UNA DOMENICA DI PIOGGIA CON FALSTAFF ALLA BASTILLE, CON LA SORPRESA DI TROVARE IN PALCOSCENICO LA QUICKLY DI DANIELA BARCELLONA
Falstaff, il capolavoro estremo di Giuseppe Verdi, la commedia lirica in tre atti su libretto di Arrigo Boito liberamente ispirato allo Shakespeare delle Allegre comari di Windsor e di alcuni passi dell'Enrico IV, è titolo che torna frequentemente nella programmazione dei teatri parigini. Quello da poco andato in scena all'Opéra Bastille è la ripresa, con qualche rilevante variante nella compagnia di canto, di uno spettacolo che ha debuttato nel dicembre del 1999.
L'allestimento firmato da Dominique Pitoiset per la regia, Alexander Beliaev per le scene, Elena Rivkina per i costumi e Philippe Albaric per il disegno luci è sostanzialmente tradizionale – uno spettacolo del secolo scorso come argutamente osserva il regista sul programma di sala - e di grande impatto visivo: una lietissima sorpresa dopo il Don Carlos arduo, anche se emozionante secondo Warlikowski.
Il dispositivo scenico, molto complesso nei primi due atti eseguiti senza soluzione di continuità e che si svolgono in una Windsor molto simile alla Londra di My fair Lady, è bello e scorrevole. L'osteria della giarrettiera, dove abita Falstaff, e casa Ford, dove le comari ordiscono la beffa ai suoi danni, sono attigue all'alzarsi del sipario, ma ruotano sul palcoscenico in modo tale da portare in primo piano ora questa, ora quella situazione. Nel terzo atto l'incanto malinconico della foresta di Windsor è reso con bella evidenza. Ed è in sostanza la parte dell'opera più accattivante e meglio risolta nello spettacolo di Pitoiset che lo ha ripreso in prima persona in quest’occasione.
Sul fronte musicale, la compagnia di canto si raccomanda per affiatamento e omogeneità. Sono bravi tutti: dal monumentale Falstaff di Bryn Terfel, vocalmente discutibile a tratti, ma scenicamente al meglio, al Ford, marito roso dalla gelosia, di un Franco Vassallo molto brillante anche nella recitazione, il che per lui è una rarità, dal vivacissimo trio di comari formato dalla sorprendente Aleksandra Kurzak (Alice), da Julie Pasturaud (Meg) e da una mirabile Daniela Barcellona chiamata in extremis a sostituire una collega ammalata e capace di inserirsi alla perfezione nello spettacolo per realizzare una Quickly meno straripante del solito, ma di bella voce e grande musicalità.
Bravi anche il pedante Dottor Cajus di Grahm Clark e affiatatissima la coppia formata da Rodolphe Brand (Bardolfo) e Thomas Dear (Pistola), abili nel rendere untuosi più che servizievoli i due seguaci del pancione. Una lode speciale va ai giovani innamorati: la Nannetta sempre limpida e musicale, nonostante qualche slittamento d’intonazione nella canzone delle fate, di Julie Fuchs e il dinamico Fenton di Francesco Demuro molto a posto nel sonetto che apre l’ultima scena.
Quanto a Fabio Luisi, a tratti, sotto la sua direzione, l'orchestra (ottima) dell'Opéra National eccede in sonorità, ma sono più le occasioni in cui il rapporto con il palcoscenico è ben governato e il ritmo dello spettacolo, cui dà un notevole contributo il coro preparato da José Luis Basso, saldamente tenuto in pugno. Alla recita domenicale cui abbiamo assistito il successo, è stato vivissimo.
Info: www.operadeparis.fr/saison-17-18/opera
Foto: Opéra National de Paris
di Rino Alessi
30/10/2017
bellaunavitaallopera.blogspot.com




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