VIVO SUCCESSO AL TEATRO VERDI DI TRIESTE PER LA BAJADERA DI KALMAN: IL PUBBLICO DELL'OPERETTA APPLAUDE E FA FESTA, LA PICCOLA LIRICA HA ANCORA ESTIMATORI DI CUI IL TEATRO DOVREBBE TENER CONTO. SUGLI SCUDI ARIELLA REGGIO E L'INFATICABILE ANDREA BINETTI, ADATTATORE, REGISTA E COMICO DELLO SPETTACOLO DIRETTO CON ENERGIA E DINAMISMO DA ANDREA ALBERTIN
Composta da Emmerich (o meglio Imre) Kálmán nel 1921, al suo debutto viennese La Bajadera fece letteralmente impazzire la capitale dell’Impero austro-ungarico e godette subito di un successo enorme, che si ripeté negli anni successivi. Alla base dell’entusiasmo che ottenne questo titolo d’operetta erano certamente le atmosfere esotiche all’epoca di moda, ma, soprattutto, la presenza di fox-trot, shimmy e nuovi motivi musicali che avevano in gran parte sostituito i valzer – peraltro utilizzati da Kálmán e che apparvero, fin dalla prima esecuzione, destinati a sicura popolarità. La trama non è che un ricalco di altri e ben più noti capolavori della piccola lirica ed è più che altro un pretesto per inscenare uno spettacolo in grande stile che ha per cornice la romantica Parigi in cui giunge un improbabile principe Radjami, indiano, fornito di eunuco che spasima per lui al seguito, e in cerca di una moglie necessaria per poter salire al trono di Lahore. Tutto sembra inutile finché, fra romanze, motivi danzanti e duetti comici e no, il regnante esotico non incontra la diva d’operetta Odette Darimonde, protagonista sulla scena dello Châtelet de La Bajadera, che – udite, udite - si rivela essere la donna giusta per lui.
A Trieste, capitale dell’operetta, la Bajadera mancava dalle scene del Verdi da tempo immemorabile. Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine si è vista lo scorso anno nell’allestimento della Compagnia Teatro Musica Novecento che tiene alto il vessillo della piccola lirica nei teatri che non la possono produrre.
Il Verdi, noblesse oblige, ne realizza un nuovo allestimento in collaborazione con l’Associazione Internazionale dell’Operetta, ma all’adattamento in due atti dell’infaticabile Andrea Binetti destina tempi e mezzi limitati, tanto che l’affiatamento fra palcoscenico e orchestra che abbiamo riscontrato alla seconda delle tre recite in cartellone pare un miracolo. Lo spettacolo, firmato dallo stesso Binetti, è d’impianto tradizionale, non aggiunge e non toglie nulla a un titolo che vive di grandeur e che ripresenta situazioni già viste, per esempio il triangolo fra Luigi Filippo La Tourette, marito noioso e amante del cibo (un esilarante Gualtiero Giorgini), la di lui ambiziosa consorte Marietta (Alessandra Della Croce, la rivelazione della serata) e il buffo Napoleone de la Cloche (Binetti, uno e trino in questo come in altri spettacoli e qui più concentrato e a piombo), che è un ricalco in chiave comica di quello rappresentato da Léhar ne La vedova allegra. La comicità del trio è condivisa con il già citato e imperversante eunuco (Alessio Colautti), con il direttore dello Châtelet in cui si rappresenta La Bajadera (Maurizio Zacchigna) e l’impagabile capoclaque di origine triestina da lui ingaggiata, ossia la spumeggiante Ariella Reggio che si ritaglia, nell’economia della serata, un considerevole successo personale.
Quanto ai protagonisti, Domenico Menini ha voce tenorile svettante e il suo principe Radjani di Lahore trova bella credibilità nella sua interpretazione. Il soprano serbo Ana Petricevic, che ricordavamo in Tristan und Isolde, è un Diva d’operetta svagata e maliziosa, di mezzi vocali e personalità scenica che s’impongono.
L’allestimento, non firmato, offre congrua elegante cornice a ogni stuazione scenica, i costumi sono piuttosto belli, le coreografie di Noemi Gaggi e Luca Miclausig d’effetto, qualche taglio negli interventi parlati avrebbe giovato alla scorrevolezza soprattutto della prima parte, ma nel complesso tutto funziona, anche la partecipazione del Coro preparato a dovere da Paolo Longo.
Dal podio Andrea Albertin governa la serata con giusto dinamismo, polso fermo e indiscutibile musicalità. L’Orchestra gli risponde comme il faut. Gli applausi di un pubblico numeroso e partecipe per cui l’operetta è comunque occasione di festa, suggerirebbero maggiore attenzione agli spettacoli che il Teatro Verdi le dedica.
12/06 di Rino Alessi Foto: Fabio Parenzan Info: www.teatroverdi-trieste.com bellaunavitaalloperablogpost.com



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