Riflessione di Giovanni Boer, Parroco di Santa Eufemia e Santa Tecla a Grignano - Santissima Trinità -- Anno B --- Mt 28,16-20

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Avevo già scritto tempo fa (era per la Ascensione dell’anno scorso) che di per sé la traduzione corretta qui sarebbe non “... si prostrarono. Essi però dubitarono”, bensì “... gli undici si prostrarono, altri invece dubitarono”. E avevo anche spiegato perché, dicendo che la traduzione letterale è proprio questa per motivi di ordine linguistico e stilistico sintattico. Qui non ritorno su questo: lo ricordo solo per dire che se non si corregge, sembra che tutti quelli che erano presenti dubitavano di Gesù. Ma ciò non è vero, e non è vero non perché non è bello che sia vero, ma perché chi ha scritto ha usato un “sistema sintattico” per cui vuole opporre (opporre non in modo cattivo!) gli undici agli altri che dubitavano, ma che erano comunque lì presenti.
Nessuna colpa se qualcuno degli undici, o tutti, potevano dubitare, capita a tutti: ma qui non è scritto questo. Dunque, in questo caso correggiamo volentieri. Questo brano di vangelo, che è la conclusione del Vangelo secondo Matteo, ci viene offerto per la Solennità della Santissima Trinità. Ma non ci spiega poi tanto, o quasi nulla, sulla Santissima Trinità. Ci dice però che quando veniamo battezzati veniamo come segnati dalla Santissima Trinità, come incisi. Battezzare, per conto suo, come ci siamo ricordati già tante volte, vuol dire venire immersi (proprio messi sotto acqua). Tutto qua, per modo di dire, quello che ci viene detto oggi sulla Trinità. Per modo di dire, perché il resto dobbiamo ricavarlo pensando che Gesù qui parla ai suoi discepoli, dando per scontato che hanno in mente tutto quanto Lui ha già fatto e detto prima. Noi possiamo adoperare un “trucco” comodo e utile e, nel caso specifico, ben appropriato e per nulla ingannatore. Anche noi possiamo far riferimento a quanto abbiamo celebrato nelle ultime domeniche, fino a partire dal giovedì Santo, e magari dalla domenica delle Palme. Se leggiamo questo brano di vangelo tenendo ben presente questo lungo filo, ci ritroviamo allora abbastanza; e queste brevi parole “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” acquistano un loro senso ben pulito. Non che ci risolvono ogni mistero sulla santissima Trinità, certo, ma ci permettono di dire qualcosa di sicuro e di bello.
Torniamo ai discepoli. Che cosa sapevano fino al giorno prima di questo mandato? Che Dio non era così come Lo avevano pensato fino a prima di conoscere Gesù. C’è il Padre, c’è un Figlio, Gesù, e c’è uno Spirito che è il medesimo del Padre e di Gesù. E che c’è il Regno di Dio che non è come loro se lo aspettavano. Che questo regno consisterà nel fatto che Dio entrerà in ogni persona credente che si lascerà salvare, e che la vita dei santi sarà Dio che vive dentro di loro. E che questo accadrà grazie all’umanità di Gesù, e grazie - e questo lo capiscono il giorno del mandato - alla missione dei discepoli. Questo è quello che sapevano i discepoli. Pertanto, il segno dell’acqua che Gesù sceglie, diffuso al loro tempo e conosciuto con un significato, cambia di valore; diviene un segno che produce quello che Gesù dice: il battezzato viene immerso nella Trinità, e quindi vive della stessa vita della Trinità. Soltanto lui può ri-perdere la vita della Trinità, vivendo contro di Essa. Questo quanto ai discepoli.
