CAST GIOVANE E DIRETTORE CAPACE: LA RICETTA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA PER PORTARE AL SUCCESSO I CAPULETI E I MONTECCHI DI BELLINI

Commissionata a Vincenzo Bellini dal Gran Teatro La Fenice di Venezia e composta in grande velocità per il Carnevale del 1830, I Capuleti e i Montecchi, tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani d’ispirazione shakespeariana, fu un vero e proprio trionfo. Tagliata e manomessa durante le numerose riprese ottocentesche, la partitura originale torna a essere eseguita soltanto nel 1935, per le celebrazioni del centenario belliniano a Catania, la città natale del compositore, prima di rientrare definitivamente in repertorio dalla fine degli anni Cinquanta, beneficiando della cosiddetta Belcanto-Renaissance e della partecipazione di autorevoli interpreti – da Giulietta Simionato a Fiorenza Cossotto giù fino alle specialiste Horne, Valentini Terrani e Dupuy - nel personaggio “en travesti” di Romeo. E’ proprio con il dramma, al tempo stesso politico e sentimentale, de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, proposto in un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con l’Auditorio de Tenerife - dove è andato in scena con successo lo scorso ottobre -, che il Teatro Comunale di Bologna prosegue, per il quarto anno consecutivo, il progetto “Opera Next”. In quest’occasione sono impegnati sul palcoscenico della Sala Bibiena alcuni astri nascenti usciti dalla Scuola dell’Opera bolognese e dall'accademia di formazione Opera (e)Studio dell'Opera di Tenerife: l’età media della compagnia è di venticinque anni. Il titolo belliniano, assente dalle scene del Comunale dall’ormai lontano 1990, è stato salutato con vivo successo alla prima domenicale trasmessa in diretta su Radio3 Rai.
Nonostante la trasposizione dal sanguinoso rinascimento veronese in una metropoli in cui è attiva, in un ipotetico Bar Verona, la ‘ndrangheta, lo spettacolo è piaciuto. Lo spazio in cui si svolge l'opera è una sola stanza, una sala da biliardo, e l’epoca in cui è ambientata la vicenda sono gli anni Settanta del Novecento, tristemente conosciuti proprio per un certo sviluppo dell’attività criminale. Sono anche gli anni della rivoluzione sociale e sessuale, un periodo in cui in Italia il Sud è ancora tristemente ancorato a rituali, leggi arcaiche e superstizioni, e in cui lo stridore fra la modernità e la tradizione è macroscopico. Messa in scena da Silvia Paoli al tavolo di regia con le collaborazioni di Andrea Belli per le scene, i costumi di Giulia Giannino e le luci di Alessandro Carletti, I Capuleti e i Montecchi, afferma la regista, potrebbe chiamarsi apparentemente Giulietta e Romeo. Scorrendo il libretto ci si rende subito conto che non si tratta di un dramma amoroso quanto piuttosto di una storia di odio, vendetta, onore e dovere. Figli uccisi e figlie sottomesse, giovani ribelli, obbedienza e lealtà, ribellione e rabbia. E, purtroppo, come l’amore anche l’odio è un dramma universale che appartiene a ogni epoca. In scena riappare il fratello di Giulietta che Romeo ha ucciso barbaramente in battaglia, e la sua figura infantile si moltiplica quasi in un incubo del dolente padre Capellio. Tebaldo, destinato dal padre a Giulietta, canta la sua aria impugnando un revolver. Lorenzo non è un frate, ma un barista. Il coro stabile del Comunale magnificamente preparato da Andrea Faidutti interviene alla festa di nozze e partecipa attivamente all’azione.
La bontà dell’esecuzione musicale governata da Federico Santi, al suo debutto a Bologna, ha fatto blocco con lo spettacolo e ha dato modo ai protagonisti, tutti preparatissimi e compenetrati nelle rispettive parti, di emergere. Così la Giulietta di Lara Lagni ha sì languore e mestizia, ma è anche una creatura pronta a combattere per realizzare il suo sogno d’amore e sfoggia una vocalità preziosa. In Romeo, Aurora Faggioli le è degna partner e, nonostante qualche asperità, canta con grande partecipazione emotiva e disegna un eroe giustamente guerriero e pugnace.
Il Tebaldo di Francesco Castoro è un po’ la rivelazione della serata per brillantezza di timbro e tenorile espressività. Alberto Camón è sufficientemente autorevole in Capellio e Nicolò Donini un impeccabile Lorenzo. Sul podio, per la prima volta alla guida dell'Orchestra del Teatro Comunale, Federico Santi ha dato della struggente e impervia partitura belliniana una lettura molto interessante. Musicista di vaglia e attivo soprattutto all’estero, il maestro piemontese ha scelto tempi brillanti e ha operato in modo che la tensione dello spettacolo non avesse cadute. Il pubblico l’ha molto festeggiato, al termine della rappresentazione, assieme a tutti gli altri artefici della bella serata realizzata grazie al sostegno di Ducati Energia. Quanto a “Opera Next”, fa parte di una serie di progetti che nella fase più recente della vita della Scuola dell'Opera del Teatro Comunale di Bologna si è avuta l’occasione di creare e portare a compimento. Ne è protagonista un gruppo scelto di giovani selezionati per un corso che ha come oggetto lo studio intensivo del repertorio e in particolare dei ruoli di una specifica opera, in questo caso I Capuleti e i Montecchi. Il corso termina con la messa in scena dell’opera stessa al Teatro Comunale di Bologna o nei teatri partner dell’iniziativa.
A conferma dell’alto livello degli insegnamenti e della composita preparazione degli studenti, l’ente di formazione bolognese diretto da Fulvio Macciardi ha ottenuto l’accreditamento per lo spettacolo dal vivo presso la regione Emilia Romagna, grazie al quale il Teatro Comunale ha potuto ottenere l’attribuzione di fondi volti alla realizzazione di nuovi percorsi formativi dedicati all’alto perfezionamento e all’avviamento professionale della figura del maestro collaboratore e a quella del cantante lirico. I corsi della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna sono, da sempre, totalmente gratuiti. Tale politica permette di selezionare liberamente i candidati più meritevoli, sia italiani sia stranieri, dando loro la possibilità di migliorare le proprie competenze e superare la distanza che separa lo studio dalla vita lavorativa. Le carriere avviate sono state moltissime e, anche grazie alle importanti collaborazioni internazionali con altri teatri e istituzioni, i successi degli ex alunni del Teatro Comunale sono riconosciuti in tutto il mondo. Foto: Rocco Casaluci Info: www.tcbo.it www.tcbo.it/altri-eventi/scuola-dellopera di Rino Alessi 7/05/2018 bellaunavitaallopera.blogspot.com

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