DIALOGO FRA PADRE E FIGLIA: UN'INTERVISTA A GIULIO PRANDI AL TERMINE DELLE RECITE DI MADAMA BUTTERFLY AL TEATRO VERDI DI TRIESTE. "PUCCINI E' ENTRATO NEL MIO MONDO"

Pavese, poco più che quarantenne, Giulio Prandi è direttore d’orchestra e musicologo e, soprattutto, padre di una figlia adolescente, Beatrice, che gli somiglia come una goccia d’acqua ed è il suo punto di riferimento più importante nella vita al di fuori della musica. All’appuntamento per l’intervista si presenta con lei e ha piacere che nel corso della conversazione ci sia anche lei a interloquire, così saltiamo tutti i convenevoli su come è entrata la musica nella sua vita. La risposta è semplice, è entrata perché, come per Beatrice, “doveva entrarci.
Prima di ogni recita papà chiama me per l’in bocca al lupo di rito” racconta orgogliosa Beatrice. Puccini è un autore che conosceva bene, ma che non aveva mai affrontato Certo è che dirigere Madama Butterfly gli metteva ansia: “amo profondamente la musica, mi sono diplomato in direzione d’orchestra con Donato Renzetti a Pescara dove ho completato il triennio…”. Parallelamente si è laureato in matematica e diplomato in canto. In comune abbiamo la passione per la divulgazione della musica, da principio l’intervista sembra che la facciano Prandi e figlia a me e non io a loro. Crede in una musica che formi e unisca e, soprattutto, racconti il presente, anche se appartiene al passato. Inoltre ama camminare in montagna, leggere e scoprire luoghi nuovi e le loro storie. Mentre scrivo il Maestro sta dirigendo l’ultima recita di questa appassionante Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste, dove era già stato per Carmina Burana di Orff e La Passione secondo San Giovanni di Bach e, più recentemente, per la Petite Messe Solennelle rossiniana in versione sinfonica. Nel 2003 Prandi ha fondato Coro e Orchestra Ghisleri a Pavia per dare una nuova voce al repertorio settecentesco: “Paolo Rodda, il Direttore artistico uscente del Verdi mi ha offerto a bruciapelo Madama Buttefly mentre eseguivo Bach. Non è nel mio repertorio, ho obiettato. La eseguirà con il metodo che adotta per il repertorio barocco, mi ha risposto. In un anno mi sono messo a studiare come un matto. Spartito e partitura e tutta la letteratura di supporto, il Puccini di Michele Girardi naturalmente, che è la Bibbia del Maestro di Lucca, ma anche tutte le annotazioni che si trovano negli scritti di Luigi Ricci, il Maestro romano che Magda Olivero consultava prima di ogni debutto.
“Ci sono delle annotazioni nel Ricci che possono illuminarti nella scelta dei tempi. Ho concertato l’opera durante le prove di regia con il Maestro Triola e lo stesso ha fatto lui con me, ha frequentato le mie prove musicali e tutti gli assiemi modellando la regia su quanto ascoltava in prova.”. “Quando studia”, interviene Beatrice “sono io che li recupero tutti i materiali, lui li ordina io li ricevo a casa e poi glieli sistemo perché l’ordine non è la sua tazza da te…”. In effetti, è difficile pensare a un artista ordinato, “pure” controbatte il Maestro “il mio ordine mentale è ben preciso, e ho dovuto farne tesoro perché in questa Butterfly a Trieste “oltre a me, debuttavano nel titolo, la protagonista russa, Olga Maslova, Suzuki, Sharpless e perfino il secondo Pinkerton, Vasyl Solodkyy, che dava il cambio ad Antonio Poli uno dei pochi del cast ad avere esperienza del proprio personaggio!". Si discute fra noi tre sulla ricezione dell’opera da parte della critica, ma essendo parte in causa non riporterò questa porzione di conversazione cui ho partecipato rilevando che avendo conosciuto e ammirato Maestri della critica come Mila, Courir, Zurletti e lo stesso Isotta che presentò il mio Piero Cappuccilli, un baritono da leggenda alla Fenice, auspice l’allora Sovrintendente Cristiano Chiarot, posso dire che negli intervalli durante l’esecuzione non ne parlavano mai fra loro, perché ne stavano elaborando la costruzione. Cerco di fare anch’io così.
Si prosegue fra passato prossimo, il debutto alla Scala e al Maggio Musicale Fiorentino, Les Incas du Perou di Rameau alla Sagra Malatestiana con la Filarmonica Toscanini e Anagoor; il ritorno al Concertgebouw di Amsterdam, l’Orlando Furioso di Vivaldi al Filarmonico di Verona e, in tournée in Corea del Sud. Il passato remoto è la sua affezione per Donato Renzetti; “gli sono infinitamente grato per il modo di passarti tutto quello che riesci a carpire del suo gesto. Renzetti ti da gli strumenti per essere te stesso. Siamo in tanti a essere usciti dalla sua scuola, da Michele Mariotti a Giacomo Sagripanti, che ormai sono direttori affermati a livello internazionale. La mia prima scrittura fu un Elisir d’amore per il decentramento AsLiCo. Non era andata benissimo, sentivo che facevo più fatica di quella che avrei dovuto fare. Mi rivolsi a lui e mi fece imparare sul serio. Finito il corso Renzetti invita gli allievi e a ciascuno consegna una poesia che ha scritto su di te. La mia finiva in modo commovente.”
. Il futuro è un’estate a portare in tournée con il suo Ensemble l’Olimpiade di Vivaldi al Festival francese di Beaune. A maggio 2026 ci sarà il debutto al San Carlo. Per la stagione 2027/2028 ci sono progetti d’opera entusiasmanti, e il doppio debutto alla Wigmore Hall di Londra, con un concerto dedicato alla figura di Arianna intorno a Bartolomeo Conti, e uno alla Petite Messe Solennelle rossiniana su strumenti d’epoca già incisa con il Coro Ghislieri e ritenuta di riferimento dalla critica. A proposito di critica: nel 2019 come Direttore artistico dell’associazione Ghisleri/Musica di Pavia Giulio Prandi è stato insignito del Premio Abbiati della critica musicale italiana quale migliore attività musicale italiana. E Trieste? “Al momento non ho nuovi contratti qui a Trieste, ma è un Teatro che amo molto, che mi ha offerto occasioni molto speciali; spero di poter tornare presto.”. Arrivederci Maestro! 12/04 di Rino Alessi Foto: Fabio Parenzan Info: www.teatroverdi-trieste.it bellaunavitaalloperablogspot.com

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