interprete nota in tutto il mondo. A Venezia presenta Mischief dance: A Journey Through Rhythm and Spirit. Fra le diverse forme assunte dalla classica indiana, nata come forma devozionale nella zona centro orientale del Paese, l’Odissi si danza su musiche che fondono tradizione carnatica del sud e indostana del nord dell’India alternandosi a testi drammatici prevalentemente attinti al poema Gita Govinda.
Un immaginario ancestrale fatto di terra e aria, acqua e fuoco, abitato da dèi e uomini, sottende le visionarie creazioni dell’artista samoano Lemi Ponifasio, uno dei maggiori registi e coreografi neozelandesi, che alle culture aborigene del Pacifico - dai Maori della Nuova Zelanda ai Kiribati della Micronesia - ma anche del Sud America attinge per creare, come uno sciamano, nuovi simboli che parlino anche al nostro presente, dove cerimonie, cultura performativa e teatro contemporaneo si fondono. Così Star Returning: Venice, la nuova opera di Ponifasio, è un modo di ascoltare la terra, gli antenati e i miti condivisi del popolo Yi della regione montagnosa del Daliangshan cinese, la loro cosmologia, le origini e il profondo legame con la natura, gli antenati e la spiritualità intrinseca a questa cultura. Scrittore, attore, danzatore, regista ruandese, Dorcy Rugamba ha lavorato anche con la compagnia di Peter Brook, con Milo Rau e con Abderrahmane Sissako, il regista di Timbuktu. Dorcy Rugamba porterà per la prima volta in Italia, dopo il debutto al Théâtre des Bouffes du Nord e al Festival d’Automne, e dopo una tournée negli Stati Uniti e in Australia, Hewa Rwanda – Letter to the Absent. Tratto dall’opera omonima scritta da Rugamba nel 2024 e tradotta in tutto il mondo, Hewa Rwanda – Letter to the Absent è un memoriale consegnato ai propri figli, la testimonianza in prima persona del genocidio dei Tutsi avvenuto nel 1994, che ha determinato la sua storia di uomo e di artista. In scena lo stesso Rugamba con tutti i colori della musica dell’eccentrico e talentuoso polistrumentista senegalese Majnun. “Mentre Hewa Rwanda, Letter to the Absent affronta il genocidio, le questioni del lutto e una famiglia che è stata quasi annientata, volevo principalmente che non fosse un testo commemorativo ma un inno alla vita, quindi il tono del testo abbraccia deliberatamente leggerezza, umorismo, poesia, musica e la vita in tutti i suoi aspetti”. Una celebrità della world music, la cantante Angelique Kidjo sarà alla Biennale per un concerto in duo con il pianista Thierry Vaton. Originaria del Benin e da anni residente in Francia, Angélique Kidjo, ha creato un linguaggio comune tra diverse culture partendo dal retaggio delle tradizioni dell’Africa occidentale per inglobare elementi provenienti da generi come il funk, il jazz, il soul, influenze dall’Europa e dall’America Latina. Tornando all’Italia, Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera e Leone d’oro alla carriera di questa edizione della Biennale Teatro, presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile, affrontando l’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile di cui aveva già messo in scena La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella. “Ho sempre intercettato, nelle sue favole, qualcosa di reale e contemporaneo, qualcosa che ci appartiene – dichiara Emma Dante. Pertanto, mi piace, di Basile, la verità. Nonostante l’architettura straordinaria che costruisce attraverso il linguaggio, mantiene sempre qualcosa di fortemente realistico. Ne I fantasmi di Basile ci sono alcuni frammenti della nostra trilogia, che evocano i fantasmi protagonisti”.
