TEATRO VERDI DI TRIESTE: SI RIPRENDE IL VOLO CON SCIOSTAKOVIC NONOSTANTE LE ALI SPEZZATE DAI TAGLI MINISTERIALI. SUCCESSO PER IL CONCERTO SINFONICO DIRETTO DA OLEG CAETANI

Riprendere l’attività del Teatro dopo la pausa estiva con un taglio ministeriale del Fondo Unico Spettacolo di novecentomila euro non deve essere facile. Allarga le braccia Stefano Pace, Sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e non commenta. Abbozza un mezzo sorriso da cui si capisce che è intenzionato a difendere con le unghie e con i denti il programma annunciato, cinque concerti sinfonici preceduti dall’appuntamento vagamente pop con Ezio Bosso che ha inaugurato domenica scorsa la stagione 2017-2018, sette titoli operistici e uno - la sempiterna Giselle di Adam in programma sotto le festività con la compagnia del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor - di balletto. Ce la farà? Difficile rispondere. Certo è che il taglio è arrivato come un fulmine a ciel sereno a piano di risanamento ottenuto e con dati confortanti sulle presenze di pubblico. Anche alla serata inaugurale della stagione sinfonica, il pubblico non ha mancato l’appuntamento con l’Orchestra stabile della Fondazione, un complesso di assoluta eccellenza, che per l’occasione era diretta da Oleg Caetani, vecchia conoscenza del Teatro Verdi, e con un programma che strizzava l’occhio alla specificità operistica della Fondazione, l’Ouverture da Guillaume Tell di Rossini che precedeva i due brani sinfonici tratti dalla wagneriana Götterdämmerung per chiudersi con il raro Sciostakovic della Quindicesima Sinfonia in la maggiore Op. 141.
Insomma, ci si è presentati all’inaugurazione vera e propria della stagione sinfonica perché era importante esserci e testimoniare che la città, se non i suoi rappresentanti politici, vuole vivere il Verdi, come da locandina. Se per questa nuova stagione il Teatro Verdi si presenta al suo pubblico con un’immagine poetica ed evocativa che prepara a un volo nelle emozioni e nelle suggestioni che la musica d’arte suscita in ciascuno di noi, la dura realtà economica impone rigore ed economia di gestione. Non deve essere stato facile prendere in mano un teatro che la precedente gestione ha reso attivo a intermittenza come se risparmiare fosse sinonimo d’improduttività. Certo è che qualche passo positivo è stato mosso. Per esempio la collaborazione con il già citato Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, un’eccellenza nella vita musicale della vicina Slovenia, che sarà già operativa in sede sinfonica nel quinto concerto di stagione in programma il 20 e il 21 ottobre in cui i cori uniti, di Trieste e di Maribor, eseguiranno di Marco Taralli il Psalmus pro humana regeneratione per soli, coro e orchestra, una nuova commissione della Fondazione al giovane maestro abruzzese, e gli immortali Carmina Burana di Orff. Da Maribor oltre alla compagnia di balletto arriveranno o, dovrebbero arrivare a Trieste, l’allestimento del Trovatore che il Verdi ha programmato a gennaio 2018 e subito dopo il suo direttore artistico per l’opera, il giovane maestro Simon Krecic di cui non posso che dire bene avendolo a suo tempo selezionato fra i migliori finalisti dell’edizione 2008 del Concorso per direttori d’orchestra intitolato a Giuseppe Patanè.
Krecic, molto attivo in Slovenia ma spesso applaudito anche in Italia, tornerà al Verdi per dirigere La fille du régiment. Quanto al concerto inaugurale ha visto l’Orchestra, superate le due tappe operistiche del primo tempo, misurarsi con un lavoro scritto da Sciostakovic nel 1971 e tenuto a battesimo l’anno successivo. E’ l’ultima Sinfonia del musicista di San Pietroburgo e fu eseguita per la prima volta dall’All-Union Radio and Television Symphony Orchestra, e diretta dal figlio del compositore, Maksim Sciostakovic. L'ultima sinfonia raccoglie molte citazioni sia di opere proprie, sia di altre composizioni del passato, quali l'Ouverture del Guillaume Tell, con il celebre squillo di trombe, e il tema del Fato dalla Tetralogia di Richard Wagner che il pubblico, guarda caso, aveva appena ascoltato. La sinfonia è costituita da quattro movimenti e, a differenza di precedenti composizioni ritorna a un organico esclusivamente strumentale di proporzioni classiche con l’eccezione di una forte presenza delle percussioni. Composizione monumentale riassume alcuni degli aspetti più significativi della personalità di un musicista enigmatico.
Alla ricerca di colori inconsueti e nuovi, la scrittura di Sciostakovic impone all’Orchestra dei veri e propri tour de force con le sezioni impegnate sia in momenti di parcellizzazione in cui l’organico è scomposto in minuscoli gruppi strumentali sia in vigorosi pieni sonori. La prova è stata superata con onore grazie all’esperienza di Caetani che la stagione passata non ci aveva certo entusiasmato nei Pescatori di perle di Bizet ma che nel repertorio slavo, e in quello di Sciostakovic in particolare, è a casa sua. Successo meritato, insomma. Si prosegue il volo la settimana prossima con Pedro Halffter Caro impegnato in un programma Stokowski, Berg (il bel Concerto per violino e orchestra “Alla memoria di un angelo” solista Alina Pogostkina) e Berlioz. Da non mancare. Info: www.teatroverdi-trieste.com di Rino Alessi 16/09/2017 bellaunavitaallopera.blogspot.com

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