AL SECONDO DEGLI APPUNTAMENTI AL CASTELLO DI MIRAMARE PER LA RASSEGNA ICH LIEDER DICH DELL'ASSOCIAZIONE SCHILLER DI TRIESTE BRILLA IL DUO FRANCO-TEDESCO FORMATO DAL PIANISTA STEVE ROY E DAL BARITONO DANIEL SAUER: GIOVANI, PREPARATISSIMI. UN SUCCESSO MERITATO PER LA MUSICA D'ARTE
Il secondo dei tre concerti nella Sala del Trono del Castello di Miramare, nell’ambito della terza rassegna dedicata al Lied dall’Associazione Culturale Friedrich Schiller di Trieste e denominato Ich Lieder Dich, ha riportato nella città giuliana due giovani musicisti che già si erano fatti apprezzare dal pubblico che si sta creando attorno a queste belle manifestazioni: il baritono bavarese Daniel Sauer, classe 1999, e il pianista francese Steve Roy, classe 1993, da Compiègne, la località raccontata da Georges Bernanos e Francis Poulenc in Les Dialogues des Carmèlites (I Dialoghi delle Carmelitane).
Il programma del duo franco-tedesco si apriva e si chiudeva con brani del repertorio d’Oltralpe, due delle diciassette mélodies di Henri Duparc (1848 - 1933), allievo prediletto di César Franck le cui liriche da camera, tutte scritte fra il 1868 e il 1877, segnano, assieme a quelle di Gabriel Fauré, il passaggio dall'ottocentesca romance alla moderna lirica, e costituiscono il primo sostanzioso frutto della collaborazione fra poeti e musicisti, che soprattutto in Francia diventerà in seguito sempre più intima e feconda. La ben nota L’invitation au voyage che apriva il concerto di domenica sera, fu composta da Duparc nel 1870, aveva solo ventidue anni quando riprese i versi, magnifici, di Charles Baudelaire ed era all’inizio di una vita creativa che finì prematuramente nel 1884 con un’ultima melodia: La vie antérieure su una poesia sempre di Baudelaire. Assieme alla Chanson triste che tanto triste non è, metteva a confronto l’esaltazione euforica della vita di un musicista alle prime esperienze con il tono meditativo dei successivi Lieder di Johannes Brahms (1833 - 1897), i primi tre dell’op. 32 su testi di Daumer e di Platen, scritti nel 1866 che denotano una maturità compositiva che già anticipa il grande Brahms delle oprere maggiori, e una capacità di inanellare musica e parole sbalorditiva. Il dialogo tra voce e pianoforte è molto elaborato sia in Duparc sia in Brahms, e il secondo non ha minore importanza del primo. Daniel Sauer, voce dal timbro accattivante e brunito, capace di affondi sensuali e di risonanze di potenza notevole per un musicista di corporatura tanto esile, e Steve Roy, dal tocco lieve in Duparc più incisivo in Brahms, sempre elegante ed espressivo, ne hanno tenuto conto dimostrando un affiatamento a tutta prova e grande musicalità. Il contrasto fra due mondi antitetici è stato il filo rosso di tutto il programma che proseguiva con due Lieder celeberrimi di Richard Strauss (1864 - 1949), tre non meno famosi di Gustav Mahler (1860 - 1911), per finirsi nel nome, geniale, di Maurice Ravel (1875 - 1937) che annuncia con le sue chansons (memorabile quella di Don Quichotte) la via verso la lirica da camera della modernità. I testi e le musiche sono impegnativi e richiederebbero un’esperienza che il Duo ancora non ha acquisito, ma le intenzioni sono buone e le esecuzioni degne di lode e di rispetto. Un solo bis, Schubert An die Musik, l’inno alla gratitudine che tutti dobbiamo a questa forma d’arte, nobile e gentile. Bella serata, che ha meritato gli applausi convinti del folto pubblico. Ci comunicano che il prossimo appuntamento del 23 giugno è da non perdere.
14/06 di Rino Alessi Info: www.schillertrieste.it www.miramare.cultura.gov.it bellaunavitaalloperablogpost.com



Che bello...notizie del genere mi riempiono il cuore...ci sono ancora giovani che pensano e fanno musica.
RispondiEliminaComplimenti per la recensione!!