L'opera Il filosofo di campagna di Galuppi e Goldoni ha conquistato il pubblico al Festival invernale delle arti di Sochi in Russia. Enrico Casazza e la sua Magnifica Comunità applauditi con una standing ovation: il racconto della regista Stefania Bonfadelli
In procinto di partire per Firenze, dove insegnerà agli allievi dell’Accademia del Maggio, Stefania Bonfadelli è appena rientrata dalla Russia, dove, al Festival invernale delle arti di Sochi ha presentato una nuova produzione de Il filosofo di campagna di Baldassare Galuppi su libretto di Carlo Goldoni. Opera del barocco veneziano nel periodo del suo massimo splendore e di rara esecuzione, il lavoro goldoniano messo in musica dal maestro di Burano è stato scelto come titolo forte della diciannovesima edizione del Festival dal suo coordinatore, il violista e direttore d'orchestra Yuri Bashmet che ha chiamato a rappresentarlo, dall’Italia, La Magnifica Comunità, l’orchestra giovanile barocca fondata e diretta dal maestro veneto ma bergamasco d’adozione, Enrico Casazza.
“La particolarità dello spettacolo, racconta Stefania Bonfadelli, regista, “è stata la partecipazione attiva all’azione dell'orchestra. Gli strumentisti non si sono limitati ad accompagnare, ma sono diventati attori a tutti gli effetti, interagendo con ciò che accadeva sul palco.”.
La prima esecuzione de Il filosofo di campagna, ebbe luogo a Venezia il 26 ottobre del 1754 e riscosse all'epoca un grande successo. Per cinque anni dopo la prima, Il filosofo goldoniano messo in musica da Galuppi non uscì mai dal repertorio dei grandi teatri europei; oggi viceversa è rappresentata molto raramente. Ne ricordiamo una produzione del 2010, nella rielaborazione novecentesca di Ermanno Wolf Ferrari, al terzo Piccolo Festival del Friuli-Venezia Giulia, nella cornice en plein air di Villa Gallici Deciani a Premariacco (Udine), per la regia di Stefano Vizioli e la direzione di Filippo Maria Bressan alla testa dell’Orchestra Mitteleuropea. Nel cast artisti di qualità come Giulia Della Peruta e Valentina Vitti, Carlos Natale, Andrea Zaupa e Dario Giorgelé.
La produzione di Bonfadelli è stata invece creata appositamente per il Festival di Sochi, città nota, in Russia ma anche all'estero, come importante centro di villeggiatura. La sua reputazione deriva soprattutto dal contrasto climatico con il resto dell'immenso territorio russo. La città offre infatti possibilità sia di turismo balneare sia, durante l'inverno, di turismo sciistico. A livello globale ha acquisito ulteriore notorietà per aver ospitato la XXII edizione dei Giochi olimpici invernali nel febbraio del 2014 e per essere la sede del Gran Premio di Russia, valevole per il campionato mondiale di Formula 1, che si è corso a Sochi dal 2014 al 2021.
Quanto a Il Filosofo di campagna, al centro della trama comica concepita da Goldoni, spiega Bonfadelli, c'è il contadino Tritemio (Pierpaolo Martella), che dà in sposa sua figlia Eugenia (Floriana Cicìo) al filosofo Nardo (Francesco Bossi), ma la ragazza è innamorata del nobile (Rinaldo Marcelo Solis). La cameriera Lesbina (Cristina De Carolis), per evitare che Nardo incontri Eugenia, si sostituisce a lei e Nardo, che non ha mai visto Eugenia, finisce con l'innamorarsi di Lesbina. Dopo una serie di equivoci, Nardo capisce qual è la vera identità di Lesbina ma l'acetta perché si è innamorato di lei. Lesbina, furba che più furba non si può, fa credere a Tritemio di volerlo sposare, e a questo punto si convoca un notaio (Lorenzo Malagola nel ruolo del buffo Capocchio), che, all'insaputa di Tritemio, celebra le doppie nozze tra Nardo e Lesbina e tra Rinaldo ed Eugenia. Tritemio rassegnato alla situazione, trova consolazione sposando Lena (Maria Elena Pepi), nipote di Nardo.
Come dire: “La classica commedia dell’arte piena di intrighi e travestimenti che erano di casa fra i compositori italiani alla corte di Caterina II di Russia, Cimarosa, Paisiello e, per l’appunto Galuppi” racconta ancora Bonfadelli che ha dato una cornice semiscenica alla commedia degli equivoci. “Ho fatto arrivare da Mosca una barca, pretendere una gondola sarebbe stato troppo, spiega l’artista veronese, non senza precisare che “i costumi settecenteschi erano di una grande sartoria milanese” e che i giovani interpreti provenivano quasi tutti “dalla Bottega del Festival Donizetti di Bergamo con cui avevo già lavorato per il dittico che tanto successo ha avuto nell’ultima edizione della rassegna.”.
Fin qui la parte musicale dell’esperienza che, in realtà, “è stata un’avventura. Abbiamo viaggiato da Milano a Istanbul perché da quattro anni dall’Italia non partono aerei per la Russia. A Istanbul avevamo sette ore di scalo prima di proseguire. A questo punto da Sochi è arrivata la notizia che la città stava subendo un attacco di droni. L’Aeroflot ci ha trasferito in un albergo, dove sono proseguite le prove, fra lo stupore del personale e del pubblico. Siamo arrivati a Sochi alle tre di notte e ci siamo rimasti in tutto ventisette ore sotto una pioggia pazzesca. Lo spettacolo però è stato salutato da una standing ovation. Il pubblico di Sochi ha una curiosità, un’attenzione e un amore per la cultura italiana.”.
Da tempo, racconta ancora Stefania Bonfadelli: “volevo lavorare con La Magnifica comunità, un gruppo di giovani musicisti entusiasti del repertorio barocco che eseguono su strumenti antichi o imitazione di quelli d’epoca. Casazza è un bravo musicista e una bella persona che a ventitré anni ha creato una Magnifica Comunità di musicisti coraggiosi che hanno portato con la loro musica un segno di pace nella Russia che da tempo non conosce pace.”.
La musica unisce?: “La musica è un ponte fra culture diverse in cui tutti parliamo la stessa lingua e possiamo essere testimoni di pace”, spiega ancora Bonadelli.
“Per tutti è stata un’avventura rischiosa, ma io la ritengo un’esperienza meravigliosa, che testimonia come la musica e lo sport, che tanto è praticato a Sochi, possono essere straordinari strumenti di pacificazione.”.
4/03 di Rino Alessi bellaunavitaalloperablogspot.com




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