BONALDO GIAIOTTI, LA VOCE DEL FRIULI: E' NATO
Nato a Ziracco in provincia di Udine il 25
dicembre del 1932, Bonaldo Giaiotti è l’ultimo rappresentante della grande
tradizione dei bassi di scuola italiana. A New York, ricorda Nello Santi che è
ormai la memoria storica del microcosmo musicale italiano, lo scritturarono
subito perché la sua voce assomigliava a quella di Ezio Pinza che era stato un
idolo del Metropolitan.
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| Bonaldo Giaiotti con Piero Cappuccilli all'Arena di Verona |
L’idea di dedicare a Giaiotti un libro sulla
falsariga di quelli su Piero Cappuccilli e Carlo Cossutta già pubblicati in
precedenza mi fu lanciata da Gabriele Ribis proprio a Ziracco. Si festeggiavano
gli ottant’anni di Bonaldo ed eravamo alla vigilia di Natale. Ribis, cantante
lirico friulano pure lui oltre che fondatore del Piccolo Festival del Friuli
Venezia Giulia, aveva radunato nella piccola località dell’hinterland udinese
un gruppo di artisti ed estimatori di Giaiotti. C’erano politici regionali,
amministratori locali, l’allora presidente dell’Ente Friuli nel Mondo Pietro
Pittaro. Artisti venuti da vicino come Annamaria Dell’Oste, Alessandro Cortello
e Paolo Rumetz, o da lontano come Carlo Colombara che di Giaiotti fu allievo.
C’era naturalmente il festeggiato accompagnato
dall’elegantissima signora Alice Weinberger, sua moglie. E c’ero anch’io. Mi fu
chiesto di inquadrare storicamente la personalità artistica di Giaiotti
nell’ambito di una serata che alternava musica dal vivo e musica registrata,
parole di circostanza e parole affettuose, ma soprattutto tanta ammirazione. Lo
feci con piacere, anche se parlare di Giaiotti davanti a Giaiotti, mi metteva
in un certo imbarazzo. Ricordai le frequenti occasioni in cui ebbi il piacere
di ascoltare Bonaldo dal vivo. A Trieste in un “Don Carlo” che inaugurava la
stagione lirica 1970/1971 del Teatro Verdi e in cui assistetti al duplice
debutto “in loco” di Giaiotti come Filippo II e di Carlo Cossutta nei panni
dell’Infante di Spagna. E poi in Arena (“Nabucco” e “Aida”), all’Opera di Roma
(“La forza del destino”), al Festival di Spoleto (il Requiem verdiano).
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| Rino Alessi con Enzo Dara a Mantova |
Con Bonaldo Giaiotti c’eravamo sentiti solo a
telefono mentre preparavo la monografia dedicata a Giuseppe Patanè pubblicata
dalla stessa piccola casa editrice che ora manda in libreria il volume su Bonaldo,
L’Orto della Cultura di Pasian di Prato (Udine). Mentre ricordavo la morbidezza
e la nobiltà della voce di quel mio primo, straordinario Filippo II del mio
primo “Don Carlo” dal vivo, Ribis, a bruciapelo, mi chiese: perché non dedichi
a Giaiotti un nuovo libro? Fui colto di sorpresa. Quelli che ho pubblicato sono
dedicati a grandi artisti scomparsi, risposi, Giaiotti è qui fra noi e gli
auguro altri ottant’anni di vita.
La serata fu memorabile e rientrando a Trieste
dopo una sontuosa cena innaffiata dai vini della produzione Pittaro, cominciai
a riflettere sull’idea che, varato il libro su Patanè, il maestro che tenne a
battesimo Bonaldo Giaiotti nel 1958 al Teatro Nuovo di Milano in una “Manon” di
Massenet rappresentata nell’ambito delle stagioni dell’Aslico, prese corpo
qualche tempo dopo, sempre a Ziracco dove tornai a incontrare i Giaiotti per
prospettare loro il progetto editoriale. Dapprima riluttante “i camerini dei
bassi sono sempre molto laterali” mi disse Giaiotti “che senso ha dedicarmi un
libro?”, ma poi, ammorbidito dall’interesse della moglie, sempre più
disponibile, Bonaldo si è appassionato all’impresa e con Alice mi ha accolto
nella loro bella casa milanese con grande affetto e affabilità. E’ stato
generoso di ricordi e di aneddoti, collaborativo nella ricerca di testimoni
che, come nei volumi precedenti, coinvolgo per rievocare la figura
dell’omaggiato e darne un ritratto a più voci che non sia un’agiografia.
