INCONTRO CON VALERIO VICARI, A PROPOSITO DEL SUO "RICHARD WAGNER, IL CANE E IL PAPPAGALLO", ETS EDITORE, CHE SARA' PRESENTATO IL PROSSIMO 23 SETTEMBRE ALLA LIBRERIA MINERVA DI TRIESTE

Nato a Roma, non ancora cinquantenne, Valerio Vicari è dal primo gennaio di quest’anno il Direttore Artistico della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Vanta un curriculum di tutto rispetto. Ha, infatti, studiato composizione sperimentale e pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia con Gian Paolo Chiti e Matteo D'Amico e si è laureato in Lettere e in Scienze dell'Amministrazione all'Università degli Studi di Roma Tre.
Dal 2005 è Direttore Artistico di Roma Tre Orchestra, associazione di cui è stato uno dei soci fondatori, una delle più attive realtà concertistiche italiane. Lo incontriamo però, non nella sua veste istituzionale ma, - in modo meno formale, - come l’autore di un libro che in questi giorni esce in seconda edizione presso l’editore toscano ETS, Richard Wagner, il cane e il pappagallo. Una biografia emotiva, e che è disponibile dal 2024 nella collana Parole di Musica. Il volume (pagg. 243, Euro 18) che sarà presentato il prossimo 23 settembre alla Libreria Minerva di via San Nicolò a Trieste, vanta una veste grafica accattivante e rappresenta in copertina un Richard Wagner pensieroso nel celebre dipinto di Carl Jäger conservato al Metropolitan Museum di New York. Perché Wagner e perché abbinarlo a un cane e a un pappagallo? “In origine mi volevo occupare del Ring, il famoso ciclo wagneriano dell’Anello del Nibelungo che occupò gran parte delle energie del musicista di Lipsia, e le cui esecuzioni in Italia si stanno rarefacendo, all’Opera di Roma, per fare un esempio, manca da sessant’anni. Il Ring è una sorta di Divina Commedia in musica, mi pareva giusto ripresentarlo al pubblico italiano. L’introduzione biografica mi ha preso la mano ed è diventata il libro.”.
E il cane e il pappagallo? “La risposta è nel sottotitolo, una biografia emotiva. A differenza di altri musicisti quella di Richard Wagner è stata davvero una vita da romanzo. Da parecchio non usciva in italiano una sua biografia e ho perciò focalizzato il mio interesse su lettere, racconti personali e non, fonti insomma che raccontano la persona Wagner, e non solo l’artista, nella sua intimità. Senza rivelare troppo del legame con questi due animali domestici, posso dire che fecero parte del ménage coniugale del primo matrimonio di Wagner, di cui si parla sempre molto poco.”. Wagner è stato sfruttato dal nazismo, il libro si occupa anche di questi argomenti? “In parte sì. Quella operata nei confronti di Wagner dal regime nazista è stata però un’appropriazione indebita e non coinvolge l’autore, ma i suoi eredi che, una volta capita la simpatia di Hitler per Wagner lo utilizzarono come una mucca da mungere allo scopo di riempire le casse del Festival di Bayreuth.”
Wagner è stato per lei un amore di gioventù? “Ricordo ancora la prima volta che ne ascoltai delle musiche, in una raccolta della Philips dedicata a Bayreuth. Avevo diciassette anni e non ne sapevo niente, ascoltai sette volte di seguito la morte di Isotta…”. Il Teatro Verdi inaugura la stagione lirica 2026/2027 con un’opera di Wagner… “Sì, Lohengrin. E’ un puro caso, il titolo era stato scelto dal Sovrintendente e dal Direttore musicale prima della mia nomina. La cosa, in ogni modo, mi fa piacere.”. Dopo questa biografia emotiva ha intenzione di approfondire ancora il discorso su Wagner? “Avendo tempo mi piacerebbe concentrarmi sul progetto originale, il Ring. Perché ancora oggi è così attuale? Perché lo possiamo vedere in qualche modo come modello delle saghe di Tolkien o dei libri di Harry Potter? Chi li legge non lo sa, ma hanno nell’Anello del Nibelungo un antenato illustre.”. 4/09 di Rino Alessi Info: www.edizioniets.com www.libreria-minerva.it bellaunavitaalloperablogpost.com

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