Dopo il riscontro di pubblico e critica raccolto dal suo irrituale Pinocchio, costruito con i corpi “diversi” dei ragazzi della compagnia Scuola Elementare del Teatro di Napoli, Davide Iodice torna alla Biennale con Promemoria, lavoro in cui affronta il tema della memoria, ponendo al centro i racconti e la vita degli anziani che risiedono nelle strutture di accoglienza. Seguendo un metodo di lavoro che mette al centro la persona e le sue fragilità, Promemoria nasce al termine di un laboratorio intensivo chiamato L’enciclopedia delle Emozioni, svoltosi dal 29 maggio al 2 giugno 2025, presso le strutture che si occupano della cura delle persone anziane a Venezia. “Un invito ad esplorare la potenza trasformativa del teatro e della relazione umana, e a diventare parte di un processo creativo collettivo che si rivolge direttamente alla comunità” dice Iodice. La restituzione di questo grande percorso è Promemoria, performance che avrà luogo presso le Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane di San Giobbe. L’attenzione alla nuova creatività trova spazio al festival tramite la consolidata attività di Biennale College, che anche quest’anno presenta un regista e due drammaturghi under 30, selezionati tramite bandi nazionali e a seguito di varie fasi di valutazione. Quest’anno sarà Alberto Colombo Sormani a debuttare sul palcoscenico del Festival con Imago Vocis | spacetime in-between, che intreccia la sua vocazione per il teatro con lo studio dell’astrofisica (per cui è ricercatore presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università La Sapienza di Roma), l’attenzione per le nuove tecnologie con il linguaggio del corpo. “Un raro mix di ambiguità e audacia. Un progetto lungimirante”, lo ha definito Willem Dafoe scegliendolo. Davide Pascarella e Bruna Bonanno sono vincitori del bando biennale dedicato alla nuova drammaturgia. Bacio Sogno Autodistruzione, definita dal suo autore “la rappresentazione pubblica di un viaggio intimo e privato” verrà presentato in forma di lettura scenica da Alessandro Businaro, che alla Biennale aveva già partecipato con lo spettacolo George II ed è stato da poco nominato direttore artistico junior del Teatro Stabile del Veneto.
“Nello scavo interiore, nel confronto con il disagio contemporaneo che attanaglia una generazione, il lavoro fa intuire un potenziale di crescita che merita ogni attenzione” – si legge nella motivazione. Aka Jolly Roger di Bruna Bonanno è una “drammaturgia pirata” secondo i Motus che firmeranno, in via del tutto eccezionale rispetto al loro percorso artistico, la mise en lecture del testo, grazie all’affinità trovata nei “contenuti libertari e nella luce che sprigiona dal testo, proprio nell’insistenza (nonostante la fine sembri sempre più vicina) a immaginare nuove forme di alleanza/coagulazione di cellule resistenti. Ma è anche la struttura “acquatica” della scrittura ad affascinarci, l’idea di guardare la nostra terra dal mare: ci imbarchiamo su un galeone pirata, ne cuciamo la bandiera (una nuova variazione delle centinaia di Jolly Roger sparse per il mondo?) per sabotare anche i meccanismi stessi della messa in scena”. Dopo il debutto in forma di lettura scenica lo scorso anno, Tacet di Jacopo Giacomoni, testo vincitore di Biennale College Drammaturgia 2024-25 e del Premio Riccione 2025, viene portato a compimento e presentato in prima assoluta con la regia di Silvia Costa. Un testo ispirato con originalità da filosofia, metafisica e matematica, pensando a quell’ultimo rito laico che è il minuto di silenzio, che gioca con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro”. Nel solco di Biennale College, del rapporto tra giovane artista e maestri, si colloca il Progetto Scuole di Teatro, che dopo l’esperienza dello scorso, vede la Biennale Teatro aprire le porte a tre accademie. La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi che metterà in scena con gli attori del terzo anno un classico brechtiano, Santa Giovanna dei Macelli, per la regia di Marco Plini, per capire come squilibri, diseguaglianze, meccanismi di manipolazione finanziari dei mercati cambino, dove si sposta “il paradigma del conflitto in un’epoca che ha superato il concetto di lotta di classe”. L’Accademia Teatrale Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con il regista Giorgio Sangati e gli allievi diplomati del corso di recitazione presenta Comeradovera.
