TRE GIOVANI VOCI PER LA STORIA DELLA TRAVIATA DI ANDREA STANISCI E EMANUELE STRACCHI ALLA SALA DE SABATA DEL TEATRO VERDI. Un pubblico di ragazzini applaude, diretti da Stefano Furini, gli ottimi Yulia Merkudinova, Brayan Avila Martinez e Jure Pockaj. Efficace la narratrice Annina di Daniela Gattorno
Fortemente voluta dal nuovo Direttore artistico della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste Valerio Vicari, è in scena fino al 23 maggio nella Sala del Ridotto intitolata a Victor De Sabata, La Storia della Traviata, un atto di Andrea Stanisci su musiche del Cigno di Busseto nella riduzione di Emanuele Stracchi che ha curato dell’opera su libretto di Francesco Maria Piave ispirato a Dumas padre una nuova orchestrazione per un complesso strumentale ridotto. Osserva Stracchi sul programma di sala come il lavoro affidatogli sia risultato una sfida complessa. Gli si è chiesto, in buona sostanza, di conservare la forza drammatica, la ricchezza musicale e la profondità emotiva dell’opera, rendendola accessibile a un pubblico nuovo, ai giovani e a chi si avvicina per la prima volta al teatro musicale dell’Ottocento italiano. Stanisci, dal canto suo, quando gli chiediamo se La Traviata è il titolo giusto per avvicinare i ragazzi della fascia scolastica primaria all’opera, si trincera dietro un mi hanno chiesto questo, e su questo ho lavorato cercando di raccontare la trama senza entrare troppo nei particolari, ma senza essere ipocriti. La scelta, sulla base di queste affermazioni, mi sembra a questo punto sensata. Ho visto lo spettacolo alle undici del mattino con una platea del Ridotto quasi interamente riservata a una classe di ragazzini vivaci e attenti, che in qualche momento sono stati ripresi dall’insegnante, ma che hanno seguito l’ora di spettacolo disciplinatamente e, mi è sembrato di capire, con interesse. Del resto quando, ragazzino non ancora quattordicenne, ascoltai per la prima volta, in disco La Traviata non mi posi il problema di quale fosse il significato di quel titolo misterioso, ma mi divertii ad ascoltare gli scambi di battute fra Violetta, Alfredo e tutti i personaggi di contorno che animano le feste che sono magna pars de La Traviata. Viceversa ricordo spettacoli goldoniani che la scuola ci imponeva negli anni delle elementari, disturbati da fischi, pernacchie e chi più ne ha più ne metta.
Lo spettacolo del Ridotto si lascia seguire piacevolmente. Merito della scorrevolezza del testo che fa della fedele cameriera Annina la narratrice parlante della vicenda in cui s’inseriscono i tre personaggi principali, Violetta, l’amato Alfredo e il burbero ma amorevole papà Germont. L’orchestrazione ridotta ha il grande vantaggio di consentire l’utilizzo del Ridotto, che nasce sala da concerti, a uso teatrale vincendo una sfida davvero improba. L’orchestra guidata dal Konzertmeister Stefano Furini è disposta ai piedi del palcoscenico, sulla sinistra degli spettatori e non disturba l’azione. Gli interventi parlati di Annina (una Daniela Gattorno molto compenetrata nel suo incarico di narratrice) introducono arie e duetti in modo scorrevole e, come si usa dire oggi, empatico. I tre artisti sul palcoscenico sono tutti bravi, Violetta poi, - l’ucraina Yulia Merkudinova vincitrice del Concorso di Spoleto qualche anno fa, prima che anche questa manifestazione decadesse – è un soprano che affronta, sia pure parzialmente, il ruolo della protagonista senza esitazioni di sorta. Agilità, pianissimi, accento scolpito, legato sono di assoluta ed eccellente qualità, la riascolteremmo con piacere in un’edizione regolare dell’opera. Brayan Avila Martinez, che è un Alfredo inizialmente goffo come vuole il copione, e vanta anche lui mezzi vocali ragguardevoli, e come la collega ha l’adeguato fisico per affrontare il ruolo. Quanto a Germont, Jure Pockaj è una vecchia conoscenza, da quando abbiamo cominciato a frequentare le stagioni del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor di cui era elemento stabile. Una voce di baritono solida, una forte presenza in scena, gli scappa ogni tanto una doppia, dove il testo non lo prevede, ma sono inezie. L’orchestra accompagna il tutto nel migliore dei modi e alla fine tutti, adulti e minori, sono felici e contenti. Da non dimenticare il bel disegno luci di Francesco Livi: illumina con efficacia la regia, le scene e i costumi di Andrea Stanisci che può essere ben contento del risultato.
19/05 di Rino Alessi Foto: Fabio Parenzan Info: www.teatroverdi-trieste.it bellaunavitaalloperablogspot.com



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