A QUATTRO ANNI DALLA SCOMPARSA, RIPROPONGO I MIEI RICORDI DELLA GRANDE TERESA BERGANZA, IMPREZIOSITI DA UNA TESTIMONIANZA DI DANIELA BARCELLONA

Uno dei miei grandi amori fra le grandi voci che ascoltai negli anni Settanta del secolo scorso è stata Teresa Berganza Vargas, in arte semplicemente la Berganza, o per i più fanatici Teresa o Teresita. Nata a Madrid, il sedici marzo del 1933, da una famiglia della Madrid bene, fu fedele al canto e alla sua città dove morì il tredici maggio del 2022. Dal mondo dell’arte si congedò con un: “Addio di Teresa: Voglio andarmene in silenzio... Non voglio annunci pubblici, o veglie, o altro. Sono venuta al mondo e nessuno l'ha saputo, quindi mi auguro lo stesso quando me ne andrò.’ L’annuncio fu dato dal figlio e tutta la famiglia rispettò la sua volontà. “Il nostro tributo”, dichiarò il figlio, “sarà quello di ricordarla in tutta la sua pienezza e continuare a goderne attraverso le sue interpretazioni per ricordarla sempre.”. Battezzata dal Divo Karajan” la Carmen del secolo” che, stranamente, sua Maestà Herbert von si guardò bene dallo scritturare in Carmen, interprete ideale di Mozart – “è sacro” amava ripetere – e di Rossini, il mezzosoprano spagnolo ha costruito nel corso degli anni una carriera esemplare per equilibrio e saggezza nello scegliere sempre il repertorio adatto a lei.
Si presentò, Berganza, in tutti i teatri più importanti del mondo circoscrivendo il suo repertorio operistico a pochi e ben scelti titoli, Così fan tutte, che segnò il suo esordio teatrale ad Aix-en-Provence, Le Nozze di Figaro (che ascoltai alla Scala), La Clemenza di Tito in Mozart, Il Barbiere di Siviglia, L’Italiana in Algeri e, soprattutto, La Cenerentola in Rossini e poco altro. Carmen arrivò a carriera bene avviata, e così Charlotte in Werther di Massenet di cui eseguì anche Don Quichotte nel personaggio di Dulcinea. Fu Ottavia ne L’Incoronazione di Poppea di Monteverdi, Neris in Medea di Cherubini accanto alla Callas, Didone in Dido and Aeneas di Purcell con cui si presentò alla Piccola Scala (“e mi offrirono subito La Traviata… che naturalmente rifiutai!”). La gran parte della sua attività fu però dedicata al concerto da camera, e come concertista iniziò a girare il mondo. Fresca di diploma in pianoforte e canto al Conservatorio Reale di Madrid, e di vittoria, nel 1954, del primo premio per la disciplina del canto fu scritturata immediatamente dalla Jeunesse Musicale. Il debutto, in concerto, avvenne nella sua città natale, Madrid, e fu il prologo di una lunga tournée che la portò per la prima volta in Italia. Il primo concerto italiano fu per la gloriosa Società dei Concerti di Trieste, la cui anima, l’Avvocato Nino Pontini, fu conquistato dall’arte di Teresa. Molti anni dopo, lavoravo ancora a Telequattro la cui sede era sopra gli uffici del Politeama Rossetti, l’Avvocato mi procurò, in fondo dovevo soltanto scendere due piani di scale, una breve intervista televisiva che Teresa accettò di rilasciare solo per la gentilezza di Pontini. Durante la carriera la Berganza evitava le interviste e i giornalisti come il diavolo l’acqua santa. Io però ero, e sono, un giornalista anomalo e parecchi anni più tardi, - la Berganza era in cartellone al Teatro Comunale di Monfalcone,- fu Carlo de Incontrera a darmi l’occasione di incontrarla una seconda volta. Fu un’intervista interminabile che La Repubblica non pubblicò, ma che riuscii a fare uscire sulla rivista l’Opera nonostante lo scarso entusiasmo del caporedattore che reputava la Berganza vecchia e superata. Poveretto!