Incrociando storie, punti di vista, dettagli, stati d’animo, tempi e ricordi, vicende pubbliche e private attorno all’incendio del Teatro La Fenice di trent’anni fa, il lavoro si interroga sul rapporto tra la vita di una singola persona o di una comunità e l’esperienza traumatica della perdita. Infine la Scuola Teatro di Napoli – Teatro Nazionale con il direttore e regista Arturo Cirillo e i giovani attori del secondo anno rende omaggio a Enzo Moscato, figura fondamentale della drammaturgia napoletana scomparso due anni fa, incrociando due testi degli anni ottanta, Festa al celeste e nubile santuario e Ragazze sole con qualche esperienza, che nel nuovo allestimento diventano Quindici ragazze con qualche esperienza. Infine, un nuovo college per attori è stato avviato quest’anno dal direttore Willem Dafoe: gli undici performer under 30 selezionati in una rosa di 440 candidature seguiranno un progetto di residenza a Venezia sviluppato nell’arco di quattro settimane – dal 25 maggio al 21 giugno 2026. Una serie di laboratori con, oltre allo stesso Dafoe, Evangelia e Mary Randou, Simon McBurney del Théâtre de Complicitè e Silvia Costa. Il laboratorio destinato ai primi selezionati del nuovo bando di drammaturgia di Biennale College avrà quest’anno come mentore il poeta e drammaturgo Fabrizio Sinisi. Ci saranno poi il workshop di critica teatrale, in collaborazione con la docente e critica Roberta Ferraresi insieme a Massimo Milella; conversazioni, incontri, tavole rotonde con gli artisti e le artiste saranno guidati da Maddalena Giovannelli e Andrea Porcehddu, giornalisti e critici di teatro. Un omaggio a Bob Wilson sarà ospitato nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian per tutto l’arco del festival grazie ai materiali raccolti e conservati all’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Biennale Musica A Child of Sound è il titolo scelto dalla direttrice Caterina Barbieri per il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea in scena a Venezia dal 10 al 24 ottobre. “La musica è l’infanzia dello spirito – scrive Caterina Barbieri - un’esperienza che ci riconnette a uno stato primigenio di apertura, vitalità e potenza creatrice. La grazia del bambino che incontra il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio, del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia attraverso cui la musica sa disarmarci. Una delle figure centrali dell’avanguardia europea, Karlheinz Stockhausen – prosegue - collega spesso la sperimentazione musicale alla capacità infantile di giocare con il suono, ribadendo più volte che il musicista deve conservare un modo di ascoltare simile a quello dei bambini: un ascolto vergine, non giudicante, libero da aspettative stilistiche o convenzioni culturali; l’infanzia dunque come luogo di origine dell’ascolto radicale”. Prendendo ispirazione dal bambino di suono come simbolo di rivoluzione e guarigione al contempo, la Biennale Musica 2026, propone un programma di prime assolute e lavori site-specific coinvolgendo alcune delle voci più interessanti e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e geografia, in linea col percorso di curatela già intrapreso l’anno scorso. Il programma include molte commissioni originali e opere collettive, che esplorano modalità di ascolto dinamiche e partecipative.
Ad oggi 130 artisti per oltre 40 appuntamenti - con 23 novità, di cui 18 in prima assoluta - saranno presenti al 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, protagonisti di una programmazione che attraversa secoli e continenti fondendo tradizione, classico e sperimentale. Il Parco della Musica Contemporanea Ensemble, 32 strumentisti e un coro di 16 voci sotto la direzione di Tonino Battista, associa la prima esecuzione assoluta di Musica per una fine di Ennio Morricone, lavoro inedito pubblicato postumo da Sugar Music e costruito attorno a una poesia di Pier Paolo Pasolini letta dal poeta, a un programma su Johann Sebastian Bach, fra cui il Ricercare a sei voci nella magistrale orchestrazione di Anton Webern, e una commissione a Sarah Davachi, una delle voci più interessanti e coerenti della scena musicale contemporanea, che al Festival riceverà il Leone d’argento. Sara Davachi debutterà anche in un recital per solo organo da camera che alternerà brani tratti da un nuovo album in via di pubblicazione la prossima estate a brani dall’album del 2024 The Head as Form’d in the Crier’s Choir. In prima assoluta e commissionato dalla Biennale è l’opera transculturale In the Threshold of Your Love, che mette in dialogo la compositrice e vocalist americana Lyra Pramuk con il musicista iraniano Mohammad Reza Mortazevi, fra i massimi interpreti delle percussioni tradizionali persiane, di cui ha radicalmente ridefinito la tecnica. Le incantazioni vocali futuristiche per cui va famosa Lyra Pramuk e in cui molti hanno visto affinità con Meredith Monk e Cathy Berberian, sono il punto di partenza per esplorare stratificazioni elettroniche e tecniche d’avanguardia attraverso cui reinventare tradizioni folk senza tempo. Accanto a loro il polistrumentista egiziano Islam El-Ghazouly, al sintir marocchino, fujara slovacco ed elettronica. Dalle vocalità prodigiose di Lyra Pramuk alla potenza del canto a cappella che tocca corde profonde dei Tallis Scholars, da oltre