FESTOSO FESTEGGIAMENTO DEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI HANS WERNER HENZE AL 42ESIMO MUSICARIVA FESTIVAL CHE SI E' INAUGURATO CON UN CONCERTO CHE ABBINAVA HENZE E BEETHOVEN DIRETTO DA MARKUS STENZ CON L'ORCHESTRA SINFONICA DELLE ALPI E LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DEL SOPRANO MARILY SANTORO
Realizzato in collaborazione con il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, creatura di Hans Wernrer Henze (Gütersloh, 1º luglio 1926 - Dresda, 27 ottobre 2012), la quarantaduesima edizione del Musicariva Festival, si è inaugurato nel nome del compositore tedesco di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Il concerto inaugurale si apriva, infatti, con la versione per soprano (l’intensa Marily Santoro, ormai una specialista di Henze) e piccola orchestra (elememti dell’Orchestra Sinfonica giovanile delle Alpi) di Nachtstücke und Arien (Pezzi notturni e Arie) nato dal sodalizio tra la poetessa Ingeborg Bachmann (Klagenfurt, 25 giugno 1926 - Roma, 17 ottobre 1973) e il compositore di Gütersloh.. Nati entrambi nel 1926, la loro collaborazione è stata una delle più intense e feconde del Novecento. Iniziata nel 1952, l'amicizia ha unito le parole di lei e la musica di lui in capolavori operistici come Der Prinz von Homburg (1958) e Der junge Lord(1965).
Henze e Bachmann si incontrarono nell'autunno del 1952, condividendo da subito una profonda affinità elettiva e l'amore per l'Italia, dove entrambi vissero per lunghi periodi e dove Bachmann morì suicida. Henze considerava la Bachmann un'anima affine, capace di esprimere con le parole ciò che lui traduceva in suono. Questa intesa si è concretata in diverse collaborazioni artistiche di rilievo, di cui la prima fu, per l’appunto, Nachtstücke und Arien (1957).
Il loro intenso rapporto è documentato anche dallo storico carteggio, pubblicato in Italia da EDT con il titolo Lettere da un'amicizia. Il compositore riconosce subito nella giovane scrittrice una compagna di ricerca poetica: lei sembra voler dire con le parole ciò che lui vuole esprimere con i suoni. Comincia uno scambio epistolare che si protrae per oltre due decenni, caratterizzato dal pathos, dall'entusiasmo, da una continua ebbrezza di vita e di lavoro, e presto anche dalla disperazione. Come in una complessa partitura a due voci, ogni momento di gioia, di passione o di affetto, ogni collaborazione o scambio intellettuale fra i due artisti lascia una traccia in queste lettere, ben più profonde di quanto il tono spesso svagato lasci supporre, e nelle quali s’incontrano molti dei temi che caratterizzeranno l'opera di entrambi: l'odio per la Germania nazista, la fuga verso il Sud, la libertà vissuta nella natura mediterranea, l'isolamento intellettuale e l'impegno politico, l'ambivalente impatto del successo, la violenza degli istinti e la folle gioia della bellezza, la ricerca di un impossibile equilibrio tra opera, vita e amore
Hans Werner Henze fu in origine un compositore d’avanguardia ma Nachtstücke und Arien fu il simbolo del suo abbandono della dodecafonia e del suo distacco dalla scuola di Darmstadt in cui operavano i contemporanei Boulez, Stockhausen e Nono. La musica di Henze diventò più rapsodica, concedendosi, come nel brano in questione spazi di lirismo e meditatività. Concepito per grande Orchestra, è stato arrangiato da Detlev Glanert per un ensemble ridotto, e in questa versione è stato presentato a Montepulciano e, la sera successiva, all’Auditorium San Giuseppe di Riva del Garda per inaugurare Musicariva Festival 2026. Scritta nella primavera del 1957 Nachtstücke und Arien, si compone di tre pezzi notturni strumentali e di due Arie per soprano su testi poetici della Bachmann: Freies Geleit (Salvacondotto) e Im Gewitter der Rosen (Nella tempesta delle rose).
Il secondo consisteva in origine di sole quattro righe, ma per motivi di simmetria Bachmann ne inviò a Henze alttre quattro che resero, a detta del compositore, ancora più bella la poesia. Esse contengono e rappresentano la Stimmung in cui era stata concepita Nachtschriften und Arien, e affermano quanto è cantato nell’aria precedente, un inno corale per un futuro libero dal pericolo di esplosioni di bombe atomiche, ripetuto dal finale strumentale. La prima esecuzione del 20 ottobre 1957 a Donaueschingen, cantata da Gloria Davy e magnificamente diretta da Hans Rosbaud fu fortemente osteggiata da Boulez, Nono (“mein Freund der Gigi!” Henze dixit) e Stockhausen, che lasciarono la sala dopo pochi minuti per dimostrare il loro dissenso. Nessun dissenso l’alttra sera a Riva del Garda, l’esecuzione è filata liscia, pur penalizzata dall’acustica infelice dell’Auditorium e nonostante le troppe parole pronunciate prima dell’inizio del concerto. Apprezzabile la coesione degli esecutori, coordinati dal podio dall’esperto Markus Stenz, e l’espressività di Marily Santoro, in grado di restituire più il suono della parola, e di modularlo in modo molto convincente. Nella seconda parte del concerto l’Orchestra Sinfonica delle Alpi ha portato il suo giovanile entusiasmo nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op. 55 di Ludwig van Beethoven. Una conclusione eroica, che abbinava i festeggiamenti per il centenario della nascita di Henze all’anticipo di quelli per il bicentenario della morte del grande Ludwig van che cadono nel prossimo 2027. Al termine applausi convinti per tutti.
20/07 di Rino Alessi Info: www.musicariva.org bellaunavitaalloperablogpost.com




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