Giovane, all’epoca, Teresa non lo era più, ma cantava sempre in modo superlativo. Aveva rinunciato all’opera, ma continuava a girare il mondo in concerto e dappertutto era accolta con calore perché, in palcoscenico, Berganza dava tutto, mettendo spesso a rischio il suo mezzo vocale. Se le capitava di emettere un suono meno perfetto di quello che di solito produceva, si fermava, guardava stupita il pubblico, sorrideva e ricominciava. Parlammo di tutto nella suite dell’Hotel Lombardia di Monfalcone dove la Diva spagnola era alloggiata. Mi raccontò con disappunto della sua esperienza cinematografica con Joseph Losey con cui fu, solo al cinema, Zerlina nel Don Giovanni girato nelle Ville Venete del Palladio. Parlò dello stupore, suo e dell’amica Mirella Freni, quando a Parigi ascoltarono Birgit Nilsson in Elektra di Strauss. Mai sentito tanta potenza vocale, mi disse, sorridendo mentre ricordava il commento di Mirella “Io torno a casa….”. Un terzo concerto da camera di Teresa Berganza lo ascoltai al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, era appena morta Victoria de Los Angeles, e Teresa dedicò a lei quella serata. Si commosse nel dirlo, ma poi terminò il recital con un bis bachiano dopo gli applausi che avevano coronato il suo “Addio di Rossini” con cui concludeva quasi tutti i programmi. Di Teresa Berganza ho parlato con un altro mezzosoprano che ammiro molto, Daniela Barcellona. Ecco il suo ricordo: “Ero a Madrid per The Rake’s Progress di Stravinskij, facevo uno dei miei personaggi di carattere più riuscito, Baba la Turca, la donna barbuta. Era appena terminata la recita e mi stavo cambiando.
Sentiamo bussare alla porta del mio camerino. Alessandro, mio marito, va ad aprire perché chi bussava insisteva, io vado in bagno perché ero impresentabile, Sandro apre la porta e chi ti trova? Teresa Berganza, capelli e vestito multicolori, una donna ancora vivacissima anche se credo che avesse compiuto ottantasei anni. Entra in camerino, dov’è Daniela? Si sta vestendo signora. Voglio vederla. Apro la porta del bagno e mi affaccio per salutarla. Daniela sei bravissima, sei stupenda. Te lo volevo dire di persona, alza i tacchi e se ne va. Così ho conosciuto Teresa Berganza. E’ una donna vivace. Un’artista musicale, una grande musicista. Il suo Rossini lo ammiro per l’espressività oltre che per l’esattezza della coloratura. L’ho molto ascoltata.”. Con Olivier Bellamy, nato a Marsiglia nel 1961 e dal 2004, anima di Passion classique, trasmissione culto di Radio Classique in Francia, Teresa Berganza festeggiò i suoi primi ottant’anni con un libro Un monde habité par le chant, edito nel 2013 da BuchetChastel, (pagg. 206, Euro 20), una sorta di testamento artistico in cui la grande musicista ripercorre la sua infanzia nella Spagna franchista, i suoi incontri con Otto Klemperer, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado, la sua amicizia con Maria Callas, dichiara il suo amore ai suoi tenori preferiti, Luigi Alva, Alfredo Kraus e Placido Domingo. Una sorta di vita e amore di donna, per citare il ciclo liederistico schumanniano a lei tanto caro, che rivela un’anima appassionata, una madre di tre figli molto attenta, un forte temperamento e una grande simpatia. 14/05 di Rino Alessi Nelle foto, Teresa Berganza accanto a Maria Callas in Medea a Dallas, con Paolo Montarsolo in Il Barbiere di Siviglia a Roma e nel suo cavallo di battaglia La Cenerentola al Maggio Musicale Fiorentino Info: www.operaroma.it bellaunavitaalloperablogspot.com

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