INTERVISTA A DANIELA BARCELLONA, PROSSIMA AL DEBUTTO NE IL TROVATORE AL TEATRO VERDI DI TRIESTE DOPO IL WAGNER DI TRISTAN UND ISOLDE A GENOVA: "UN INIZIO 2026 IMPEGNATIVO MA ENTUSIASMANTE!"
E’ un inizio d’anno all’insegna delle novità per Daniela Barcellona, il mezzosoprano triestino che nata alle scene come esimia belcantista e rossiniana doc, si toglie lo sfizio di alternare i due autori cardine del repertorio ottocentesco in due teatri italiani. Così, festeggiati i trent’anni di carriera e i venticinque di fedeltà al Rossini Opera Festival l’estate scorsa, eccola presentarsi in Brangäne al Carlo Felice di Genova in un Tristan und Isolde molto italiano che restituisce a Wagner una vocalità più complessa rispetto a quella degli specialisti, per poi completare, con il suo imminente debutto ne Il Trovatore al Teatro Verdi di Trieste, il suo portafoglio di ruoli verdiani.
E’ un esordio molto atteso: “Azucena è un personaggio che amo e che ho sempre avuto desiderio di interpretare. Me l’hanno offerta spesse volte in questi anni di carriera, ma ho sempre detto di no. Ci avrei pensato dopo i quaranta, mi dicevo, raggiunta quella maturità e quell’esperienza necessarie per rappresentare questa zingara e madre se vogliamo degenere, personaggio unico e molto particolare fra tutti quelli creati da Verdi per la voce di mezzo-contralto.”.
Il debutto avviene a Trieste, la sua città… “Sì, e questo è un regalo personale che mi faccio. Anche se non ci vivo più, sono legata alla mia città e ci torno sempre volentieri, se poi abbino piacere e lavoro, tanto meglio. A dire il vero nel 2021, la mia Azucena era quasi pronta per un debutto importante, all’Opéra Bastille di Parigi, in una nuova produzione. Siamo arrivati alla prova antigenerale e il teatro è stato chiuso. Era il periodo del Covid, siamo entrati in un nuovo lockdown con realativo confinamento. Sono tornata a cantare a Parigi, ma da allora Il Trovatore non è stato più programmato.”.
Verdi ha esplorato nel suo teatro musicale tutte le sfaccettature della paternità, la maternità viceversa è stata un po’ trascurata. C’è Amelia, in Un ballo in maschera che è anche madre, ma ce ne accorgiamo solo nell’ultimo atto. Azucena fa eccezione… “E’ vero, è una madre snaturata, cresce un figlio che non è il suo perché, in un momento di sconsideratezza, ha gettato nel fuoco il sangue del suo sangue. E’ una zingara di cui si dice abbia poteri diabolici. Sua madre lo era a sua volta e ha fatto una brutta fine che lei vuole vendicare. Spesso la si rappresenta nella sua negatività, ma io vorrei mettere in risalto la simbiosi che si crea fra Azucena e Manrico, per il quale prova un affetto sincero, un amore smisurato. Si appoggia a lui ma è anche molto protettiva nei suoi confronti, anche se non è la sua madre biologica. Del resto i figli sono di chi li cresce!”.
Da Wagner passa a Verdi… “Due personaggi dalle difficoltà importanti e due opere molto impegnative. Brangäne l’avevo già affrontata a Bilbao, a Genova l’ho ritrovata in un contesto più italiano, con un Maestro come Donato Renzetti di grande esperienza ma nuovo a questo titolo. Azucena è un debutto e la sto introiettando in questi giorni. E’ molto diversa dagli altri personaggi verdiani che ho interpretato: Eboli, Ulrica, Amneris per non parlare della Comare Quickly. Verdi la definisce contralto ma poi scrive note molto acute per una voce femminile grave. Io lo ritengo un personaggio legato al Belcanto cui Verdi guarda con attenzione. I trilli di “Stride la vampa” sono la rappresentazione musicale del fuoco da cui Azucena è ossessionata, tanto per dire. Verdi scrive tutto e tutto va restituito con grande scrupolo. La tessitura del terzetto con il baritono e il basso è molto esigente, non la si può risolvere nella declamazione. Va cantata e non lo dico perché le mie origini sono nel Belcanto.”.
Wagner e Verdi a inizio 2026, cosa riserva il futuro prossimo a Daniela Barcellona? “Ancora Verdi, Quickly nel Falstaff al Liceo di Barcellona, Amneris in Aida al Massimo di Palermo. A Genova sarei dovuta tornare per la novità di Francesco Filidei Il nome della rosa, presentata lo scorso anno alla Scala, ma il progetto slitta al prossimo anno… Ci sono novità in arrivo, un debutto; ma ne riparleremo quando il tutto avrà preso concretezza.”.
15/01 di Rino Alessi Foto al centro: Fabio Parenzan, in alto con il marito e maestro Alessandro Vitiello, in basso gli applausi finali a Genova per "Tristan und Isolde" Info: www.danielabarcellona.com bellaunavitaalloperablogspot.com



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