TRIONFALE RITORNO AL TEATRO VERDI DI TRIESTE PER LA GLORIOSA SOCIETA' DEI CONCERTI DI NIKOLAI LUGANSKY. GENEROSO E ROMANTICO IL PIANISTA MOSCOVITA CONQUISTA IL PUBBLICO TRIESTINO
Confesso di aver trascurato la stagione in corso della Società dei Concerti: chi mi segue i motivi li sa, inutile tornarci sopra, ma quando ho visto che il lunedì 4 maggio al Teatro Verdi di Trieste, dove sono in corso le ultime febbrili prove della doppia edizione di Romeo e Giulietta, sarebbe tornato Nikolaj L'vovič Luganskij oggi uno dei pianisti più ricercati e ammirati, mi sono detto questa volta non lo posso perdere.
Nato a Mosca nell’aprile del 1972 in una famiglia di scienziati Nikolai Lugansky non ha avuto bisogno di troppo tempo per diventare un beniamino del pubblico della Società dei Concerti: gli è bastato il recital a Teatro Verdi tutto esaurito del Festival Il Faro della Musica 2025, e chi ne capisce, si è precipitato a riascoltarlo, nel penultimo concerto della stagione 2025/2026.
La serata, felicissima, si è aperta con un momento di raccoglimento chiesto dal Presidente Piero Lugnani a ricordo di chi perse la vita nel terremoto del Friuli del 1976. La Società dei Concerti cancellò all’epoca, in segno di lutto, la rappresentazione prevista e offrì generosamente al Friuli terremotato il suo contributo per la ricostruzione.
A Marco Seco, dinamico Direttore artistico dell’istituzione, poche parole per ricordare i prossimi appuntamenti, salutare il collega Valerio Vicari in sala, e annunciare che, al termine del recital, Lugansky sarebbe stato disponibile per incontrare il pubblico nel Foyer del teatro. Un gesto generoso.
E generoso è il primo aggettivo che mi viene in mente se ripenso alla serata di ieri cui l’antidivo Lugansky si è donato con grande generosità al pubblico triestino. Un incedere diretto di chi ha centrato la sua personalità attorno al suo pianismo, e il ragazzone in tenuta un po’ casual dall’aspetto di eterno ragazzo, inizia il suo duetto con il pianoforte che lo aspetta fedele sul palcoscenico, perfettamente accordato.
Il programma è romantico al cento per cento e si comincia con le deliziose Kinderszenen di Robert Schumann, tredici brevi composizione pensate dal musicista di Zwickau per l’uso domestico. Il clima è “gemütlich” come dicono in Austria e Germania, come deve essere, il tocco leggero, le mani quasi accarezzano la tastiera nei momenti più lirici, e gli episodi ben circostanziati dall’esecuzione. C’è raccoglimento nel Fanciullo che prega in Re maggiore, un mezzo sorriso tra i suoni di Abbastanza felice, anch’esso in Re maggiore ma appena più mosso. Poi gli Avvenimenti importanti in La maggiore scatenano il suono, e il pianoforte diventa un’orchestra. Si procede così.
Dalle iniziali e celeberrime Scene infantili, si passa – senza quasi soluzione di continuità – a un altro Schuumann, più maturo e consapevole, quello di Humoresque scritta di getto per l’amata Clara e di getto restituito da Lugansky al pubblico in sala.
La seconda parte del concerto è dedicata a Richard Wagner: un Wagner ripensato per il pianoforte dallo stesso Lugansky che si è incaricato di trascrivere “à le maniére” di Liszt quattro scene da “Die Götterdämmerung” (Il crepuscolo degli dei) – un vero “tour de force” per l’esecutore – per chiudere con il Liszt autentico che trascrive la celeberrima Morte di Isotta, Isolde’s Liebestod da “Tristan und Isolde”.
Che dire di più? E’ stata una serata generosa, trascinante, piena di energia e da ascoltare con energia, con un sottofinale “Mild und Leise” e tre bis al fulmicotone. Di quelle in cui è bello dire: io c’ero.
5/05 di Rino Alessi Foto: Lorenzo Cosoli che ringrazio Info: www.societadeiconcerti.it bellaunavitaalloperablogpost.com


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