cinquant’anni interpreti del grande repertorio sacro vocale rinascimentale e barocco. Chants, come si intitola il concerto, è un itinerario musicale che attraversa i secoli, dall’Alto Medioevo alla contemporaneità, nel segno della comune aspirazione al canto come via privilegiata di elevazione spirituale. Un programma di antifone, responsori, inni e sequenze in cui il canto diventa strumento di preghiera, guarigione e unione mistica con Dio: da Hildegard von Bingen e Gregorio Allegri fino ad Arvo Pärt e Kara-Lis Coverdale, cui la Biennale commissiona la creazione di un nuovo brano in prima assoluta. Pianista e organista, oltre che compositrice e musicologa, la canadese di origine estone Kara-Lis Coverdale, pur radicata nella sensibilità contemporanea, si inscrive nella tradizione corale baltica e pone al centro del suo lavoro la voce. La compositrice sarà, inoltre, alla Biennale anche in veste di interprete del suo ultimo album Changes in Air, che esplora elettronica, strumenti acustici e organo. In scena al suo fianco, come organista d’eccezione, Sarah Davachi, destinataria del Leone d’argento. Canons per coro a cappella di Clarissa Connelly, presentato in prima italiana, pone nuovamente al centro attraverso la voce il rapporto complesso tra memoria storica e contemporaneità. Compositrice e polistrumentista scozzese residente a Copenhagen, Clarissa Connelly nei suoi lavori, in cui si respira un afflato mistico, opera una sintesi onirica tra canto popolare nordico, canto medievale e suoni digitali. Willem Dafoe. Autobiografia dell’avanguardia è il documentario che, seguendo le tracce della passata edizione della Biennale Teatro, racconta la nascita dell’avanguardia teatrale con particolare attenzione a quello che accade a New York a partire dalla fine degli anni Settanta, e come, prima e accanto alla star cinematografica diretta dai maggiori registi, c’è stato e c’è un grande interprete della migliore ricerca teatrale. Tra gli intervistati ci sono Richard Schechner, leader di The Performance Group, ed Elizabeth LeCompte, guida del Wooster Group. Willem Dafoe. Autobiografia dell’avanguardia verrà trasmesso su Rai 5 il 28 marzo alle 22.45 per poi essere disponibile su RaiPlay. È una produzione Rai Cultura in collaborazione con la Biennale di Venezia. Ideato e realizzato da Felice Cappa, con la regia di Dimitri Patrizi, a cura di Giulia Morelli, produttrice esecutiva Serena Semprini, programmista multimediale Matilde Pieraccini. Cataloghi I cataloghi del 54. Festival Internazionale del Teatro, del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea e del 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea sono editi da La Biennale di Venezia e sono a cura dei Direttori dei tre Settori. I tre cataloghi approfondiranno temi, protagonisti, spettacoli di ciascun Festival con saggi critici, immagini e inedite illustrazioni. L’identità grafica del Settore Danza Musica Teatro è firmata dallo studio Headline di Rovereto, così come il layout del catalogo della Biennale Danza 2026; il layout del catalogo della Biennale Teatro 2026 e del catalogo della Biennale Musica 2026 è firmato dallo Studio Tomo Tomo di Milano. La Biennale per il contrasto al cambiamento climatico Dal 2021 la Biennale ha avviato un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Dal 2022 al 2024 ha ottenuto la certificazione di neutralità carbonica secondo lo standard PAS 2060 per tutte le proprie manifestazioni svolte durante l’anno, grazie a una raccolta dati sulla causa delle emissioni di CO2 generate dalle manifestazioni stesse e all’adozione di misure conseguenti. Per il 2025 l’obiettivo è stato quello di ottenere la certificazione del calcolo dell’impronta carbonica, secondo la nuova norma ISO 14067, per tutte le attività programmate. In questo senso, La Biennale è impegnata anche nel 2026 in un’attività di sensibilizzazione e comunicazione verso il pubblico (si veda scheda allegata). Da oggi i programmi dei Festival di Danza Musica e Teatro, con le modalità di accredito, si trovano sul sito web della Biennale (www.labiennale.org). Le immagini dei Festival sono scaricabili all’indirizzo https://cloud.labiennale.org/url/dmt2026 (password: Biennaledmt2026). ______ooOoo_______ Grazie al Ministero della Cultura per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato ai programmi dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia. Media partner dei settori Danza, Musica e Teatro sarà ancora una volta la Rai. Attraverso i suoi canali informativi e Rai cultura - in particolare il canale Rai 5 e Radio3 - racconterà e proporrà al pubblico le diverse attività che si svolgeranno in laguna. Prosegue la consolidata collaborazione con Vela – Venezia Unica, società commerciale della mobilità e di marketing della Città di Venezia, con un accordo finalizzato a un reciproco scambio di promozione e visibilità. Si ringraziano per la collaborazione e il sostegno: Comune di Venezia, Fondazione Forte Marghera, Fondazione Teatro La Fenice, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Fondazione Giorgio Cini, Centro Servizi San Giobbe, I.P.A.V. Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane. 23/03 Comunicato Stampa Info e Foto: www.labiennale.org bellaunavitaalloperablogspot.com

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