SERATA AL CALOR BIANCO AL FESTIVAL DI LUBIANA CON DANIELE GATTI SUL PODIO DELLA GLORIOSA STAATSKAPELLE DI DRESDA PER UN'INDIMENTICABILE SESTA SINFONIA DI GUSTAV MAHLER

Gustav Mahler compose la sua Sesta Sinfonia in La minore nei mesi estivi del 1903 e del 1904 nella quiete familiare di Maiernigg, e la finì di strumentare il 1° giugno del 1905, fu eseguita per la prima volta a Essen il 27 maggio 1906 sotto la sua direzione, pubblicata nel 1906 in tre diverse versioni, ritoccata nel 1907 e quindi ancora tenuta sotto osservazione fino al 1910.
In pieno furore creativo, al suo biografo Richard Specht, Mahler scrisse: “La mia Sesta proporrà enigmi la soluzione dei quali potrà essere tentata solo da una generazione che abbia fatto proprie e assimilato le mie prime cinque Sinfonie”. Scritta nei quattro tempi classici di cui l’ultimo ha dimensioni molto superiori agli altri tre simboleggia le remote solitudini di un’anima divisa. Da un lato la quiete familiare accanto alla giovane moglie e alla piccola Anna, dall’altro la tragedia che incombe e che la composizione, nella tonalità cupa di La minore, restituisce. Scrive, infatti, Alma Mahler che la Sesta potrebbe essere interpretata come una vera e propria Sinfonia a programma, non lontana dal carattere degli ultimi Poemi sinfonici di Strauss, la Sinfonìa Domestica e l’Alpensinfonie. Alma insiste sul significato profetico e malaugurante del lavoro, da Mahler stesso qualificato come Sinfonia Tragica, associabile cioè ai coevi Kindertotenlieder; un messaggio luttuoso sorprendente se riferito al periodo di composizione, forse il più sereno di tutta la vita del musicista. Vale la pena di rileggere il passo incriminato che tanto ha fatto discutere gli studiosi mahleriani e trarre spunti di condanna per la partitura.
Scrive Alma: "Quell'estate fu bella, felice, senza conflitti. Alla fine delle vacanze Mahler mi suonò la Sesta sinfonia, ormai completa. Dovevo rendermi libera da tutti i lavori di casa, aver molto tempo a disposizione per lui. Salivamo di nuovo a braccetto nella sua casupola nel bosco, dove eravamo sicuri di non essere disturbati, in mezzo agli alberi. Tutto ciò si svolgeva sempre con grande solennità. Dopo aver abbozzato il primo tempo, Mahler era sceso dal bosco e aveva detto: "Ho tentato di fissare il tuo carattere in un tema - non so se mi è riuscito. Ma devi lasciarmi fare". È il grande tema pieno di slancio del primo tempo della Sesta Sinfonia. Nel terzo tempo descrive i giochi senza ritmo delle bambine che corrono traballando nella rena. E spaventoso: le voci infantili diventano sempre più tragiche, e alla fine non resta che una vocina lamentosa che va spegnendosi. Nell'ultimo tempo descrive se stesso e la sua fine o, come ha detto più tardi, quella del suo eroe. "L'eroe che è colpito tre volte dal destino, il terzo colpo lo abbatte, come un albero". Queste sono parole di Mahler. Nessun'opera gli è sgorgata tanto direttamente dal cuore come questa. Piangevamo quella volta, tutti e due, tanto profondamente ci toccava questa musica e quel che annunciava con i suoi presentimenti. La Sesta è un'opera di carattere strettamente personale e per di più profetico.
Tanto con i Kindertotenlieder che con la Sesta Mahler ha messo in musica 'anticipando' la sua vita. Anch'egli fu colpito tre volte dal destino e il terzo colpo lo abbatté. Ma quell'estate era allegro, cosciente della grandezza della sua opera e i suoi virgulti erano verdi e fiorenti». A parte le dissertazioni postume di Alma, la Sesta Sinfonia di Gustav Mahler è fra le meno eseguite dell’autore boemo, e averla potuta ascoltare al Festival di Lubiana 2026 nell’impeccabile e a tratti travolgente esecuzione della gloriosa Staatskapelle Dresden sotto la direzione di un Daniele Gatti compenetrato e partecipe, è stata un’esperienza che difficilmente dimenticheremo. L’ottima acustica della grande sala dello Cankarjev Dom ci ha consentito di apprezzare ogni dettaglio di un’esecuzione magistrale per compattezza e amalgama di suono, con interventi di ogni sezione dell’orchestra encomiabili e con un magistero tecnico che non può che destare ammirazione.
Daniele Gatti, dal canto suo, molto applaudito dalla sua orchestra, otre che dal pubblico, si è immerso in profondità nel mondo mahleriano rivelandone le pieghe più nascoste. L’esecuzione rispettava l’originale struttura della composizione facendo seguire lo struggente Andante moderato allo Scherzo che, in seconda posizione, continua a essere interpretato come una sorta di ripetizione dell’Allegro energico d’esordio e cui non a caso l’autore attribuisce il carattere di wuchtig, massiccio. Nel Finale che si divide in tre sezioni, Sostenuto, Andante moderato e Allegro energico, Mahler sembra non voler trovare un finale per questa sua enigmatica Sesta Sinfonia, e Gatti e la sua orchestra lo hanno servito nel migliore dei modi. Al termine dell’ora e un quarto di musica al calor bianco il pubblico che gremiva la sala è esploso in un lungo, interminabile applauso. 7/09 di Rino Alessi Foto: Darja Štravs Tisu Info: www.ljubljanafestival.si/en/events/ljubljana-festival bellaunavitaalloperablogspot.com

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