AL FESTIVAL DI LUBIANA MARTHA ARGERICH INCANTA IL PUBBLICO ALLO CANKARJEV DOM NEL CONCERTO IN SOL MAGGIORE DI RAVEL, BERLIOZ E RESPIGHI PER L'OMAGGIO A ROMA, NEL NOME DI BERLIOZ E DELLA TRILOGIA DI RESPIGHI, DI CHARLES DUTOIT E DELLA MAGNIFICA SLOVENSKE FILHARMONJIE
Un concerto di quelli che, nella mia storia personale non potrò che ricordare con il classico: io c’ero. Memorabile è l’aggettivo che più gli si addice: la grande sala dello Cankarjev Dom stipata di pubblico venuto in gran parte da lontano, sul palcoscenico un’orchestra di oltre cento elementi, la magnifica Slovenske Filharmonije, e al centro della serata i due arzilli vecchietti della musica d’arte internazionale, la grande Martha Argerich, classe 1941, al pianoforte, e sul podio, reduce dall’elettrizzante Samson et Dalila di Saint-Saëns della scorsa settimana, il quasi novantenne Charles Dutoit. Il programma della serata - che vuole essere in controluce un omaggio a Roma - inizia nel nome di Hector Berlioz, con l’Ouverture Le carnival romain (Il carnevale romano) Op. 9 scritta per grande orchestra sinfonica nella tonalità di La maggiore con una consistente parte solistica affidata al corno inglese.
Anche se alcuni temi dell'ouverture sono tratti dal Benvenuto Cellini, l’opera composta nel 1838, si tratta di un pezzo da concerto che utilizza i temi relativi alle scene del carnevale romano da cui l'ouverture prende il titolo. Un brano di grande effetto che ha il compito di introdurre l’ospite d’onore della serata, Martha Argerich, una leggenda del pianismo che ha attraversato il Novecento musicale in tutto il suo splendore d’insigne musicista e che nel nuovo secolo porta il suo inesauribile vitalismo, la sua musicalità a tutta prova e un carisma che non cede agli acciacchi che l’età, ormai avanzata, porta con sé. Così, la vediamo cauta negli spostamenti sul palcoscenico, ma arrivata al pianoforte, sempre lei, con il suo tocco magico, la tecnica pianistica fuori dall’ordinario che le permette ancora agilità incredibili nel mettersi a disposizione di Maestro e orchestra per una magistrale esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra in Sol maggiore di Maurice Ravel. Commissionato da Serge Koussevitzky per il cinquantesimo anniversario della Boston Symphony Orchestra - per la quale aveva già commissionato anche il Konzertmusik per orchestra d'archi e ottoni a Paul Hindemith, la Sinfonia di Salmi a Igor' Fëdorovič Stravinskij e la Prima sinfonia a Arthur Honegger -, il Concerto in Sol maggiore è felice, allegro, fresco e spumeggiante e, sia pure attraversato da una vena malinconica che caratterizza il secondo movimento Adagio assai, va posto da tutt'altra parte rispetto al più noto e drammatico Concerto per la mano sinistra. L'orchestrazione leggera e raffinata, definita dalla scelta di un minor numero di strumenti, sia pure in tutte le famiglie musicali (4 ottoni, diversi tipi di legni, pochi archi e molte percussioni) rispetto al più noto per la mano sinistra, questo concerto pone il pianoforte come parte integrante dell’assieme, non una Primadonna assoluta, ma una parte del tutto nel ricreare il mondo di Ravel che in questo caso subisce gli influssi di altre musiche, oltre che dell'impressionismo, per esempio il jazz che il musicista parigino conosceva da molto tempo ma che solo con il viaggio negli Stati Uniti aveva toccato con mano (la cosiddetta "scala blues" è utilizzata ad esempio nel primo movimento); ci sono le melodie e i ritmi baschi. Insomma una pagina di un geniale Ravel che in Martha Argerich trova un’esecutrice geniale. E’ stata molto applaudita dal pubblico in piedi e costretta suo malgrado a ben due bis.
Nella seconda parte del concerto si torna a Roma con un tutto Respighi che mette a confronto ravvicinato la Trilogia romana ovvero i tre poemi sinfonici dedicati alla sua città d’elezione dal musicista bolognese. Le rare Feste romane precedono le Fontane di Roma per chiudere la serata con il secondo dei tre poemi, I pini di Roma, ossia il più celebre e di gran lunga il più eseguito e inciso.
Accademico d'Italia, massone Ottorino Respighi, (Bologna, 9 luglio 1879 – Roma, 18 aprile 1936), appartiene al gruppo di musicisti - Alfredo Casella, Franco Alfano, Gian Francesco Malipiero e Ildebrando Pizzetti – la cosiddetta "generazione dell'Ottanta, artefice del rinnovamento della musica nel Bel Paese. Respighi, cui Bologna ha da qualche tempo reso omaggio con un Festival a lui dedicato, fu figura dalle molte sfaccettature. Quella dei Poemi Sinfonici è la più nota, ma sono rare le occasioni di ascoltarli in un’unica serata ed è di rara esecuzione il primo dei tre, Feste romane. Quello di Dutoit è stato un omaggio alla Roma di Respighi di grande forza espressiva e potente capacità comunicativa che il pubblico ha accolto con un uragano d’applausi che il Maestro ha generosamente condiviso con la magnifica Orchestra. E siamo tornati a casa felici.
18/07 di Rino Alessi Foto: Darja Štravs Tisu Info: www.ljubljanafestival.si bellaunavitaalloperablogspot.com


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