Noi, che cosa sappiamo, che cosa ci possiamo ricordare? Basterebbe soltanto che ci rileggessimo con calma i capitoli di San Giovanni dal 13 al 17. Lì abbiamo tutto quello che ci serve per capire che cosa accade quando veniamo battezzati. Veniamo immersi nella Trinità. Veniamo messi dentro quella vita che Gesù descrive in maniera così semplice e profonda, e inimmaginabile, nei discorsi riportati in questi capitoli che ho raccomandato di leggere. Più in dettaglio: ricordavo che “battezzare” vuol dire “immergere con la testa sotto”, non soltanto bagnare come usiamo fare noi oggi in occidente con il rito del battesimo (in oriente i bambini vengono immersi del tutto velocemente). Perché Gesù ha scelto questo rito già in uso al suo tempo, cambiandogli però il significato? Perché quando si viene immersi dentro l’acqua con la testa sotto, non si può respirare, e se non si torna fuori per tempo si muore. Questo essere immersi (o più semplicemente da noi l’essere bagnati) indica che partecipiamo alla morte di Gesù e ci vengono comunicati e donati nel più profondo il frutto della Sua morte. E cioè la distruzione della potenza del peccato.
Il tornar fuori dall’acqua, il respirare ancora indica che siamo vivi e, cioè, che siamo stati immersi, quasi nascosti, nella vita nuova di Gesù, di Gesù risorto. E quindi possiamo “vantarci” di essere Figli di Dio. Di stare “dentro” la Trinità e non “di fronte” o “a fianco”: di starci dentro come ci sta Gesù, Figlio eterno “inumanato”, e glorificato nella Sua umanità. Questo accade con il Battesimo e si perfeziona con la nostra coerenza di vita, con il nostro impegno nella santità. Costi quello che costi. Ci possiamo davvero vantare, non contro chi non è cristiano o ha dimenticato di esserlo, ma per avere la consapevolezza della dignità che ci permette di essere missionari. Verso tutti, perché Dio vuole tutti. Pace e Bene Aggiungo per voi. Non vi nascondo che è un po’ un impiccio e un impaccio, almeno per me, inventarsi ancora qualche parola su questo brano di Vangelo per parlare della Trinità. E magari verrebbe da dire a coloro che anni fa hanno scelto questo brano per la solennità di oggi, che potevano sforzarsi un po’ di più e trovare qualcosa che permettesse qualche idea in più, senza costringere il predicatore a fare capriole per estrarre grandi idee ... Verrebbe da dirlo, soprattutto quando uno - per una serie di motivi - ha la testa stanca ma comunque deve mettersi lì a pregare per tirare fuori qualche cosa di edificante da dire a chi lo ascolta. Chi ha scelto questo brano per oggi, sembra ci costringa a giochi di prestigio. Magari uno vorrebbe leggere parole di Gesù che spiegano la Trinità e invece ci becchiamo il mandato del battesimo!
Allora applichiamo un trucco, che spesso è utile: facciamo finta che il vangelo non sia stato scelto per la solennità della Santissima Trinità, e che sia il vangelo di una messa ‘normale’ della settimana. Quindi dimentichiamo per un attimo la Santissima Trinità. Prendo il pezzo dove parla Gesù. E applichiamo un altro trucco (senza esagerare con i trucchi!): togliamo il pezzo centrale e lo recuperiamo dopo, visto che la prima frase e l’ultima parlano di Gesù come attore principale, mentre quelle di mezzo parlano di noi. A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Questo è il pezzo intero: facciamo finta che sia scritto solo questo, per il momento, e cioè “a me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Sì, c’è una perfetta linearità di pensiero: Gesù, come uomo glorificato e che esprime bene la Sua divinità ormai solo a guardarlo, ha ricevuto ogni potere in cielo e sulla terra. Quindi sul tempo e sullo spazio. Il Suo potere non ha alcun limite. Quindi, può ben assicurarci e rassicurarci che è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. L’unico