Dopo una lunga assenza dalle scene veneziane Lohengrin di Richard Wagner torna al Teatro La Fenice per la prima volta in lingua originale direttore Markus Stenz, lo spettacolo è di Damiano MichelettoL
Lohengrin, opera romantica di Richard Wagner, va in scena al Teatro La Fenice nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026. Tra i titoli operistici più affascinanti del catalogo del tedesco, Lohengrin sarà proposto in un nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto, che si misura per la prima volta con un titolo wagneriano. Ma i ‘debutti’ riguarderanno anche altri interpreti principali: Brian Jagde, impegnato nel ruolo eponimo; Chiara Mogini in quello di Ortrud e Äneas Humm quale Der Heerrufer des Königs. Dorothea Herbert interpreterà il ruolo di Elsa von Brabant. Completano il cast Anthony Robin Schneider e Andrea Silvestrelli che canteranno nel ruolo di Heinrich der Vogler; e Claudio Otelli che sarà Friedrich von Telramund. Orchestra e Coro del Teatro La Fenice saranno diretti dall’autorevole bacchetta di Markus Stenz, uno specialista di questo repertorio; con Alfonso Caiani maestro del Coro. La regia sarà ripresa da Amanda Haberpeuntner, con Mattia Palma drammaturgo; le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e il light design di Alessandro Carletti. Prodotto dalla Fenice in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma e con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, Lohengrin sarà in scena al Teatro La Fenice il 12, 15, 19, 22, 26 aprile 2026. La prima di domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 sarà trasmessa in diretta da Rai Radio3.
Opera romantica scritta e composta da Richard Wagner, Lohengrin è la sesta composizione nel catalogo cronologico delle sue opere. La fonte principale del libretto è il poema epico medievale tedesco Parzival di Wolfram von Eschenbach: Lohengrin, il cavaliere del cigno, uno dei custodi del Santo Graal, è infatti figlio di Parsifal, mitico cavaliere della Tavola rotonda, a sua volta protagonista dell’ultimo dramma di Wagner, scritto trent’anni dopo. L’opera debuttò al Großherzögliches Hoftheater di Weimar il 28 agosto 1850: andò in scena sotto l’egida di Franz Liszt, amico e sostenitore di Wagner. La prima italiana si svolse invece al Teatro Comunale di Bologna l’1 novembre 1871 e questa rappresentazione fu anche il debutto assoluto di un’opera di Wagner sulle scene nazionali.
«Già con Lohengrin Wagner sviluppa la sua propria concezione musicale – spiega il direttore d’orchestra Markus Stenz – che prevede racconti di lungo respiro, distesi attraverso un arco molto ampio. Questo è puro Wagner e con Lohengrin il compositore ha lasciato dietro di sé qualsiasi formato o forma lui abbia visto altrove o ereditato. Stava diventando indipendente e progettava opere che fossero tutte caratterizzate da questo lungo respiro. Ciò vale anche per lo stile di esecuzione: c'è molto più legato in Lohengrin di quanto non si ritrovi in Der Fliegende Holländer, quindi stava progredendo anche dentro di sé. Lohengrin è un grande canto; è una straordinaria partitura dove sicuramente è presente il tono marcato che i personaggi devono avere; ma già nell'ouverture ci troviamo di fronte un canto legato che sicuramente definisce i personaggi soprannaturali come Lohengrin, e in una certa misura anche Elsa, che per la sua purezza assume anch'essa dei tratti quasi soprannaturali. Poi Wagner utilizza gli archi in modo eccezionale. Più in generale, lui qui fa uso di una notevole quantità di strumenti, la sua musica è un continuo crescendo, così come lo è stata la sua stessa vita».
«Ho cercato di non farmi prendere dall’ansia di dover riempire il palcoscenico di cose, di segni – spiega il regista Damiano Michieletto – perché a volte con Wagner c’è una sorta di horror vacui. Ho tentato di mettere invece l’umanità dei personaggi al centro della storia. Per tutta l’opera ho cercato di adottare un’estetica che lasciasse i protagonisti, i cantanti, al centro, e che avesse naturalmente delle visioni, dei simboli, un’estetica impattante, in questo senso wagneriana. È un racconto epico e quindi si deve sentire questo impatto, questa narrazione un po’ sospesa nel tempo. Il mio ragionamento poi mi porta sempre ad associare un’estetica contemporanea, ad esempio per quanto riguarda i costumi. Ho sentito qualcuno stupirsi per aver vestito i personaggi in giacca e cravatta. Alla fine, è anche un modo per astrarli, non è una messinscena ambientata in un periodo storico preciso, o con dei riferimenti intoccabili, con un’attualità. In questo caso è un tipo di costume che dà un’astrazione. Anche nel colore. Tutti hanno lo stesso colore, è un gruppo compatto, chiuso, anche un po’ fanatico».
Nel cast figurano anche le artiste del Coro Elisa Savino, Lucia Raicevich, Claudia De Pian e Mariateresa Bonera in alternanza con Ester Salaro, Alessia Pavan, Da Hye Youn, Francesca Poropat nelle vesti dei quattro paggi; e gli artisti del Coro Orlando Polidoro, Nicola Pamio, Paolo Gatti e Arturo Espinosa nei quattro nobili di Brabante. Pietro Ceccato e Leo Mannise interpreteranno Herzog Gottfried. Parteciperà alla produzione anche l’Hungarian National Male Choir istruito dal maestro del Coro Richárd Riederauer.
Lohengrin sarà proposto in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese. Ecco il dettaglio delle recite, con orari e turni di abbonamento: domenica 12 aprile 2026 ore 18.00 (turno A); mercoledì 15 aprile ore 18.00 (turno D); domenica 19 aprile ore 15.30 (turno B); mercoledì 22 aprile ore 18.00 (turno E); domenica 26 aprile ore 15.30 (turno C).
8/04 Comunicato Stampa Info: wwww.teatrolafenice.it

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