ALLA VIGILIA DI PASQUA BRILLA LA GIOVINEZZA DI WEBERN E ŠOSTAKOVIC NELLA SALA BEETHOVEN DI VIA CORONEO. UNA PROPOSTA DI TRIESTE CLASSICA CON IL QUARTETTO CHAGALL E IL PIANISTA ANDREA RUCLI
Un invito della gentilissima signora Edvige Ackermann, Presidente dell’Associazione Schiller che opera a Trieste, in via Coroneo nell’ex sede del Goethe Institut, che ho molto frequentato, mi fa tornare, a pochi giorni dallo splendido concerto liederistico del duo Christian Federici-Elia Macrì, nella magnifica Sala Beethoven che, con l’aiuto di qualche amico benevolo e il fondamentale supporto della Regione Friuli-Venezia Giulia è stato riportato, anche acusticamente agli antichi splendori. “C’è un concerto del Quartetto Chagall, suonano Weber e Šostakovič.”.
Il programma del pomeriggio di Sabato Santo, che avrei dedicato all’indolenza, mi costringe all’ascolto, attività che mi dà grandi soddisfazioni, ma che è molto faticoso, se voglio essere ben concentrato per restituire al pubblico sensazioni e ragionamenti che traducono il pensiero dell’autore, per la cronaca Webern e non Weber, e dell’esecutore a quello dell’ascoltatore, io stesso, che lo passa al pubblico. Come dire un rito di passaggio delicato, in cui ogni fermata deve essere riempita da attenzione e raziocinio.
Da una lunga chiacchierata con la signora Ackermann scopro che la Biblioteca del Goethe Institut, da me molto frequentata e poi, quando fondai nel 1991 la Libreria Minerva di via San Nicolò, divenuta cliente assidua per il tramite della bravissima Marta Cova, mia compagna di studi germanistici, bibliotecaria molto avveduta. La Biblioteca non è più quella, immensa, al piano terra dell’immobile, ma è stata trasferita al secondo piano, negli uffici, accanto alla Sala Beethove. La mia intenzione è quella di donare la mia collezione di spartiti e libretti d’opera e Lieder, e i tanti vinili di musica sinfonica, cameristica e soprattutto operistica a una Biblioteca pubblica che li possa mettere a disposizione dei giovani. Mi sto trasferendo in città e gli spazi che avrò a disposizione saranno ridotti. Rinfrancato dal buon esito del discorso e dall’aver trovato una casa per i miei “tesori”, mi accingo ad ascoltare.
Il programma è composto da due pezzi soltanto, come in un pasto leggero, il Langsamer Satz di Anton Webern composto nel 1905, una frase lenta che ci restituisce gli ardori tardoromantici del giovane Webern. Lo ascoltiamo a mezze luci, mentre comincia a imbrunire. I quattro giovani solisti sono Paolo Skabar, violino 1, Matteo Ghione, violino 2, Jacopo Toso, viola e portavoce del gruppo, Cecilia Barucca Sebastiani, violoncello. Gli artisti del Quartetto Chagall elaborano progetti che affiancano alla musica classica opere di multivisione, tra cui spiccano gli spettacoli "Comedìa, in una
selva oscura", prodotto nel 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e patrocinato dal MiBACT, “Seasons”, che rappresenta in modo
inedito le “stagioni” di Vivaldi e Piazzolla e “Pastorale”, la Sesta Sinfonia di Beethoven in versione cameristica per sestetto d’archi (trascrizione di
M.G.Fischer), per sensibilizzare sui problemi ambientali e climatici.
Nel 2026 verrà pubblicato il loro secondo CD, “Sinfonie Cameristiche”, inciso con l’etichetta internazionale “Da Vinci Publishing”.
Marc Chagall e il suo dipinto "Il violinista blu" (1913) hanno ispirato questi progetti e il nome della formazione.
Dal 2020, il Quartetto Chagall compone il Comitato Artistico dell'Associazione TRIESTECLASSICA APS, attiva nell'organizzazione di importanti progetti
musicali da parte e per i giovani.
Nel 2023 il quartetto è stato selezionato per aderire alla rete de “Le Dimore del Quartetto”. Il Concerto nella Sala Beethoven fa parte di un ciclo intitolato "Giovinezza" da non confondersi con quella cantata all'epoca del Duce, e fa parte del sesto Festival Triesteclassica denominato Spazi Sonori, tre appuntamenti fra Trieste, Porcia e Muggia per raccontare la musica nell'età più giovane e restituirla a un pubblico, si spera, giovane. l'anteprima della Sala Beethoven è dedicata a Intensità e Attesa che sono le sensazioni più esplicitamente espresse da Webern nella sua frase lenta. Segue, senza soluzione di continuità, con l'arrivo di Andrea Rucli al pianoforte il noto Quartetto per pianoforte e archi in Sol minore op. 57 di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič , composto nel 1940. Qui la prospettiva cambia, e come! L'intensità Šostakovič la condivide con Webern, ma la sua coscienza (e la sua scrittura) soono molto più elaborate e alternano, come spesso capita al musicista russo osteggiato da Stalin, rigore e ambiguità. Le luci si sono abbassate in sala per raccoglierci ad ascoltare i cinque movimenti che compongono l'opera, un'ora scarsa di musica che, in apparenza, si presenta tradizionale. Il Preludio e la Fuga sono un esplicito rimando a modelli antichi. L'ironia dello Scherzo mette però tutto in discussione, come pure la sospensione ritmica dell'Intermezzo che sfocia in un Finale apparentemente semplice e fulmineo. Tutto concorre a creare una sensazione di attesa che non si risolve mai del tutto. L'esecuzione sì, quella risolve del tutto l'attesa, il nitore del suono prodotto dagli archi, l'amalgama dei suoni che i quattro magnifici strumentisti producono è accattivante, meglio coinvolgente. Come lo sono gli interventi pianistici calibrati a puntino dal Maestro Rucli.
Geniale è un aggettivo che i francesi usano spesso a sproposito, ma è quello che più si addice, anche in questo celebre lavoro giovanile, a Šostakovič. Gli applausi sono nutriti e la sala è popolata, non come nel concerto liederistico precedente. Urge un bis, e che bis: la ricostruzione della Pantomima K 446 di Wolfgang Amadeus Mozart operata dal violinista Vladimir Mendelssohn. La Pantomimna era ricca di annotazioni sceniche e Quirino Principe ne fece un'operina che, spiega Rucli, "portammo molto in giro". Sarebbe il caso di riproporla nella Sala Beethoven.
5/04 di Rino Alessi Info: www.schillertrieste.it www.triesteclassica.it www.quartettochagall.it bellaunavitaalloperablogspot.com



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