Il vento americano del Quartetto della Scala Chiostro della Biblioteca Classense, domenica 10 alle 21.30

Il vento americano che soffia sull’edizione 2018 di Ravenna Festival arriva a lambire anche la dimensione più raccolta e raffinata del repertorio cameristico, in particolare quel fecondo e nobile linguaggio che è proprio del quartetto d’archi - “conversazione tra quattro persone ragionevoli”, come lo definiva Goethe. Che in questa occasione, domenica 10 giugno ai piedi del settecentesco pozzo che orna il Chiostro della Biblioteca Classense, è rappresentato da uno dei più prestigiosi ensemble del nostro paese, il Quartetto d’archi del Teatro alla Scala. A costituirlo, fin dagli anni Cinquanta, prime parti del grande teatro milanese, oggi affidate a Francesco Manara e Daniele Pascoletti ai violini, Simonide Braconi alla viola e Massimo Polidori al violoncello. Vento americano, dunque, che si esprime in modo esplicito in una delle più celebri pagine musicali di tutto il Novecento. Chi non conosce l’Andante per archi di Samuel Barber? Chi non lo ha ascoltato almeno una volta, colonna sonora di film come Platoon o The Elephant Man, ma utilizzato prima ancora, ai funerali dei presidenti americani Roosvelt ed Eisenhower, eppoi come omaggio alle vittime dell’11 settembre...? Insomma, un brano che, per l’intrinseca bellezza e per la spiritualità dolente che sa esprimere, si è conquistato un successo planetario facendo dimenticare il contesto originario per cui era stato concepito, ovvero come Adagio del Quartetto in si minore op. 11 dedicato da Barber, nel 1936, al Curtis Quartet.
Opera che i musicisti della Scala riscoprono nella sua interezza: dall’Allegro appassionato in forma di sonata, con le sue armonie instabili e un certo gusto percussivo, al noto Adagio centrale seguito in aperto contrasto dal Molto Allegro finale in cui l’autore riprende materiale tematico del movimento iniziale. Il concerto si apre però con uno sguardo al di qua dell’oceano, ma con un brano che veramente può dirsi senza confini. Si tratta di Fratres di Arvo Pärt, composizione del 1977 e destinata agli organici più diversi (la versione per quartetto è del 1985 rivista nel 1989). Un esempio di quel particolare processo compositivo, “tintinnabulum”, che il compositore estone sviluppa dopo una prima fase seriale e lunghi anni di silenzio, combinando secondo regole severe la semplice linea melodica con lo scheletro armonico della triade. E approdando a una spiritualità nutrita dei grandi polifonisti del passato in una partitura apparentemente semplice, basata sulla ripetizione variata di un tema austero su di un bordone infinito, che sfocia nell’intensità del silenzio. Il finale della serata riporta il pubblico a contemplare gli orizzonti del “nuovo mondo”, ma attraverso la lente più che mai europea di Antonín Dvořák, che in America, dal 1892 al 1894, è chiamato al prestigioso incarico di direttore del National Conservatory di New York. È proprio in quel periodo, nel 1893, che prende vita il suo Quartetto n. 12 in fa maggiore op. 96 detto appunto “Americano”. Un’opera che non smentisce l’inesauribile vena melodica e la solare spontaneità inventiva che segnano lo stile del compositore boemo, né quella particolare freschezza che gli deriva dalla capacità di cogliere spunti dal tessuto musicale folklorico. In questo caso, dal repertorio popolare americano, che nel primo movimento emerge nei ritmi sincopati e nella melodia avviata dalla viola e ampiamente ripresa dai violini. Che comunque finisce per assumere quella “tinta” boema, che poi sarà esplicitamente richiamata - dopo il malinconico e cantilenante Lento e le atmosfere tenere e vivaci, quasi domestiche, del Molto vivace – nel movimento finale, un rondò impostato su un andamento di festante danza contadina.
Info e prevendite: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org Biglietto (posto unico non numerato): 20 euro (18 ridotto). I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari, 50% tariffa ridotta In occasione dei concerti del Festival alla Classense, uno speciale doppio percorso di visita - attraverso la Biblioteca stessa e il vicinissimo Museo TAMO - attende il pubblico alle 18.30 di domenica 10 giugno. Il percorso è accessibile su prenotazione a chi acquista il biglietto unico (10 euro) per tre visite guidate in lingua italiana al Teatro Alighieri, alla Biblioteca Classense e a TAMO. Il biglietto è disponibile presso la Biglietteria del Teatro Alighieri, Ravenna Incoming, uffici IAT e online (www.ravennafestival.org ). Disponibile il giorno di visita anche biglietto ridotto a 7 euro per la sola visita a Classense e TAMO. Info e prenotazioni: visiteguidate@ravennaincoming.it (Comunicato Stampa) 10 giugno - Chiostro della Biblioteca Classense, ore 21.30 Quartetto del Teatro alla Scala Francesco Manara violino Daniele Pascoletti violino Simonide Braconi viola Massimo Polidori violoncello
Arvo Pärt Fratres Samuel Barber Quartetto in si minore op. 11 Antonín Dvorák Quartetto n. 12 in fa maggiore op. 96 “Americano” Talvolta musiche nate in contesti e in tempi lontani e diversi sembrano essere legate tra loro da un filo invisibile: allora, la staticità evocativa e ipnotica della pagina dell’estone Arvo Pärt (che nel 1977 ancora non aveva scelto la via dell’esilio), capace di fermare il tempo e di condensarlo attorno all’austera semplicità di un infinito bordone, rimanda con insospettata affinità alla spiritualità dolente che attraversa quella di Samuel Barber, tutta l’op. 11 e non solo il celeberrimo Adagio, il brano “più triste della storia”, la cui versione per orchestra debuttò sotto la bacchetta di Toscanini nel 1938 a New York. E oltreoceano, quasi mezzo secolo prima, vede la luce anche l’“Americano” di Dvorˇák: ma qui la malinconia cantilenante del tempo lento trova ristoro nei richiami folklorici, statunitensi e boemi insieme.

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