FESTOSA FINE D'ANNO 2025 AL TEATRO VERDI DI TRIESTE CON IL CONCERTO OPERISTICO DIRETTO DA ENRICO CALESSO. SUGLI SCUDI I TRE SOLISTI JESSICA PRATT, MARCO CIAPONI E GIORGIO CAODURO
Festosa fine dell’anno 2025 al Teatro Verdi di Trieste con un concertone - quasi due ore di musica, bis compresi - che inanellava arie, cori e brani orchestrali del grande repertorio operistico italiano dell’Otto e Novecento con un’appendice operettistica fra Offenbach e Léhar. Pubblico caloroso, molti gli austriaci che negli anni passati hanno scelto Trieste per investire nel mattone, teatro gremito, palcoscenico infiorato più che alla prima di stagione e molti applausi a siglare il successo dell’iniziativa.
Artefice massimo della serata è stato Enrico Calesso, il maestro trevigiano di recente confermato alla direzione stabile della Fondazione triestina, che non solo ha pensato per la serata un programma ricco e articolato, ma l’ha introdotto con garbo, dialogando con gli artisti sul palco e partecipando spiritosamente alle loro performance. L’Orchestra stabile del Teatro Verdi gli ha risposto con prontezza e meglio di così, sotto il profilo musicale, le cose non potevano andare. I tre artisti scelti per partecipare alla serata erano tutti di qualità. La parte del leone l’ha fatta il tenore Marco Ciaponi che svariando dal Donizetti de La fille du régiment al Puccini de La Bohème, ha dimostrato non solo che il Do acuto non è un problema per lui, ma duttilità di fraseggio, bella dizione, timbro uguale in tutti i registri. Doti confermate anche nel duetto con Gilda da Rigoletto e nella celeberrima “Tu che m’hai preso il cuor” da Il Paese del sorriso.
Jessica Pratt, che gli dava la replica in Rigoletto, ha ribadito le sue doti di virtuosa sopraffina nei brani di Bellini e Donizetti che rientrano nel suo abituale repertorio - La Sonnambula e Linda di Chamounix – rivelando spunti comici inattesi nella celebre canzone della bambola da Les contes d’Hoffmann di Offenbach in cui il Maestro fungeva spiritosamente da rianimatore della carica perduta e che è stata accolta da un uragano di applausi. Giorgio Caoduro, che completava il terzetto, si è misurato con il suo prediletto Rossini nella pazzia di Assur da Semiramide, dimostrando grande versatilità nel passare da una scena come questa di grande drammaticità, alla schietta vis comica di Dulcamara ne L’elisir d’amore di Donizetti o al glamour del Conte Danilo ne La Vedova allegra di Léhar.
I brani solistici erano intervallati da pezzi corali che hanno visto il Coro stabile del Verdi preparato da Paolo Longo misurarsi con Donizetti (Don Pasquale e Lucia di Lammermoor), Verdi (La Traviata) e Leoncavallo (Pagliacci), mentre alla sola orchestra erano riservate la spumeggiante Sinfonia de L’Italiana in Algeri che apriva la serata e l’immortale Intermezzo mascagnano da Cavalleria rusticana. Come dire, brani noti, bravi solisti, ottimi coro e orchestra, tutti supportati al meglio da un direttore che sa il fatto suo. Ci si sarebbe potuti fermare qui, ma il pubblico che gremiva la sala, ha preteso due bis nel nome di Strauss e del Verdi de La Traviata. Come dire, il 2025 è terminato alla grande.
di Rino Alessi. Foto di Fabio Parenzan bellaunavitaalloperablogspot.com.
31 dicembre



Dev'esser stata una serata "coi fiocchi".
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