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| Ferruccio Furlanetto basso friulano come Giaiotti |
Mi ha fornito una cronologia molto ampia che
Bruno Rossi ha inserito in due tomi dedicati alle grandi voci friulane e che ho
arricchito di nuovi dati e sistemato secondo i criteri adottati per i libri
dedicati a Cappuccilli e a Cossutta. Tutto il materiale fotografico che rende
il libro così appagante anche alla vista proviene dall’archivio che Bonaldo e
soprattutto Alice conservano gelosamente a Milano e a Ziracco dove trascorrono
qualche periodo accanto al fratello di Bonaldo, Marziano che tanto l’ha aiutato
nella fase iniziale della sua carriera.
Non mi addentrerò troppo nel descrivere il menu
del volume il cui titolo è “Bonaldo Giaiotti, la voce del Friuli” e che è, come
i precedenti, in doppia versione, italiana e inglese, ed è inevitabilmente dedicato
a Gabriele Ribis. Il fulcro è costituito dall’intervista in forma di racconto che
abbiamo realizzato con Bonaldo e Alice e da un’analisi del repertorio
affrontato dal grande basso. Potrebbe sembrare un saggio, ma è anche il romanzo
di una vita avventurosa vissuta tra il paesino friulano, Udine dove entra nella
corale diretta da Ada Kreinz, Trieste dove lo accoglie per dargli consiglio
Luigi Toffolo, la metropoli lombarda dove i suoi primi ospiti lo mettono a
dormire in cucina con un cane lupo “che se mi muovevo mi azzannava”, i primi
passi a New York dove arrivò nel 1960 a soli due anni dal debutto, si sviluppò
gran parte della leggendaria carriera e conobbe l’amore. Già, perché Alice è una
signora americana chic, una newyorkese purosangue formata alla Columbia
University e cantante lirica mancata dopo un debutto wagneriano a Philadelphia.
Il repertorio è diviso in tre sezioni: quella
preponderante dedicata all’opera italiana, un piccolo inciso sull’esperienza
wagneriana di “Lohengrin” al Met dove – sempre diretto da Patanè – Giaiotti è
il re Enrico, anzi Heinrich der Vogler perché l’opera si rappresentava in
tedesco, e i personaggi diabolici che ogni basso che si rispetti affronta prima
o poi nel corso di una carriera straordinaria per longevità (1958-2006) e
continuità.
| Gabriele Ribis in uno spettacolo del Piccolo Festival FVG |
Le testimonianze, generose di lodi autentiche,
non di facciata, di Nello Santi e Carlo Bergonzi compensano un’introduzione
autocelebrativa, ma ricca di stimoli, di Giorgio Vidusso. Quattro bassi di
scuola italiana ma di diverse generazioni analizzano la vocalità e la tecnica
di Giaiotti: Ferruccio Furlanetto, Carlo Colombara, Mirco Palazzi e Luca
Tittoto. I frequenti ritorni in Friuli sono rievocati dai già citati Ribis e
Pittaro mentre un soprano polacco, Helena Lazarska, fornisce da didatta
esperta, la chiave per capire la psicologia del Giaiotti giurato di concorso.
Una discografia ragionata e la cronologia completano questa storia friulana tutta
da scoprire e, speranza dell’autore, assaporare.




Bene....dove, come e quando posso trovarlo e comperarlo? E` sempre stato uno dei miei bassi prefe
RispondiEliminariti....
Ho notato che tutti i miei artisti preferiti son nati in Friuli o Veneto......
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