DOPO JAGO GIORGIO SURIAN E' UNO SPLENDIDO MACBETH NELLA TRILOGIA VERDIANA CHE IL TEATRO NAZIONALE CROATO DI FIUME GLI DEDICA. APPLAUSI ALLA LADY MACBETH DI KRISTINA KOLAR

Al centro della sua stagione 2017/2018 il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume, l’odierna Rijeka, ha messo in cartellone una Trilogia verdiana che è al tempo stesso un omaggio al grande Maestro di Busseto e alle sue opere desunte da Shakespeare e un tributo a uno dei suoi artisti prediletti, Giorgio Surian. Nato a Fiume nel 1954, studente del Centro di Perfezionamento del Teatro alla Scala, Surian debutta in Ernani nel 1982; è, giovanissimo, il vecchio Silva nella celebre produzione firmata da Luca Ronconi ed è il doppio dell’indimenticato Nicolai Ghiaurov.
Da subito partecipa a tournée e stagioni liriche dell'Ente milanese - da citare è la sua partecipazione, nel ruolo di Gualtiero Farst, al Guglielmo Tell rossiniano per l'inaugurazione della stagione lirica milanese con la direzione di Riccardo Muti – e non esaurisce alla Scala un’attività molto intensa che lo vede a Pesaro, è Don Prudenzio, il direttore dei bagni, nel cast originario del rossiniano Viaggio a Reims sotto la direzione di Claudio Abbado, di nuovo per la regia di Ronconi. Surian ha cantato più di centosessanta ruoli di basso, basso-baritono e baritono nei repertori più diversi e nelle lingue più disparate, oltre che nelle sue due lingue madri, l’italiano e il croato, in inglese, tedesco, francese, latino, portoghese, ceco e russo.
Oggi la sua attenzione è rivolta a Verdi ed è Jago in Otello, Macbeth e Falstaff nella Trilogia che il teatro dei suoi inizi, cui è sempre rimasto fedele, gli dedica in tre allestimenti curati per la regia dal Direttore artistico dell’Ivan Zajc, Marin Blazevic. Lo spettacolo, che segnava il debutto di Surian nel ruolo del titolo, è affascinante. E’ notturna e nebbiosa l’ambientazione che Blazevic dà al suo Macbeth realizzato con la collaborazione degli Studenti di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera per gli scarni elementi scenici, di Sandra Dekanic per i costumi, di Selma Banich per le coreografie e di Dalibor Fugosic per il disegno luci. La Scozia dell’originale shakespeariano è appena accennata e il mondo delle streghe confina con quello reale in cui l’efferata coppia protagonista agisce sotto la luce dei riflettori per architettare e compiere i suoi misfatti lasciando nella penombra o addirittura al buio tutti gli altri. Molto curata è la recitazione che vede accanto a Surian nel “rôle en titre” la fiammeggiante Lady Macbeth di Kristina Kolar, artista stabile del Teatro Nazionale Croato di Fiume e soprano di eccellenti mezzi vocali. Se del Macbeth di Surian stupisce l’impeccabile controllo dei suoni in tutti i registri e la magistrale restituzione della parola “scenica”, valorizzata nel finale dall’arioso della morte di Macbeth scelto per terminare l’opera, che compensano l’inevitabile deterioramento di un mezzo vocale, della Kolar si apprezza la disinvoltura con cui un personaggio tanto esigente è affrontato.
Soprano lirico spinto più che drammatico d’agilità la Kolar è una Lady Macbeth padrona di ogni scena cui partecipa, svettante nel registro acuto e capace di rispettare ogni esigenza verdiana, di scendere nei registri più gravi con suoni tondi e mai forzati e di restituire dell’imperversante signora Macbeth un’immagine oltre che efferata, materna e protettiva. Gli altri, nell’ombra, non demeritano e Dario Bercich è un Banco di bella e nobile linea di canto, Marko Fortunato un Macduff tenorilmente fin troppo controllato, Davor Lesic un valido Malcolm. Altrettanto apprezzabili sono le prove di Slavko Sekulic e Vanja Zelcic, il medico e la dama che assistono al delirio della regina, Sasa Motovina, un domestico di Macbeth, Morana Plese e Natalyia Marycheva che si uniscono a Bercich nel dare voce alle tre apparizioni evocate nell’incontro con le streghe, mentre a Sekulic è affidato anche l’intervento del sicario.
Da lodare incondizionatamente l’apporto che al buon esito della serata dà il Coro Stabile del Teatro Nazionale Croato magnificamente preparato da Nicoletta Olivieri. Sul podio un altro musicista di scuola italiana, Marco Boemi guida con polso sicuro e nel migliore dei modi la complessa serata verdiana. Galvanizzata da una direzione tanto attenta e sensibile, l’Orchestra stabile dell’Ivan Zajc dà il meglio di sé, e se gli equilibri fra le diverse sezioni sono perfettamente a fuoco, quello che stupisce è il vigore sonoro sempre controllato, i fraseggi capziosi, la tinta fosca dell’opera nitidamente restituita. Un gran bel Verdi, non c’è che dire. Stupisce doverlo andare ad ascoltare a pochi chilometri dall’ex confine orientale del Bel Paese. Foto: hnk-zajc.hr Info: hnk-zajc.hr di Rino Alessi 15/04/2018 bellaunavitaallopera.blogspot.com

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