MAHLER DOPO BRAHMS E BACH-BUSONI: L'ASSOCIAZIONE SCHILLER DI TRIESTE SI AFFIDA AL TALENTO DI CHRISTIAN FEDERICI ED ELIA MACRI' PER UNA SERATA MEMORABILE NELLA SALA BEETHOVEN

Ringrazio l’Associazione Culturale Friedrich Schiller nella persona del suo responsabile artistico Elia Macrì, eccellente pianista che ha creato nella bella Sala Beethoven di via Coroneo, a Trieste, il fulcro di un’attività liederistica di grande spessore e, assieme al baritono Christian Federici, un talento in ascesa nell’universo mozartiano, ha realizzato il 28 aprile, a cinque mesi da quando mia made ha deciso di andarsene da questa terra, un concerto meraviglioso che me l’ha ricordata e mi ha fatto vibrare all’unisono con i due musicisti sul palco.
Erano in programma due cicli cardine del grande repertorio del Lied, i Vier ernste Gesänge op. 121 di Johannes Brahms e i celeberrimi Kindertotenlieder di Gustav Mahler inframmezzati, al solo pianoforte, dalla versione di Ferruccio Busoni della Cantata di Johann Sebastian Bach Nun komm’ der Heiland BWV 659. Tutto in successione per un’ora abbondante di musica sublime. Il tema che attraversa queste musiche è fondante nella vita di ciascuno di noi: la sopportazione del dolore, che affronto in questo periodo con grande serenità. Due giorni prima di andarsene per sempre ultracentenaria, mia madre mi ha chiesto di lasciarla andare. Le ho domandato se voleva pregare, non ha risposto. Era già lontana e ho rispettato questo desiderio perché ha avuto la morte dei giusti, dormiva e se n’è andata con due persone accanto che l’accudivano volendo il suo bene. Può la morte essere dolce e non amara come si canta nel ciclo brahmsiano? Può, lo posso testimoniare, e il Pie Jesu per soprano solo del Requiem di Gabriel Fauré ne è l’espressione cantata più veridica. Detto questo, il canto brahmsiano di Federici e Macrì si è fatto preghiera nell’enunciazione dei testi tratti sia dal Vecchio sia dal Nuovo Testamento. Brahms scrive queste musiche in età avanzata e il suo rapporto con la fine vita è razionale, non così lo è per Mahler che nei Kindertotenlieder, che per la prima volta ascoltavo dal vivo cantati da un esecutore maschio.
Il musicista boemo li scrive nella pace di Maiernigg, dove soggiorna fresco sposo della bella e chiacchierata Alma Schindler. In tanta serenità prevede il destino tragico di una figlia non ancora nata, la piccola Maria, che sconvolgerà l’esistenza dei due coniugi. Perdere un genitore rientra nell’ordine naturale delle cose, perdere un figlio, o un fratello minore com’è capitato a me, è contro natura. Ricordo ancora il grido senza voce di mia madre e le tre parole che disse - Signore che prova! - quando le annunciammo con mio padre la morte del suo figlio più piccolo. La bellezza della natura può aiutare a sopportare il dolore, e lo può la Fede. Sono palliativi, però, quel dolore per la crudeltà della natura non passerà mai e sarà sempre con te in un angolo remoto del tuo cervello. Federici e Macrì hanno dato dei Kindertotenlieder una bellissima esecuzione, il canto della madre che cerca i figli si è tramutato in quello del figlio che cerca la madre così, in tutta semplicità. L’intensità con cui il baritono triestino si è calato in questa atmosfera mi ha fatto vibrare con lui, ed è un fatto raro per chi ascolta da tanto tempo, tanta musica. Il suo tedesco è perfettibile, ma già buono: è, come il mio, il tedesco di un italiano che non vuole imitare la pronuncia autoctona, ma la adatta alla sua, magari esagerando nell’appoggiarsi alle enne finali del tedesco per rendere il suono più bello. Sono pignolo, lo so, ma Federici è un cantante troppo intelligente perché mi limiti a dirgli che è bravo. Il Lied, si sa, è un mondo che sta perdendo estimatori nella stessa Germania dove è nato. Troppo basso e volgare è il linguaggio che usiamo quotidianamente per farci apprezzare i versi di Rückert musicati da Mahler, non si dica dei Testi biblici. Eravamo pochi ad ascoltare questa serata meravigliosa, peccato. Eravamo buoni, però, ha commentato una collega che vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Esorto perciò l’Associazione Schiller e i due esecutori, che ci hanno regalato un bel bis, a non perdersi d’animo e a guardare avanti con fiducia. Alla morte segue la vita e alla volgarità quotidiana, si spera, potrà seguire l’apprezzamento della musica d’arte e della poesia. I nostri morti riposino nella luce. 29/03 di Rino Alessi Foto e Info: www.schillertrieste.it bellaunavitaaalloperablogspot.com

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