problema è che non lo vediamo. Ed è un bel problema ... Lo è per tutti, in particolar modo per chi è superbo, presuntuoso, viziato e vizioso. Magari anche ben dotato intellettualmente, però ben mangiucchiato dal tarlo della presunzione e della vanità ... Comunque, togliendo la parte centrale il dire di Gesù è perfettamente lineare: sì, se ha ricevuto ogni potere come uomo glorificato, come uomo glorificato è anche signore del tempo e dello spazio ... E addirittura capiamo, a malincuore, obtorto collo, che è normale che non sia visibile, perché noi siamo ancora in una situazione in cui lo spazio e tempo ci limitano, e quindi non siamo capaci di vedere al di là dello spazio e del tempo. Ma che c’entra questa Sua onnipotenza con noi, noi che siamo mandati a predicare, a convincere le genti, la gente, a battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo tutti quelli che ci accolgono? C’entra come prova della Sua onnipotenza? Ah, questo sì, - diciamolo almeno per sorridere un po’: solo un Gesù rivestito di ogni potenza può riuscire a fare qualcosa di bene mentre noi Gli combiniamo guai pensando che stiamo davvero facendo del nostro meglio. Niente di più sicuro per mostrare la propria onnipotenza che il fatto di mandare in giro gente come me, che una la sbaglia e le altre le fa peggio. Se la Chiesa ‘militante’ sta ancora in piedi, vuol dire che Gesù è onnipotente e sempre presente ...
Come disse - si narra - quel cardinale a Napoleone: “non si preoccupi, signor Bonaparte: non può distruggere la Chiesa: non ci siamo riusciti noi preti in 1800 anni! Non ci riuscirà lei!”. Ma al di là della battuta, che dice comunque qualcosa di vero, e di tanto vero, c’è dell’altro vero, per cui noi c’entriamo con questa onnipotenza. Ma prima di dirlo voglio “pigiare di più il piede” su quello che ho appena detto, per rincarare la dose. Si narra - in verità l’ho sentito dire di più di un santo: chi sa chi sarà stato il primo a fare ciò che sto per raccontare - ... si narra che don Bosco, una sera, trovasse un suo salesiano, stanco e sfinito dalla giornata, a pregare ancora un po’ perché era rimasto indietro con le preghiere ... Aveva trafficato tutto il giorno con i ragazzi e le varie faccende e imprevisti, aveva pregato mentre faceva tutto questo, ma non si era dedicato alla preghiera più tranquilla, più classica ...
Era stanco sfinito, ma per onestà e bontà interiore desiderava “durare” ancora un po’ sveglio per finire qualche preghiera. ma era proprio stanco. Bene. “Incappa” in don Bosco; che lo vede, comprende la situazione e gli dice con affabilità: “vai a riposarti ora. Non preoccuparti. E ringraziamo che durante la notte il Signore ci permette di dormire: così, mentre dormiamo la Madonna può riparare e raddrizzare tutto quello che noi abbiamo fatto di storto mentre eravamo convinti che lo facevamo tutto bello diritto! Se stiamo ancora svegli, Le diamo un po’ di impiccio”. Benedetta la notte, ... e il letto. Dunque, torno all’altro vero: Gesù, nella Sua umanità glorificata è signore del tempo e dello spazio ...
E affida a noi di andare in giro nel tempo e nello spazio per fare quello per cui Lui è venuto. O è di una pigrizia senza paragoni, questo Gesù onnipotente, e vuole riposarsi mentre fa sgobbare noi, oppure ... c’è qualcosa d’altro. E c’è questo qualcosa d’altro. Ci manda perché sta con noi, invisibile, nascosto, ma è con noi. Sì, e poi? Quei tre “lassù” ci hanno pensato e voluto come collaboratori non per far vedere che Loro sono Loro, veramente bravi e veramente Dio, e noi siamo dei “quaquaraqua”! (così citiamo anche Totò). Ci hanno pensato davvero come qualcuno dentro il quale Loro Tre possono vivere, e agire. Così noi siamo speciali. Signore Mio, grazie! Vi benedico con affetto.

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