SUCCESSO TRIONFALE PER LA GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER E PER PHILIPPE JORDAN NEL PRIMO DEI DUE CONCERTI IN PROGRAMMA AL TEATRO VERDI DI PORDENONE: BARTOK E BRUCKNER CON LA MONUMENTALRE SINFONIA ROMANTICA NELL'ORIGINALE PROGRAMMA

Il Teatro Verdi di Pordenone è ormai una meta fissa della Gustav Mahler Jugendochester e, per l’undicesima volta, la più blasonata fra le orchestre giovanili del vecchio e del nuovo mondo, - fondata niente meno che sotto l’egida di Claudio Abbado, - si è presentata nell’estremo Nord Est d’Italia per prepararsi al suo abituale tour d’estate, completando a con due concerti a Pordenone un ciclo di esibizioni che ha toccato tappe importanti come Bolzano, Salisburgo, Amsterdam, Dobbiaco, Amburgo e Ravello, in cui in omaggio alla permanenza del musicista sulla costiera amalfitana, ha inserito nel suo programma estratti dal Parsifal di Richard Wagner.
Il concerto cui abbiamo assistito, accolto con fragorosi applausi da un pubblico internazionale che gremiva la platea del Teatro Verdi, era faticoso, com’è d’abitudine per la GMJO, ma di grande soddisfazione, e dal podio l’esperienza di Philippe Jordan in stato di grazia, gli ha garantito un livello esecutivo eccezionale. La prima parte era dedicata alla Musica per strumenti a corda, percussioni e celesta Sz 106 di Bela Bartok, commissionato nel 1936 al musicista magiaro dal direttore d’orchestra e mecenate svizzero Paul Sacher nel decimo anniversario dell’Orchestra da camera di Basilea. Sacher impose a Bartok l’esclusione degli strumenti a fiato ma consentì l’aggiunta all’organico di dimensioni ridotte di un pianoforte o di un clavicembalo o di qualsiasi strumento a percussione. Bartok fu fedele alla consegna è immaginò un ensemble senza precedenti che abbinava alla presenza dominate degli archi, un pianoforte, una celesta, un’arpa e uno xilofono. Inutile dire che le sonorità inaudite che ne trasse stupirono all’epoca della sua prima esecuzione e stupiscono oggi. Anche perché si tratta di una delle composizioni bartokiane meno eseguite in sala da concerto.
L’originalità di Bartok, la sua possibilità di inserirsi nella scena musicale europea come una terza forza, è opinione autorevole di Massimo Mila, che vede nel musicista ungherese “un maestro e una guida, araldo di una soluzione ai problemi che è eminentemente una soluzione di libertà.”. Se, infatti, i timbri, i contorni melodici, l’armonia e i ritmi - che rimandano, come in Stravinskij, alla musica popolare dell’Europa orientale – ci sono in qualche modo familiari, il risultato finale è un linguaggio molto personale che ha fatto parlare di quest’opera faro nel catalogo di Bartok, come di un’espressione di “folklore immaginario”, in altre parole di una favola senza radici. Detto questo i giovani della Gustav Mahler Jugendorchester hanno fatto proprio questo linguaggio bartokiano molto personale e lo hanno restituito al pubblico in tutta la sua originalità, soprattutto nel sapiente utilizzo degli archi – in cui domina la presenza femminile – alle sonorità intermittenti dello xilofono e alle melodie morbide e cristalline della celesta.
La seconda parte del concerto passava da un brano per formazione da camera a una delle sinfonie di Anton Bruckner più conosciute, la n. 4 in mi bemolle maggiore o “Romantica”, qui eseguita nella versione del 1888, il cui organico è ponderoso. Centro di gravità di una composizione sinfonica che fa riferimento al mondo poetico e letterario di Hoffmann e che l’autore revisionò più e più volte dall’originale stesura del 1874, in un’incessante ricerca di perfezione, è il secondo movimento, Andante, con due temi, una marcia che si scontra con una melodia consolatrice che il tempo lento scelto da Philippe Jordan ha bene evidenziato. Brillante il successivo Scherzo, con i suoi richiami a scene di caccia e melodie popolari cui segue il Trio centrale che Bruckner descrive come un’aria di danza durante il pranzo dei cacciatori. Nel finale il fiume sinfonico che il musicista di Ansfelden dispiega, ci restituisce la radice della sua modernità, camminare in apparenza in maniera solenne, ma sempre sull’orlo dell’abisso. 2/09 di Rino Alessi Foto e Info: www.teatroverdipordenone.it www.gmjo.at www.philippejordan.net bellaunavitaalloperablogspot.com

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