ADDIO A BRUNO CAMPANELLA, MAESTRO DEL BELCANTO: UN'AMICIZIA PREZIOSA VISSUTA NEL MONDO DEL TEATRO MUSICALE E INIZIATA GRAZIE A PAPA' ROSSINI
Ci ha lasciati oggi Bruno Campanella. Era nato a Bari, il 6 gennaio del 1943, ma giovanissimo si era trasferito a Firenze per diplomarsi in composizione e direzione d'orchestra al Conservatorio Luigi Cherubini. I suoi primi passi musicali li aveva già mossi mentre frequentava il liceo classico Orazio Flacco di Bari. I suoi Maestri furono Nino Rota e Luigi Dallapiccola per la composizione, Hans Swarowsky e Thomas Schippers per la direzione d'orchestra: dei grandi Maestri. Si laureò anche in Filosofia con una dissertazione sulla filosofia delle religioni buddhiste. Tramite comuni amici di mio padre che vivevano e lo frequentavano a Losanna, dove dirigeva frequentemente, il mio babbo lo aveva conosciuto e apprezzato. Mio padre gli parlò di me come solo lui sapeva fare e Bruno Campanella si documentò. Quando ebbe conosciuto il mio lavoro, volle conoscermi. Mio padre gli consigliò di venirmi a trovare alla Libreria Minerva, quando fu scritturato dal Teatro Verdi di Trieste per inaugurare la stagione lirica con L’Italiana in Algeri di Rossini, l’autore che più spesso eseguiva e che più era nelle sue corde. Fu simpatia a prima vista. Gli regalai una copia del Dizionario dell'erotismo edito dalla BUR alla cui traduzione avevo collaborato e che era da poco stato pubblicato.
La sera della prima dell'Italiana in Algeri mi disse che la lettura lo aveva molto eccitato portandolo a un'esecuzione trascinante e applauditissima. In comune avevamo l'allegria e la severità. Due facce della stessa medaglia.
Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso Campanella cominciò ad acquisire fama internazionale di specialista del Belcanto. Il debutto era avvenuto per una sostituzione dell’ultimo momento al Festival di Spoleto dove era assistente di Schippers. Gli fu affidato un concerto sinfonico e la sua prima orchestra fu quella del Teatro Verdi di Trieste dove tornava sempre volentieri. Dal 1992 al 1995 fu direttore stabile al Teatro Regio di Torino dove continuò la collaborazione in qualità di primo direttore ospite. Inaugurò spesso le stagioni liriche del Regio: nel 1993 con I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, nel 1994 con La Fille du régiment di Gaetano Donizetti, regia Luca Ronconi, nel 1999 con The Rake's Progress di Igor' Fëdorovič Stravinskij, regia John Cox, scene e costumi David Hockney.
Campanella collaborò regolarmente con tutti i maggiori teatri italiani, dalla Scala (Fra Diavolo di Auber e Il Cappello di paglia di Firenze di Rota), alla Fenice (I Capuleti e Montecchi di Bellini con la Ricciarelli e Anne Sophie von Otter), dal Teatro dell’Opera di Roma (La Sonnambula di Bellini e Roberto Devereux di Donizetti) al San Carlo, dal Comunale di Bologna (The Turn of the Screw di Britten con Raina Kabaivanska) al Verdi di Trieste, dal Carlo Felice di Genova al Comunale di Firenze. Numerose le sue partecipazioni al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca nella sua amata Puglia. All’estero fu frequentemente al Metropolitan di New York, alla Lyric Opera di Chicago, all'Opera di San Francisco, all'Opéra National di Parigi, alla Royal Opera House di Londra, alla Staatsoper di Vienna, al Liceu di Barcellona, a Santiago del Cile, Montreal, Tokyo.
Da segnalare l'omaggio del maestro alla sua città natale, Bari, con la registrazione avvenuta nel gennaio del 2002, de La Cecchina, ossia la buona figliuola del barese Niccolò Piccinni per la Nuova Era.
In occasione dei cent'anni dalla nascita di Nino Rota, Rai 5 dedicò a quest'ultimo alcuni programmi ed una rassegna, chiusa il 4 dicembre 2011 con Il cappello di paglia di Firenze nella produzione della Scala per la direzione di Campanella, la regia, le scene e i costumi di Pierluigi Pizzi e Juan Diego Flórez nel ruolo centrale di Fadinard.
Nel 2002 il Ministero della Cultura francese gli assegnò il titolo di officier de l'Ordre des Arts et des Lettres durante una recita del Barbiere di Siviglia al Teatro dell'Opéra Bastille di Parigi. Il 15 marzo 2009, in occasione di una recita dell'Italiana in Algeri, festeggiò il venticinquesimo anniversario dal suo debutto al Teatro Regio di Torino e l’allora Sovrintendente Walter Vergnano gl consegnò una targa celebrativa. Il 20 dicembre del 2017, nell'auditorium dell'Hainan International Convention and Exhibition Center di Haikou, in Cina, gli fu conferito un Oscar della Lirica. Come dire, un’attività serrata cui il Maestro portava l’energia e l’eleganza del suo gesto, la capacità di creare armonia nelle compagnie di canto, la grande carica umana del suo essere musicista. Gli ultimi anni di attività non furono felici, Bruno non si ritrovava più a suo agio in un mondo, quello del teatro musicale, cui aveva dedicato molta parte della sua vita. Arrivato il momento del ritiro, quasi nessuno ebbe più sue notizie. Oggi è arrivata, purtroppo, quella della sua definitiva uscita di scena cui è stato accompagnato dal ricordo dell’amata moglie Rosalia e dai figli cui era molto affezionato. Parlando di Rossini Bruno Campanella lo definiva sempre il buon papà Rossini; per motivi anagrafici non potrei essergli figlio, ma in Bruno Campanella avevo trovato, negli anni in cui lo seguivo a teatro e spesso ci sentivamo, più che un amico un fratello maggiore simpatico e comunicativo. Riposi nella luce del Belcanto da lui tanto amato.
4/08 di Rino Alessi Nella foto al centro Ewa Podles e Alberto Rinaldi ne L'Italiana in Algeri al Teatro Verdi di Trieste, regia di Stefano Vizioli bellaunavitaalloperablogpost.com



Molto triste...grande direttore e grande amico...affettuose condoglianze alla famiglia!!
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