Liederista per l'Associazione Schiller in concerto nella Sala Beethoven Christian Federici si prepara a debuttare al Teatro Verdi di Trieste, la sua città, in Roméo et Juliette di Gounod che Paolo Valerio rappresenterà alternandolo con l'originale di Shakespeare
Triestino, classe 1987, ex informatico ma ancora operativo nel settore per diletto, Christian Federici è uno dei baritoni italiani che più si stanno mettendo in evidenza in questo momento difficile per il mondo della musica. Trieste è nel suo cuore, specie adesso che si appresta a debuttare nella Fondazione lirica della sua città – sarà Mercutio in Roméo et Juliette di Gounod nella nuova produzione che Paolo Valerio metterà in scena al Teatro Verdi alternandola all’originale shakespeariano - non senza aver interpretsto, il prossimo 28 marzo nella rinnovata Sala Beethoven dell’Associazione Schiller con cui ha spesso collaborato, un programma Brahms/Mahler in duo con il pianista Elia Macrì.
“Erano diversi anni che aspettavo una chiamata del Teatro Verdi dove feci una fugace apparizione cantando l’aria di Escamillo dalla Carmen di Bizet in un Concerto che Fabrizio Maria Carminati diresse alla vigilia del Capodanno 2021”.
Come dire un debutto che arriva gradito e lo mette in contatto per un periodo abbastanza lungo con la sua città, dove arriva da Mossa, sua residenza abituale. “Canto a livello professionale dal febbraio del 2019 quando debuttai all’Opéra di Marsiglia come Conte d’Almaviva ne Le Nozze di Figaro. Mozart mi ha tenuto a battesimo, le recite andarono bene ma il Covid e la lunga pandemia sembrò stroncare la mia carriera sul nascere.”.
In che senso? “Fu in quello stesso 2019 che mi licenziai dalla ditta di Udine per cui lavoravo come programmatore informatico. Lasciavo un posto sicuro per la mia passione, la musica. Fra i cinque e i diciannove/vent’anni ho studiato pianoforte, lo facevo privatamente e lo sentivo un completamento importante per la mia formazione. Allla fine del secolo scorso l’informatica ebbe un boom che portò noi giovani generazioni a imboccare quella strada. Il progressso fu continuo fino agli anni Novanta. Nel 2012 mi sono laureato informatico facendo gli esami di corsa, in una lotta contro il tempo. Molti anni prima ero entrato in contatto con realtà corali del mio territorio. A Mossa suonavo l’organo in chiesa. Con amici cantanti, musicisti e direttori di coro fondammo un gruppo che chiamammo per scherzo Decanters, in omaggio alla tradizione enologica della nostra terra. Ogni nostro concerto ci dava soddisfazioni. Fu in quel periodo che un basso che cantava amatorialmente, Giancarlo Tuzzi, mi presentò alla mia prima insegnante di canto, Sabrina Arru, pianista accompagnatrice di vasta esperienza. Per la tecnica mi rivolsi a Federico Lepre, tenore e fu a Portogruaro che mi ascoltò Claudio Desderi. Devi lascisre tutto e dedicarti al canto, mi disse, le tue qualità sono troppo evidenti. Mi offrì di cantare il Conte d’Almaviva ne Le Nozze di Figaroo a Cesena in un progetto per giovani in cui la Scuola di Fiesole collaborava con il Conservatorio locale. L’anno dopo fui Don Giovanni e mi sarei aspettato di completare la Trilogia Mozart-Da Ponte con Così fan tutte, ma nel giugno del 2019 Desderi morì improvvisamente.”.
Che fare? “Insistere con Mozart che è il musicista ponte fra classicismo e Ottocento e rivogersi a un’allieva del Maestro, Patrizia Ciofi che fu la mia Contessa a Marsiglia. Arrivarono Covid e confinamento. Non mi arresi e ricominciai con le audizioni: Ero a Cagliari e mi chiamò il Direttore artistico del Teatro di Kiel che avevo conosciuto a Verona. Mi offrì un personaggio secondario Ruggero in La Juive di Halévy, ma me lo offrì per il giorno successivo.…”.
Andò bene? “Per ricompensare lo sforzo di cantare a tambur battente mi diedero due recite in sostituzione del titolare che già alla prima avevo sostituito..”.
E siamo a Roméo et Juliette di Gounod, un altro ruolo del repertorio baritonale francese. “E’ un repertorio che mi sta bene. Canto tutte le recite e ho l’onore di intonare l’aria di apertura. Sono Mercutio, l’amico di Roméo, il primo a morire in quest’opera in cui muiono tutti.”.
Il fisico l’ha aiutata a farsi notare? “Il teatro musicale di oggi ha bisogno di una verità che in alcuni casi può avere un’accezione negativa. Per essere Don Giovanni non è necessario avere il phisique du rôle, bisogna avere il carisma del personaggio. La Callas ci ha insegnato questo aspetto del teatro con la T maiuscola. Oggi però il mondo della regia, con le dovute eccezioni, non lavora sui personaggi, ma è una sorta di ambientazione, un allestimento dell’opera in cui l’artista canta senza regia.”.
A questo punto la domanda è d’obbligo, visto che parliamo di cantare senza regia: come è arrivato al mondo del Lied? “Il Lied è una palestra, il canto si concentra soltanto sulla musica e attraverso di essa deve valorizzare la parola del poeta. Ho lavorato occasionalmente con altri pianisti, Filippo Gorini per una Winterreise in Brianza, Riccardo Risaliti per delle serate in Toscana ma dal 2022 lavoriamo assieme a Elia Macrì, ottimo musicista, preparato. Grazie a lui riesco a correre sui due binari, opera e Lied in un’area geografica circoscritta all’estremo Nord Est d’Italia. Del resto chi potrebbe chiamare un liederista italiano che so, in Francia? E’ poco probabile. Mi dicono che il mio tedesco è buono, ma non andrei mai a fare un Liederabend in Austria o Germania.”.
E allora? “E allora le racconto che una sera al termine di una serata dedicata alla Dichterliebe di Schumann al Museo Revoltella con Elia ci scambiammo delle opinioni sulla delicatezza dell’ultima pagina del ciclo che è solo pianistica. Poi mi misi al pianoforte e suonai qualche accordo, lui mi guarda, magicamente nel concerto successivo ritrovo la mia proposta d’interpretazione. Questa cosa mi ha spiazzato e ho pianto tutte le lacrime che avevo mentre ci abbracciavamo e io davo le spalle al pubblico.”
Lied e opera a Trieste va bene, e poi? “Poi sarò qualche mese a Londra, al Covent Garden. In settembre torno a Catania ne I Puritani di Bellini, quindi Verona per La Bohème e fine d’anno la passerò in Estremo Oriente, sarò Shsarpless a Shangai l’anima buona nel crudele mondo di Madama Butterfly.”.
20/03
di Rino Alessi Foto: M.Pozzi Info: www.schillertrieste.it www.christianfederici.com www.ilrossetti.it www.teatroverdi-trieste@com
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