Tre modi di danzare il presente: alla Scala il trittico McGregor / Maillot / Naharin

La musica dei White Stripes che si intreccia alle composizioni di Joby Talbot nell’elettrizzante coreografia di Wayne McGregor, l’esordio di Jean-Christophe Maillot con uno dei suoi lavori più intimi e profondi, il linguaggio Gaga di Ohad Naharin che rompe ogni distanza tra scena e platea. Dal 18 al 28 marzo, al Teatro alla Scala, il trittico McGregor / Maillot / Naharin porta in scena tre modi radicalmente diversi, e ugualmente necessari, di abitare il corpo, la musica e lo spazio, in un percorso che attraversa energia, memoria e libertà, tra novità e debutti per il Corpo di Ballo della Scala.
La sera si apre sull'impatto immediato, quasi fisico, di Chroma, segnando il ritorno della firma di Wayne McGregor, con uno dei suoi pezzi più rappresentativi, che arriva per la prima volta su un palcoscenico italiano nel ventennale dalla sua creazione. «Nel linguaggio, Chroma è una ridefinizione della danza classica: porta la tecnica tradizionale verso nuove possibilità espressive grazie alla fisicità estrema dei danzatori. È concepito per esplorare come il vocabolario accademico possa essere trasformato e spinto oltre i suoi limiti», spiega McGregor, la cui scrittura coreografica si sviluppa nello spazio essenziale disegnato da John Pawson, e si combina con una partitura che nasce sulle composizioni originali di Joby Talbot e sulle sue rielaborazioni di tre brani dei White Stripes, orchestrati da Christopher Austin. La rilettura della musica del duo fondato da Jack e Meg White, tra le realtà più influenti del rock degli Anni Duemila, noto soprattutto per il singolo “Seven Nation Army”, fa parte di un precedente progetto di Talbot, “Aluminium”, prendendo il titolo dal brano che apre il balletto. Con Dov’è la luna entra per la prima volta nel repertorio scaligero Jean-Christophe Maillot, figura centrale della danza contemporanea europea, che costruisce un lavoro attraversato da una tensione intima e quasi poetica, dichiaratamente legata alla memoria del padre. «Dov’e la luna chiede agli interpreti di collocarsi a metà strada, creando un terzo registro, indefinibile, a immagine di quel luogo in cui dimorano gli esseri che ci mancano per la loro irrimediabile assenza, ma che ci sostengono attraverso la loro presenza invisibile», racconta Maillot, che per questo titolo sceglie la musica di Aleksandr Skrjabin per riflettere l’intenzione di creare un parallelismo tra l’evoluzione psichica e psicologica del musicista, presente nelle sue partiture, e quella dei rapporti umani. A chiudere il trittico è Minus 16, uno dei lavori più rappresentativi di Ohad Naharin, che porta per la prima volta alla Scala l’energia travolgente del suo linguaggio Gaga, nato come pratica di ricerca sul movimento e diventato nel tempo una vera e propria filosofia del corpo. «Ho scoperto che, grazie a questo input, diventiamo più consapevoli della nostra forma corporea e ci colleghiamo al senso delle infinite possibilità dinamiche», spiega il coreografo che per questo titolo sceglie musiche che spaziano da Dean Martin al mambo, dalla techno alla tradizione, per alternare ironia e intensità, precisione e abbandono, conducendo i danzatori in un continuo superamento dei propri limiti, alla ricerca di una consapevolezza fisica sempre nuova. Ultimi biglietti a partire da 10 euro. 19/03 Comunicato Stampa Info: www.teatroallascala.org bellaunavitaalloperablogspot.com

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