Delude all'Opéra Garnier di Parigi Perle noire: méditations pour Joséphine, lo spettacolo di teatro musicale messo in scena da Peter Sellars su musiche di Tyshawn Sorey nel centoventesimo anniversario della nascita di Baker, brava la protagonista Julia Bullock
Prima di entrare nel vivo della sua abituale programmazione d’opera e di balletto, e in occasione del centoventesimo anniversario della nascita di Joséphine Baker, l’Opéra National di Parigi ha proposto al Palais Garnier, dal 9 al 19 settembre, otto recite di uno spettacolo di teatro musicale: Perle noire: méditations pour Joséphine, messo in scena da Peter Sellars su musiche di Tyshawn Sorey.
Alla penultima rappresentazione, cui abbiamo assistito, l’Opéra Garnier era letteralmente presa d’assedio da un pubblico variegato e curioso, e il risultato di aprirla a chi abitualmente non la frequenta è stato raggiunto. Certo è che chi si aspettava un ritratto composito di una Diva la cui vita, compresa fra il 1906 della sua nascita a Saint Louis, Missouri, in un contesto segregazionista, e il 1975 della sua morte a Parigi a meno di un mese dal debutto di uno spettacolo che ne festeggiava i cinquant’anni di carriera, è stato deluso. Né è stato ricompensato dalla rilettura di alcune delle più celebri canzoni di Baker che, rivisitate dal soprano Julia Bullock con impegno e dedizione, le trasformavano in qualcosa di alieno rispetto all’originale.
Sul palcoscenico nudo di Garnier, una piccola scala al centro, e ai lati gli strumentisti – bravissimi – dell’International Contemporary Ensemble: violino, sassofono, fagotto, chitarra elettrica, e al pianoforte e percussioni l’autore delle musiche. Al centro lei, la Joséphine rivisitata non tanto come personaggio dalla straripante vitalità e dal carisma eccezionale, ma come creatura provata dal suo essere, come da titolo, una perla nera.Le meditazioni ne restituiscono il lato malinconico, il dibattito interiore, non la portata di un messaggio che del colore della pelle ha fatto il suo punto di forza e il motore per un discorso, anche politico, ancora oggi attuale sulla carta, ma inattuale se affrontato in un clima che vuole essere politicamente corretto. Così lo spettacolo si dipana senza destare grandi emozioni, quelle di cui la vera Joséphine era dispensatrice generosa, e nonostante la firma di prestigio di Peter Sellars e la bravura di Julia Bullock cui si deve la concezione dell’evento, tutto scorre con una certa monotonia per un’ora e cinquanta minuti di rappresentazione fra musiche e testi meditativi cui hanno collaborato anche Michael Schumacher per i movimenti scenici, Carlos J. Soto per i costumi, James F. Ingalis per le luci e Jody Eff per il suono. La drammaturgia, inconsistente, era opera di Antonio Cuenca Ruiz. Qualche applauso durante la serata e al termine successo di stima.
17/09 di Rino Alessi Info: www.operadeparis.fr bellaunavitaalloperablogpost.com


Commenti
Posta un commento