PAOLO RUMETZ E IL SUO AMORE PER LA VOCE DI PIERO CAPPUCCILLI: PREMIATO DA CULTURA E LIBERTA' NELL'INCONTRO ALLA LIBRERIA MINERVA DI TRIESTE; L' ATTENDE L'AUSTRIA DOVE HA CANTATO SPESSO, IL BRASLE DOVE HA RECENTEMENTE DEBUTTATO IN FALSTAFF ED E' PREVISTO UN RITORNO AL TEATRO DOVE HA COMINCIATO, IL VERDI DI TRESTE
Con Paolo Rumetz, che è senz’altro un artista affermato e di grande esperienza, ci eravamo lasciati all’indomani dell’inaugurazione nel nome di Schiller musicato da Verdi della bella Sala Beethoven di via Coroneo, a Trieste dove il baritono triestino e un astro nascente Gesua Gallifuoco, soprano, si sono incaricati di una serata operistica all’interno di una stagione liederistica non a caso intitolata Ich Lieder dich che il prossimo 28 aprile ha in cartellone una serata tutta Schubert con il baritono brasiliano di origine slovena Lucas Somoza Osrerc e la pianista Cristina Santin. Rumetz, che dal 2013 al 2021 è stato membro dell'ensemble stabile della Staatsoper di Vienna e la giovane Gallifuoco potevano contare su un’accompagnatrice pianistica d’eccezione Sabina Arru, goriziana, dal 2018 consulente musicale e Maestro del Coro dell'Associazione Operaprima Wien e assistente del Maestro Sherman Love.
Abbiamo ammirato Rumetz nell’intenso e commovente “Resta immobile” dal Tell rossiniano, Lo abbiamo poi trovato in ottima forma vocale, in Verdi, e dopo la morte di Rodrigo dal Don Carlo Paolo ha toccato Macbeth, di recente affrontato a San Sebastian, con una notevole esecuzione di “Pietà, rispetto, onore” rispettosa delle dinamiche verdiane. Vestendo i panni di Miller padre è tornato all’opera ispirata a Schiller, sia nell’aria di presentazione del personaggio, sia nel duetto con la figlia “Andrem raminghi e poveri” eseguite con grande espressione e musicalità e in cui l’affiatamento fra i due artisti è stato totale. Il bis ha visto i due artisti, Rumetz e Gallifuoco, l’uno accanto all’altro in un estratto dal terzo atto di Rigoletto che ha siglato come meglio non si poteva il successo di una serata perfettamente riuscita. E proprio in Rigoletto alla Staatsoper di Vienna, Rumetz ebbe il suo momento di gloria quando sodtituì, nel terzo atto, il protagonista restato senza voce.
Ritrovandoci alla Libreria Minerva della sua Trieste per il pomeriggio dedicato a Piero Cappuccilli nel centenario della nascita, l’Associazione Cultura e Libertà nella persona di Sergio Bernetti e io, a nome della Libreria indipendente Minerva che in Paolo ha un cliente affezionato, lo abbiamo voluto premiare con i regali che preferisce, libri e dischi. Sui libri ho puntato sulla recente riedizione presso Bongiovanni di Bologna di Piero Cappuccilli, un baritono da leggenda di cui, nonostante le fosche previsioni dell’editore dopo l’incontro, non è rimasta copia in libreria. A questa si è aggiunta una copia del mio recente volume dedicato a Carlo Colombara che è molto piaciuto a Enrico Stinchelli, e un vinile d’epoca, l’edizione completa a 78 giri di Tristan und Isolde, Wagner, appartenente alla collezione di mio nonno che ho conservato per molti anni dopo averla ascoltata. Una chicca che la passione di Paolo meritava tutta!
Mi raggiunge per un’intervista in cui voglio sapere cosa è successo fra il concerto nell’ex sede del Goethe Institut e la premiazione. Ed è successo molto. Intanto è ritornato prepotentemente a un personaggio per cui Rumetrz sembra nato, vista la mole importante, Falstaff. “L’ho sempre amato e mi ci sono identificato, un signore d’altri tempi che si trova a disagio con la contemporaneità. Ho avuto la fortuna, al mio debutto a Zurigo, di avere sul podio Nello Santi, prodigo di consigli. Poi l’ho fatto anche a Vienna, per una recita in cui sostituivo un collega ammalato e ho cantato sotto la direzione di Zubin Mehta. Adesso l’ho ripetuto in Brasile, dove sono stato nel periodo natalizio, godendomi il clima di Bahia dove l’opera verdiana era in programma nell’ambito del progetto NEOJIBA una política pubblica prioritaria del Governo dello Stato di Bahia, eseguita dalla Segretaria di Giustizia e dei Diritti Umani per i giovani. “Ero l’unico che già aveva affrontato Falstaff, gli altri erano tutti giovani. Io ho portato ai miei colleghi l’esperienza maturata con Santi e Mehta, loro mi hanno dato le scariche di adrenalina del loro entusiasmo. Dopo il Brasile ho ripetuto Falstaff al Teatro Rendano di Cosenza, anche lì una bella situazione.”.
Nostalgia di Vienna? “Onestamente no, la direzione è cambiata e così i membri dell’ensemble. All’inizio tornare in Italia e dover ricominciare non più giovane è stato uno choc. Poi sono andato in pensione, e l’Opera di Vienna è stata generosa. Lavoro per così dire da dilettante, nel senso etimologico della parola, per mio diletto. Ho aggiunto al repertorio Macbeth che da tempo desideravo interpretare, sono tornato a Falstaff, dal Brasile mi chiedono di tornare per delle masterclass e lo farò con piacere. Quest’estate ho in programma un concerto in Carinzia con Sabina Arru, la mia accompagnatrice abituale, poi torno a un personaggio che mi è caro e che ho interpretato al Teatro Verdi di Trieste e nelle tournée a Cipro e in Corea del Sud, Sharpless nella Madama Butterfly al Festival di Gars, sempre in Austria.”.
Tornerà a cantare al Teatro Verdi? “Mi hanno contattato per un personaggio nell’Ariadne auf Naxos, ma i tempi di prearazione erano troppo ristretti. Ora il contatto rimane ma è difficile da concretizzare finché non vengono definite le opere in cartellone. Mi godo questo momento in cui ho potuto accostare il mio nome a quello del grande Piero Cappuccilli, per il quale provo un’ammirazione sconfinata.”.
20/04 di Rino Alessi Info: www.schillertrieste.it bellaunavitaalloperablogpost.com

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