OMAGGIO A GIUSEPPE PATRONI GRIFFI: TRE VOLTE PIRANDELLO PER LO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA NEL 1988
TRIESTE - Non capita tutti i giorni che un autore drammatico, nella fattispecie Giuseppe Patroni Griffi, si dedichi con tanta determinazione a mettere in scena un altro autore drammatico, Luigi Pirandello. E invece eccolo, Patroni Griffi, affrontare per lo Stabile del Friuli-Venezia Giulia, una sorta di saggio sotto forma di spettacolo in onore di Pirandello e a commemorazione del cinquantenario della morte. Titolo del progetto: Il teatro nel teatro di Luigi Pirandello. Tema: le tre commedie pirandelliane in cui l' autore ricreò sul palcoscenico non dei fatti, ma la rappresentazione teatrale di essi. Nell' ordine, Sei personaggi in cerca d' autore, che è del 1921, Ciascuno a suo modo, 1924, e Questa sera si recita a soggetto, 1929. "Adesso", racconta Patroni Griffi "stiamo provando i Sei personaggi con cui debuttiamo l' 11 a Gemona e inauguriamo il nuovo Teatro Sociale di una delle città più colpite dal terremoto del ' 76. La scorsa stagione abbiamo già realizzato Questa sera si recita a soggetto che abbiamo ripreso quest' anno. Dopo Gemona e Trieste anche lo spettacolo Sei personaggi viene immagazzinato per la prossima stagione. Tra settembre e ottobre, mettendo in scena Ciascuno a suo modo avremo pronti tutti e tre gli spettacoli della trilogia e da novembre prossimo saremo pronti a rappresentare, nell' ordine cronologico, Sei personaggi, Ciascuno e Questa sera, i tre testi pirandelliani del teatro nel teatro. Li porteremo in tournèe in modo che gli spettacoli siano presentati l' uno di seguito all' altro a Roma, Trieste, Milano e dove ci vorranno...". Il contenitore scenico degli spettacoli sarà, con le varianti che le situazioni richiedono, lo stesso e lo firma Aldo Terlizzi. Gabriella Pescucci è invece responsabile dei costumi che saranno indossati dalla compagnia di cui fanno parte Mariano Rigillo, che è Hinkfuss in Questa sera si recita a soggetto e il Padre nei Sei personaggi, Ilaria Occhini (la Generale e la Madre), Giovanni Crippa (Verri e il Figlio), Laura Marinoni (Mommina e la Figliastra), Vittorio Caprioli (Sampognetta e il Capocomico), Mascia Musy (Nenè e la Primattrice), Caterina Boratto, in una delle sue rare apparizioni in prosa, che è Madama Pace nei Sei personaggi. Perchè Pirandello, questo Pirandello della trilogia, Patroni Griffi? "Il mio intento è di rendere in un discorso organico quelli che ritengo i tre temi principali delle commedie. Primo, l' impossibilità di presentare sulla scena quello che l' autore ha scritto, che è poi il nodo centrale dei Sei personaggi. In pratica uno scrittore scrive perchè il personaggio sia quello che lui nega". E' paradossale, secondo lei che è soprattutto scrittore? "Certo che lo è. Però è un bel paradosso che si concreta nel secondo tema, quello di Ciascuno a suo modo: la verità nella vita dell' arte è più vera che nella vita reale. L' idea centro di Ciascuno a suo modo, che è forse la più debole delle tre commedie, è proprio quella di rappresentare come artistico un fatto di cronaca vissuto da due dei protagonisti della vicenda. Sarebbe come se Marta Marzotto e suo marito vedessero mettere in scena l' affare della morte di Guttuso, tanto per fare un esempio. Anche il barone di Ciascuno a suo modo, che dice di non aver sedotto la fidanzata dell' amico, ma di avergli voluto dimostrare che la donna è indegna di lui non sa, come del resto la donna che ha visto ucciso il fidanzato, perchè è avvenuto questo spiacevole dramma. Ma quando lo vede sulla scena capisce, attraverso l' arte, perchè nella vita si è comportato così". E il terzo tema? "E' quello di Questa sera si recita a soggetto, dove il paradosso dei Sei personaggi viene rivoltato. Gli attori non si riconoscono più attori nella vita, ma vivono da personaggi e non più da attori la vicenda loro affidata. Fin quasi a morirne o a morirne nel caso di Mommina". Perchè, a proposito di questo suo progetto, lei parla di saggio pirandelliano"? "Perchè in tutte e tre le commedie non c' è una vicenda da rappresentare. A occhio e croce la storia di Mommina e Verri che è il perno di Questa sera si recita a soggetto, c' era già in Ciascuno a suo modo. Ma in entrambi i casi i fatti sono marginali rispetto al gusto di un