PIER PAOLO BISLERI TRA TEATRO MUSICALE E PROSA: "quest'anno mi dedico soltanto alla prosa, ma l'anno prossimo c'è un nuovo Otello a Livorno, Lucca, Pisa e Avignone e, speriamo, la ripresa di Iris"

Incontrare Pier Paolo Bisleri davanti a un caffè e una fetta di Sacher Torte è sempre un piacere. Perché siamo amici, entrambi golosi e, soprattutto, entrambi appassionati di teatro, musicale e no. Per anni i nostri rapporti sono stati cordiali ma neutri. Poi, una sera alla Sala Tripcovich che non c’è più, mi si avvicinò timidamente, - ero seduto assieme a un’amica, - per ringraziarmi dell’articolo che avevo pubblicato su una rivista specializzata a proposito de I Cavalieri di Ekebù di Zandonai, che Pier Paolo aveva realizzato assieme a Federico Tiezzi per un’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Verdi di Trieste, che il Sovrintendente Cambreleng e il Direttore artistico Vigié – i due migliori dirigenti che abbiamo avuto a Trieste in questi ultimi anni - avevano impostato ma dovettero lasciare per questioni politiche. Mi disse, un po’ farfugliando, che non era suo costume ringraziare pubblicamente chi scriveva bene di lui, ma che in quel momento si sentiva di farlo.
Mi fece piacere e nacque un’amicizia solida. Sapevo che Pier, così lo chiamiamo in generale noi amici, era diplomato in scenografia e costume, all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, che dal 1970 al 1980 aveva diretto lo spazio Arti Visive del Centro “La Cappella Underground” di Trieste, interessandosi alle diverse espressioni dell’arte contemporanea ed entrando in contatto con artisti quali Joseph Beuys, Arnulf Reiner, Christo ed Andy Warhol, con i quali poté instaurare proficue collaborazioni. Dal 1978, stimolato da Sergio D’Osmo, suo mentore, inizia la carriera di scenografo e costumista, collaborando con registi come Giuseppe Patroni-Griffi per la Trilogia Pirandello del Teatro nel Teatro allo Stabile FVG, all’epoca dei suoi splendori sotto la direzione di D’Osmo, Walter Pagliaro per una Götterdämmrung wagneriana al Teatro Verdi, Antonio Calenda per una Giovanna d’Arco al rogo realizzata in collaborazione fra Teatro Stabile FVG e Teatro Verdi. Dal 1991 nasce il sodalizio con Federico Tiezzi. Nel 1999 è nominato Direttore degli allestimenti scenici del Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa, sotto la direzione di Luca Ronconi, quindi della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.
Scenografo e costumista proveniente dal teatro di prosa, si dedica all’opera lirica firmando, assieme a Tiezzi, lavori quali Norma a Bari, Il Barbiere di Siviglia a Venezia, anche se ha girato molto è un Rossini poco centrato, Don Quichotte di Massenet a Trieste, spettacolo magnifico, e ancora Lucia di Lammermoor per la regia di Giulio Ciabatti a Trieste e poi in tournée giapponese con Stefania Bonfadelli nel rôle en titre e Oren sul podio. I già nominati Cavalieri di Ekebù, con Tiezzi per Trieste e Catania, Iris di Mascagni sempre con Tiezzi, per Livorno e Trieste – Fulvio Venturi grande esperto mascagnano li ricorda con piacere - Simon Boccanegra, per la Scala, Ottone in villa di Vivaldi per le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik. Questo il passato, ma come si presenta il 2026 per lo scenografo Bisleri? “Avrei dovuto cominciare l’anno con l’opera lirica a Livorno e Lucca con un’appendice in Francia ad Avignone. un nuovo Otello per la regia di Alessio Pizzech, ma il progetto slitta al 2027 con un parco teatri regionali coproduttori che si è ampliato e comprenderà anche il Verdi di Pisa e, dovrebbe ancora ampliarsi a Ferrara e Ravenna. A questo punto nel mio cartellone rientra di prepotenza la prosa con il nuovo spettacolo di Virginia Raffaelle Gran Circo Barracàl per la regia di Federico, un’inedita Pentesilea della poetessa palermitana Lina Prosa con la regia di Massimo Verdastro e il nuovo testo teatrale di Giacomo Battiato che metterà in scena il suo L’attrice costruito attorno al richiamo televisivo di Cristiana Capotondi.”
C’è qualche legame fra i tre? “Sono cose differenti ma anche nel testo di Battiato l’attrice protagonista proviene, a cavallo del secolo, dal mondo girovago dei circensi per poi diventare una primadonna. In Pentesilea, Lina Prosa, che è un’autrice e attrice che ha ricevuto la Legion d’onore in Francia dove ha diretto Le Vieux Colombier a Parigi, e a Palermo conduce il Gruppo di attrici amazzoni, tutte donne operate al seno, riscrive il mito di Pentesilea e Achille da anziani quando sono in grado di vivere un rapporto d’amore più profondo.”. E Otello? “Slitta al 2027 ma avremo più teatri coproduttori e quindi più soldi. Per Otello ho immaginato uno spazio che di atto in atto diviene sempre più claustrofobico. Ho molto ammirato l’Otello di Carmelo Bene in cui il protagonista era il fazzoletto. Qui il protagonista sarà il letto di Desdemona che da giaciglio d’amore si trasforma in letto sacrificale. La scena si svilupperà in due grandi carri a rappresentare le parti esterne del palazzo sul mare che man mano convergeranno verso il centro. Vi saranno dei portelloni che creeranno diverse aree di spazio vuoto in cui vedremo Otello che sbircia Desdemona con Cassio. Jago che crea la gelosia nei confronti di Desdemona.
Ognuno dei quattro interpreti principali avrà un’isola in cui rintanarsi. Il procedere drammatico e drammaturgico avrà il suo culmine nel lavacro di Desdemona da parte delle ancelle che la purificano e le fanno indossare la camicia da notte del suo martirio. In quel momento le pareti si apriranno lasciando intravedere la prima scena. I costumi saranno realizzati da Chiara Barichello, tutti di foggia marinara tranne quelli del corteggio veneziano.”. Vivi a Trieste ma ormai non ci lavori più… “Non è un problema. Nel teatro di prosa i registi con cui collaboro non hanno rapporti con lo Stabile regionale. Al Teatro Verdi incontro spesso il Sovrintendente Giuliano Polo con cui siamo in buoni rapporti. Gli ho suggerito di riprendere in mano spettacoli prodotti nei nostri laboratori di opere poco rappresentate, I Cavalieri di Ekebù e Iris di Mascagni per esempio, che rientrano fra i progetti cui tengo di più. Qualche spiraglio potrebbe esserci per Iris che a Livorno piacque tanto alla nipote di Mascagni. Nel nostro spettacolo vide la chiave per ridare vita a un’opera che era finita nel dimenticatoio. A Trieste, sotto la direzione di Nello Santi ebbe molto successo. Era il 2007. Sarebbe bello poterla riprendere sia a Trieste sia a Livorno.”. 17/03 di Rino Alessi Foto: dall'alto in basso un ritratto dello scenografo triestino, il bozzetto di Otello per lo spettacolo che andrà in scena a Livorno, I Cavalieri di Ekebù e in basso Iris al Teatro Verdi di Trieste Info:www.teatroverdi-trieste.it bellaunavitaalloperablogspot.com

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