uomo, Pirandello, che ha le sue radici di scrittore affondate sul palcoscenico, di rappresentare una non rappresentazione. In pratica per due ore e mezzo il pubblico sta in una sala a seguire un fatto che non accade". C' è stato un periodo in cui di Pirandello si è detto che era datato, troppo legato alla sua parola, antica, rispetto al nostro parlare quotidiano. Lei è d' accordo? "La vera invenzione teatrale di Pirandello, che è stato il grande rivoluzionatore del teatro mondiale del Novecento, è la lingua. Ispida, irta, violentemente inchiodata alle parole che gli attori recitano. Pirandello, a mio avviso, va recitato come un testo scritto in versi di cui va rispettata la metrica. Come regista consiglio agli attori di recitarlo freddamente. E' per questo che la mia amica Lilla Brignone non volle mai recitarlo diretta da me. Mi diceva, no Peppino, con te non lo faccio Pirandello, diventa così strano...". Non pensa che questa lingua pirandelliana suoni straniera a un pubblico, per dirla con Flaiano, di spettatori addormentati o quanto meno narcotizzati dalla chiacchiera televisiva? "Credo che il problema sia inverso. C' è un disamore, una incapacità di parola la cui ragione è proprio nel fiume di parole inutili dette perchè servono a chi le pronuncia, non a chi ascolta. Questo continuo borbottio ha creato un distacco dalla comunicazione. Con Pirandello viceversa ho dato la possibilità al pubblico di ascoltare e divertirsi e da autore drammatico, più ancora che da regista, mi rifaccio al teatro di parola proprio perchè, pur rispettando gli esperimenti fatti sul fronte della gestualità e del movimento, sono convinto che il teatro esiste in quanto è parola". All' estero, ad esempio in Germania, esiste la figura del Dramaturg, che interviene sulle parole scritte in precedenza dall' autore. Lei, autore contemporaneo e quindi potenziale Dramaturg, interverrebbe sulla parola scritta da un autore classico o moderno, come Pirandello? "Non amerei farlo. E ho la presunzione di credere che potrei creare un "Amleto" stupendo rispettando le battute scritte da Shakespeare. Un' operazione del genere, mi pare, si possa fare con un testo classico o straniero: la traduzione va rinnovata proprio per rispettare il dinamismo del linguaggio, che è mutevole. Feci così, qualche anno fa, con la nuova traduzione di "Assassinio nella cattedrale" di Eliot che affidai a Raffaele La Capria e Tommaso Giglio". Quando è nato l' amore di Giuseppe Patroni Griffi per Pirandello? "Eravamo studenti di liceo. Nella mia esigua libreria ho ritrovato i volumetti Mondadori del ' 35 e del ' 37 che mi ero completamente scordato. Leggevamo molto Pirandello, a quell' epoca. Poi non ci ho pensato più fino al momento in cui, ed era all' incirca il 1964, Anna Proclemer mi chiese di fare la regia de "La Governante" di Brancati. Non avevo mai pensato di fare il regista di teatro e mi buttai in questa realizzazione che ebbe buon esito. L' anno dopo mi chiamò Vito Pandolfi, direttore dello Stabile di Roma, uno dei migliori che quello Stabile ha avuto. Mi chiese di mettere in scena "Vestire gli ignudi" con Adriana Asti. Io non amavo quella commedia. Tranne questa disgraziata che tenta di farsi un vestitino più decente, gli uomini attorno a lei erano dei buffoni. E da buffoni li rappresentai. Adriana Asti fu bravissima. Lo spettacolo ebbe successo e polemiche. Ma allora, feci Pirandello a patto che mi si consentisse l' anno seguente di rappresentare Viviani, "Napoli notte e giorno"". E' possibile un paragone con una celebre edizione del passato de "I sei personaggi", quella di Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Elsa Albani, Ferruccio De Ceresa e Rossella Falk? "Non farei paragoni con quella edizione, straordinaria. Con De Lullo e Valli, del resto, c' era un rapporto di familiarità più ancora che di amicizia. Fui io a suggerire loro di mettere in scena "Il gioco delle parti" e "L' amica delle mogli", tanto per restare a Pirandello. La novità che io ho apportato a I sei personaggi è il valore che ho dato al Capocomico. In passato è sempre stato considerato una spalla, io, prima grazie a Massimo De Francovich, ora con Vittorio Caprioli, l' ho messo alla pari con gli altri personaggi".
di RINO ALESSI
La Repubblica
06 aprile 1988






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